SCENARIO/ Il partito del voto anticipato mette in crisi Berlusconi

- int. Massimo Franco

Lo scontro tra Berlusconi e Fini è una ferita ancora aperta nel Pdl. Il partito è in subbuglio e riflette questa frattura attraverso il moltiplicarsi di iniziative di posizionamento. Una situazione che getta un’ombra sulla stabilità del governo. L’intervista a MASSIMO FRANCO

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Lo scontro tra Berlusconi e Fini alla Direzione Nazionale del Pdl sembra aver lasciato segni indelebili in un rapporto umano e politico difficile già da diverso tempo. Non ci sono stati ulteriori chiarimenti, né passi indietro da parte dei due leader e anche il lavoro dei mediatori sembra fallito. Il Presidente della Camera continua perciò la sua battaglia dall’interno del Popolo della Libertà e rinuncia, per ora, a formare gruppi autonomi in Parlamento.

Il partito è in subbuglio e riflette questa frattura attraverso il moltiplicarsi di iniziative di posizionamento. In un giorno è nata infatti la “Nostra destra” di Ignazio La Russa, area politica che punta a riaggregare la vecchia guardia di An che non è intenzionata a seguire il Presidente della Camera, mentre lo stesso Fini ha lanciato con un videomessaggio i “Circoli di Generazione Italia”, già dal nome contrapposti a quelli di Michela Vittoria Brambilla. Resta però da capire quanto l’instabilità del Pdl stia rischiando di mettere in crisi il governo. Massimo Franco ne ha discusso con IlSussidiario.net.

Qual è a suo parere lo stato di salute del Popolo della Libertà e quanto è probabile una tregua tra i due fronti interni?

Il Pdl sta attraversando una fase di tregua, anche se armata. Fini non si dimetterà dalla Presidenza della Camera, non ci saranno scissioni, né “patti repubblicani” con la sinistra, sembra però impossibile fermare il veleno che è entrato in circolo.
Per quanto riguarda la corrente finiana, ha incontrato molte più difficoltà di quanto lo stesso Fini potesse immaginare: il progetto politico sembra piuttosto debole e ha dimostrato di non avere i numeri per decollare. Oltretutto paga un’eccessiva confusione tra le sue linee e una strategia non del tutto lucida.

A cosa si riferisce in particolare?

Le dimissioni di Bocchino sono il frutto più evidente di questa mancanza di lucidità: erano state pensate per costringere alle dimissioni il Presidente del gruppo, Fabrizio Cicchitto. Si sono dimostrate un autogol molto presto, anche se ormai era tardi per tornare indietro.
In generale Fini ha sottovalutato le reazioni della maggioranza Pdl e ha sopravvalutato la propria forza, ma, soprattutto, ha costruito la sua operazione politica su un’idea di centrodestra superata.

In che senso?

Il Congresso dell’unificazione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale non ha unito due partiti, ma in pratica ha certificato il fatto che gran parte di An era già con Berlusconi. Non accorgersene è stato un errore.

La nascita della corrente di La Russa con il richiamo a quei valori della destra da cui Fini si è pian piano allontanato potrebbe fare terra bruciata attorno all’ex leader di An? C’è la regia del premier dietro questa operazione?

Non so se ci sia la regia di Berlusconi, ma non mi sembra comunque una mossa in grado di mettere in scacco Fini. È un ulteriore elemento di confusione all’interno di un partito sui generis e leaderistico che fa a pugni con le correnti. La nascita di una corrente sembra infatti portare verso un’inevitabile balcanizzazione e una moltiplicazione dei conflitti.

Allargando l’orizzonte all’intera maggioranza, quanto può pesare l’instabilità del Pdl sul governo? Il caso Scajola rischia di far precipitare la situazione?

Questa maggioranza non dà l’impressione di poter arrivare alla fine della legislatura. I famosi tre anni di riforme sembrano a questo punto virtuali. La vicenda Scajola indebolisce il governo ancor di più e lo espone mentre il fronte Fini è ancora aperto. Lo scandalo che coinvolge il ministro dello Sviluppo economico è destinato a logorare la maggioranza soprattutto se continuerà lo stillicidio delle notizie e delle accuse che inchiodano il ministro. Non si può nemmeno escludere l’ipotesi che la minoranza interna al Pdl, oltre che l’opposizione, possano addirittura cavalcare la vicenda.

Senza una svolta nel governo quindi le elezioni sembrano davvero vicine?

Nel momento in cui Fini si smarca così nettamente dalla maggioranza berlusconiana dopo una vittoria elettorale come quella che ci siamo appena lasciati alle spalle si mette chiaramente di traverso sulla strada delle riforme. Se dovessimo dar retta alla Lega secondo cui la maggioranza sta in piedi in nome delle riforme stesse, dovremmo arrivare alla conclusione che se non si potranno ottenere la maggioranza potrebbe chiedere al Capo dello Stato elezioni anticipate. Si aprirebbe così una nuova fase dai contorni ora imprevedibili, ma che difficilmente riuscirebbe a evitare le elezioni. Non resta che aspettare di vedere cosa accadrà in Parlamento.

Su quale tema potrebbe scivolare la maggioranza secondo lei?

Se si inserisce un elemento di frattura nella maggioranza il centrodestra può andare sotto su qualunque tema, dalla giustizia al federalismo e, nel giro di qualche mese, soprattutto se i rapporti non miglioreranno, si potrà trovare un pretesto per arrivare a questa soluzione. 

A chi conviene il voto anticipato?

Non so chi potrebbe avere interesse a causare una crisi. Per evitare di farsi logorare potrebbero essere gli stessi Berlusconi e Bossi a chiederle, mentre a Fini converrà far bene i propri conti perché un voto nel breve periodo lo metterebbe nei guai.

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