IL SONDAGGIO/ Ecco perchè gli italiani non si fidano più dei magistrati

Secondo i sondaggi di renato Mannheimer il “Ruby-gate” non ha sostanzialmente cambiato le indicazioni di voto degli italiani. Ma cosa pensano gli italiani della magistratura? Le risposte e i sondaggi di ARNALDO FERRARI NASI

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Foto Imagoeconomica

A pochi giorni dall’inaugurazione dell’Anno giudiziario lo scontro tra Silvio Berlusconi e la procura di Milano attraversa una delle sue fasi più dure e preoccupanti. Se da un lato, infatti, le intercettazioni telefoniche legate al “caso Ruby” sono finite su tutti i giornali, dall’altro i videomessaggi e gli interventi telefonici del premier alle trasmissioni televisive si susseguono in un’escalation di grande tensione.

Secondo i sondaggi di Renato Mannheimer pubblicati nei giorni scorsi il “Ruby-gate” non ha sostanzialmente cambiato le indicazioni di voto degli italiani, anche se ha fatto crescere il disagio e ha reso certamente più appetibile la tentazione dell’astensione. Ma cosa pensano gli italiani della magistratura? «I dati parlano chiaro – dice Arnaldo Ferrari Nasi (AnalisiPolitica) a IlSussidiario.net -, le persone non hanno molta fiducia nella giustizia. Addirittura il 54% degli italiani dice di averne poca o di non averne per niente. Sarebbe sbagliato legare questo fatto alla stretta attualità, perché il trend è negativo da molti anni, penso però che a questo punto sia necessaria una seria riflessione».

Come ha ottenuto questi dati?

Da anni tengo monitorata la fiducia nelle istituzioni attraverso ricerche su campioni rappresentativi standard (intorno ai 1.000 casi), ma ho preferito citare una fonte autorevole come l’Eurobarometro, il consorzio della Commissione europea che dal 1972 fa ricerche sugli Stati membri, perché è al di fuori di ogni sospetto.
In pratica, negli ultimi dieci anni, la fiducia nella magistratura è oscillata tra il 30% e il 40%. Ben più della metà della popolazione ha perciò un pessimo giudizio, confermato nel tempo. Il risultato più negativo (31%) si è registrato nell’aprile del 2008, mentre il picco massimo (47%) è dell’ottobre 2005. Cifre di questo tipo, a mio avviso, evidenziano un problema profondo, al di là di ciò che sta accadendo in questi giorni. E non finisce qui…

Ci faccia qualche altro esempio.

Da una nostra indagine risulta che il 56% condivide questa affermazione: “sovente i magistrati agiscono con fini politici” (il 34% è molto d’accordo, il 22% abbastanza). Addirittura il 62% pensa che le forze dell’ordine catturino i criminali, ma che la magistratura li rilasci con troppa facilità. Forse però il più preoccupante è questo: ben il 39% è convinto che abuso di potere e tangenti siano diffuse nel sistema giudiziario (secondo l’Eurobarometro questa percentuale in Germania è al 23%, in Spagna al 47%). E, sempre a proposito di corruzione, il 17% nell’ultimo anno ha dovuto pagare o è convinto che in un caso che lo riguarda siano state pagate tangenti (il 24% se ci si riferisce più all’apparato giudiziario in generale). Ci sono poi indicazioni interessanti per una eventuale riforma.

A cosa si riferisce?

L’86% degli intervistati chiede che i magistrati che sbagliano siano considerati responsabili della propria azione (68% molto d’accordo, il 18% abbastanza d’accordo). Il 7% non condivide questa tesi, mentre la stessa percentuale preferisce non esprimersi.
Il 68% pensa che “i magistrati dovrebbero essere controllati da un organo indipendente, non composto da organi indipendente come avviene ora”. Il 25% la pensa diversamente.
Il dato, in realtà, non mi stupisce perché nel 1987 passò un referendum in questo senso, eluso l’anno successivo dalla Legge Vassalli. La riforma della giustizia è avvertita, a mio parere, come un’esigenza e, d’altra parte, riguardo al Csm, che l’arbitro di Milan-inter non debba essere il nipote di Galliani sembra quasi un’ovvietà.
Ritengo poi interessanti i dati che esprimono un disagio derivante più dalla vita quotidiana, che dai grandi scontri di potere a cui stiamo assistendo.

La fiducia nella giustizia è così bassa quindi per il suo cattivo funzionamento a tutti i livelli?

Quanti di noi, dopo aver subito un torto, si sono sentiti dire dal proprio avvocato: “ha ragione, ma la verità processuale è un’altra”? A mio parere, incidono molto di più i casi personali dello “scandalo Ruby”, anche perché sono percentuali che non lasciano dubbi e i casi singoli, seppur eclatanti, non possono spostano più del 4%.

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