MANOVRA/ Dopo la finanziaria, su tasse e deficit pronto il lavoro del Parlamento

- La Redazione

Dopo l’approvazione della manovra finanziaria 2011, in Parlamento potrebbero arrivare delle altre novità, a partire dalla legge delega fiscale e assistenziale

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Foto Imagoeconomica

Dopo l’approvazione della manovra finanziaria 2011, in Parlamento potrebbero arrivare delle altre novità a essa legate. In settimana è già previsto un incontro della Commissione che sta esaminando le diverse agevolazioni fiscali e assistenziali (in tutto 483) che dovranno essere sfoltito per dare seguito al disegno di legge delega fiscale e assistenziale del valore di 15 miliardi conteggiati nella finanziaria per il 2014. Se, infatti, la delega non porterà alle riduzioni sperate (5% nel 2013 e 20% nel 2014) verrà effettuato un taglio orizzontale e indiscriminato su tutte le voci. Sarà dunque importante cercare dove nelle diverse voci si annidino eventuali sprechi e/o duplicazioni tra le agevolazioni garantite dall’Inps e quelle stabilite dal fisco, in modo da evitare di salvaguardare quelle che garantiscono un effettivo aiuto a categorie svantaggiate e meritevoli di considerazione. Il percorso dovrà chiudersi entro il 2013, quindi, proprio per evitare questa “sforbiciata” indiscriminata.

Ma c’è anche il capitolo tasse da affrontare. La stessa delega di cui sopra contiene infatti le linee guida per affrontare la riforma del fisco: l’idea è quella di creare tre uniche aliquote Irpef (20%, 30% e 40%) al posto delle cinque attuali. Questa delega potrebbe anche contenere l’armonizzazione delle rendite finanziarie. Di fatto, la tassazione su titoli (non quelli di Stato), azioni, fondi, etf, obbligazioni, conti pronto termine passerebbe dall’attuale 12,5% al 20%. Una dura “batosta” per i risparmiatori che già devono fare i conti con l’aumento dell’imposta di bollo sui depositi titoli sopra i 50.000 euro introdotto con la manovra finanziaria. Va detto che l’armonizzazione porterebbe al 20% (dall’attuale 27%) anche la tassazione sugli interessi dei conti correnti bancari.

In Parlamento potrebbe, inoltre, arrivare anche un disegno di legge costituzionale per inserire nella Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio per lo Stato: una riforma che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva ipotizzato alcuni mesi fa e di cui è tornato a parlare negli ultimi giorni in un incontro con i rappresentanti dell’opposizione nel corso dell’iter parlamentare della manovra finanziaria.

Dato che cambiare la Costituzione richiede un doppio passaggio alla Camera e al Senato con un periodo di attesa intermedio di 3 mesi, è probabile che la proposta arrivi in tempi brevi. La Germania ha già inserito un provvedimento analogo nella propria carta costituzionale e anche la Francia sembra pronta a farlo. Nel nostro Paese esiste già un articolo della carta fondamentale (il numero 81) che stabilisce di trovare una copertura finanziaria per ogni legge, ma, data la mole del nostro debito pubblico accumulata negli anni, è evidente che non è stato sufficiente a frenare la spesa in deficit.

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