SCENARIO/ Bersani: la Lega e i “buoni” del Pdl scarichino Berlusconi

Nella prima seduta dopo l’approvazione della manovra Piazza Affari è andata in grande sofferenza. Un brutto colpo dopo la prova di “coesione” della politica. L’analisi di PIER LUIGI BERSANI

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Pier Luigi Bersani (Imagoeconomica)

Nella prima seduta dopo l’approvazione del provvedimento di riordino della finanza pubblica Piazza Affari è andata ieri in grandissima sofferenza. Un brutto colpo per il Paese dopo la buona prova di “coesione nazionale”, che la politica aveva saputo dare settimana scorsa. «C’è un dato di fondo piuttosto evidente – dice a IlSussidiario.net il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani -: non sarà facile mettersi al riparo dai rischi della speculazione. La manovra, infatti, è già stata largamente scontata dai mercati. L’Italia, purtroppo, si è presentata all’appuntamento senza un pacchetto di riforme per la crescita credibili ed è chiaro che se non ha saputo convincere l’Europa su questo piano, non potrà certamente farlo su quello dei tagli. A un certo punto, infatti, si arriva all’osso…».

Alla luce di questo, quali conseguenze politiche bisogna trarre?

Solo da noi si fatica a vedere ciò che nel mondo è invece lampante: questo governo è al tramonto e non è in grado di far ripartire il Paese. È un problema innanzitutto politico, anche se la maggioranza si ostina a sopravvivere come una cozza attaccata agli scogli. Così facendo però condanna l’Italia all’instabilità.

Qual è lo sbocco politico più auspicabile a questo punto?

La strada maestra a mio avviso è quella delle elezioni, con programmi e protagonisti nuovi che ad ogni modo sposino la prospettiva del pareggio di bilancio. Solo così si potrà favorire la ripresa.
A chi dice invece che in questo modo ci esporremmo agli attacchi sui mercati consiglio di consultare gli attori finanziari e politici di tutta Europa: troverà tutt’altre risposte. È questo il segnale che tutti attendono e che può darci davvero una prospettiva radicalmente diversa.
Se poi, per raggiungere l’obiettivo, sarà necessaria una transizione che dia il tempo di cambiare la legge elettorale e imbastire alcune riforme necessarie siamo pronti a discuterne. In quel caso i protagonisti dovranno essere diversi e comunque l’ultima parola sarà quella del Presidente della Repubblica.

L’ipotesi di un governo Monti è perciò ancora valida?

Per rispetto nei confronti del Capo dello Stato non abbiamo battezzato governi con nome e cognome. Ripeto, siamo disponibili a parlarne, ma l’ipotesi ideale resta comunque quella del voto.
Naturalmente, fino a quando il governo e la maggioranza continueranno a imporsi questa sopravvivenza forzata che non risponde più alle esigenze del Paese, le nostre rimarranno affermazioni utili soltanto a far capire quello che pensiamo.

E se dovesse fare una previsione sul destino di questa legislatura? Nell’opposizione c’è chi scommette sulla Lega e chi, invece, come ha scritto Paolo Franchi sul Corriere, attende l’ennesimo “super incidente” giudiziario.

Guardi, questa “maggioranza ribaltata” (non è più, infatti, quella che si era presentata agli italiani e che aveva potuto ottenere il “superpremio” di maggioranza) è talmente sfacciata nelle sue tecniche di sopravvivenza che è inutile aspettarsi che scivoli su una buccia di banana. Di quelle ne ha già evitate una trentina. Mi aspetto, invece, una presa di coscienza politica da parte della Lega o di alcuni ambienti del Pdl.

Cosa intende dire?

Semplicemente che qualcuno a un certo punto deve dire basta. Non possiamo permetterci di andare avanti in questo modo per altri due anni, portando il Paese sull’orlo del precipizio. Da Bossi, Maroni e da alcuni autorevoli esponenti del Pdl è lecito attendersi un ragionamento politico serio.

Nell’attesa che questo avvenga, alla Direzione nazionale di oggi il Partito Democratico rischia di dividersi sulla legge elettorale.

Non è così. Presenteremo la nostra proposta con degli obiettivi molto chiari: un bipolarismo mite, la garanzia di costruire alleanze di governo, la possibilità per i partiti di presentarsi con il loro volto, il diritto di tribuna alle forze minori e la parità di genere. Sto parlando di un sistema in equilibrio tra maggioritario e proporzionale che prevede un doppio turno di collegio con una sola scheda e un solo voto.

La sua è una bocciatura del Mattarellum e della proposta di referendum appoggiata da numerosi dirigenti del suo partito?

Il Mattarellum prevede positivamente i collegi, ma, essendo un meccanismo a turno unico, non consente ai partiti di presentarsi e induce ad alleanze spurie e instabili. Aggiungo: se quella che ho illustrato prima è la proposta del Pd non vedo perché alcuni suoi dirigenti debbano sostenere o promuovere dei referendum che avrebbero esiti incoerenti.
È bene che i partiti facciano il loro mestiere e che le riforme elettorali si discutano in Parlamento. Dopodiché la società civile è libera di fare ciò che vuole. 

In queste settimane è tornato sulla scena Romano Prodi. C’è chi vede anche nella nuova legge elettorale uno dei primi passaggi che lo potrebbero portare fino al Quirinale.

Vedo che se ne discute sui giornali, ma sinceramente mi pare una discussione prematura. Prodi, come ho detto più volte, è una risorsa di grandissimo spessore e di grande rilievo internazionale, un padre nobile da cui prenderemo ciò che intenderà dare. Ma per adesso un Presidente della Repubblica ce l’abbiamo, e buono.

Ma quando lei parla di elezioni che centrosinistra si immagina?

Io parto da alcuni dati politici innegabili: alle elezioni amministrative l’opposizione ha dimostrato che quando si arriva al dunque sa trovare grande compattezza. E, laddove un centrosinistra di governo ha saputo  aprirsi alle forze moderate, nessuno ci ha perso, anche grazie a un nostro atteggiamento aperto che che voglio mantenere. Con l’Udc, infatti, i rapporti sono molto buoni e, proprio in occasione dell’ultima manovra, le forze dell’opposizione hanno presentato gli stessi emendamenti. È la prima volta che questo accade. 

Anche la nomina di Claudio Sardo alla direzione dell’Unità può essere letta come un segno di questa sua rinnovata attenzione per il centro e per il mondo cattolico?

Sono convinto che sia stata una scelta giusta e convincente, anche se è giusto chiarire che in questa vicenda non c’è stata un’iniziativa diretta né mia, né del partito. Quando all’avvicendamento del Direttore mi è stata chiesta un’opinione ho espresso tutto il mio gradimento per una professionalità di altissimo livello e per una sensibilità progressista e con una forte radice cattolica…

(Carlo Melato)

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