SCENARIO/ Monti e Napolitano “ostaggi” del dopo-Berlusconi

- Paolo Franchi

Perché i partiti non utilizzano questo periodo per ripensare alle loro strategie e a ciò che dovranno essere nel prossimo futuro? L’analisi di PAOLO FRANCHI

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Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Paolo Franchi, editorialista del Corriere della Sera, direttore di “Ragioni”, il domenicale de “Il Riformista”, con la sua voce che arriva dal cellulare sembra che apra le braccia sconsolato di fronte allo spettacolo di questa politica italiana. Che cosa fanno in questo periodo i partiti politici? Che cosa pensano che accada dopo questo anno e mezzo di legislatura del Governo Monti? Le giriamo queste domande, Franchi, sapendo come lei sia un attento analista di cose politiche italiane. «A parte questi complimenti ironici, vorrei capire anch’io cosa fanno e cosa farano i partiti in questo periodo. Sembrano dei “disoccupati” o forse dei pensionati, che non sanno se andare a pescare o fare qualche altra cosa. L’unica cosa che non fanno, e che invece dovrebbero fare, è quella di utilizzare questo periodo per ripensare alle loro strategie, magari pensare (attività problematica) che cosa dovranno essere e rappresentare, dopo questo periodo, una grande destra e una grande sinistra».

Perché questa visione così pessimistica?

Perché lo vedo anche dall’impatto che ha avuto questa sentenza della Corte costituzionale sui referendum, sentenza che a me pareva scontata. La vivono secondo il canovaccio politico di questi ultimi vent’anni: pro o contro Berlusconi. “Mattarellum”, “Porcellum” mi sembra che interessi poco ai partiti, a chi ha promosso i referendum e a chi non li voleva. E nonostante il suggerimento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di mettersi a preparare una riforma elettorale, io credo che ricominceranno a litigare e a partorire ben poco. Non vedo tracce di dibattito o di suggerimenti concreti, Il che, se mi è permesso, dimostra anche la differenza tra Napolitano e l’attuale classe dirigente politica. Parafrasando il mondo del calcio, Napolitano è uno che ha i “fondamentali”, perché ha giocato in serie A, gli altri non sembrano andati oltre alle sfide tra scapoli e ammogliati.

Da quanto lei dice, pare che da questa situazione non si veda una futura prospettiva politica per l’Italia, una volta terminato il periodo del governo tecnico?

Ma come si fa a vedere una prospettiva in questo momento? Ripeto, sono vent’anni che si sta seguendo lo stesso canovaccio, sia che si parli della sentenza della Consulta, sia che si parli del caso Cosentino. Ma com’è possibile, mi chiedo continuamente, costruire un grande partito di destra, con i nuovi problemi che emergono in una società in trasformazione come questa? E allo stesso tempo, che tipo di sinistra può intercettare i problemi popolari, delle nuove generazioni, dei nuovi bisogni sociali, se si ha sempre presente questo canovaccio?

Ci sarà probabilmente una grande svolta, di carattere sociale o politico?

Bisogna vedere in che termini avverrà. A me pare che questa classe dirigente stia vivendo allo stesso modo gli ultimi mesi della Prima repubblica. Vent’anni fa continuavano a discutere se dovesse fare il primo ministro Craxi o De Mita, mentre intorno cadeva tutto, soprattutto la credibilità dell’intero sistema. Oggi la credibilità di questi partiti è ancora peggiore e tutto intorno sta cadendo. E questi, non sanno cosa fare? Io temo che per questi npartiti ci sarà una fuoruscita da questa realtà peggiore di quella che caratterizzò la Prima repubblica.

Questo ragionamento vale solo per la classe politica? 

Credo che valga per le grandi organizzazio che raccolgono il consenso. Non vedo da parte sindacale una grande accortezza e una grande progettualità. Vedo che si parla dell’articolo 18. Ancora. E non si parla di come offrire garanzie concrete ai giovani in cerca di lavoro, un salario di liquidazione a chi perde il lavoro. Ma soprattutto non c’è un progetto per il futuro. In questo senso, devo ammettere, lo faccio con fatica, che i tedeschi ci sono da esempio,. Occorerebbe guardare alla loro cogestione, che una volta in Italia sembrava una “bestemmia”. Beh, è propria quella che, in momenti come questi, garantisce nelle aziende una coesione, un programma sostenibile di produzione e una garanzia nei momenti di recessione. Lo aveva ammesso, al termine della sua vita, pure un sindacalistra come Bruno Trentin, che non era certo di stampo riformista. Possibile che tutto questo a noi, ai nostri sindacati non passi nemmeno per la testa? No, noi continuaimo a difendere le bandiere del nostro orto.

Eppure qualcosa si muove. Ad esempio nel centrodestra, caso Cosentinoa parte, la Lega sembra prendere le distanze dal Pdl. Non le pare?

Ho sempre creduto poco all’asse del Nord, ai movimenti autonomistici e ad altre cose. Nel vuoto politico di questi anni, ci sono stati due personaggi, che poi alla fine sono legati da molte cose, non esclusa una amicizia reale per alcuni motivi, che hanno tenuto banco nel centrodestra. Nel momento in cui Berlusconi molla, il Pdl svanisce. Ma anche nel momento in cui molla Bossi la Lega svanisce.

E a sinistra?

Tutto tranne che progettualità e persino qualche cosa di sinistra, socialdemocratica, sulla base degli autori del pensiero socialdemocratico che avevano previsto questa finanziarizzazione e la crisi conseguente. Quelli che arrivavano a dire che una società con il 7 per cento di disoccupati rischia di perdere il suo carattere democratico.

Non la convincono neppure le liberalizzazioni?

Se le applicano solo ad alcune categorie, non escludo problemi di carattere sociale duro. C’è chi dice che le faranno scaglionate, altri che le faranno tutte insieme. Non sarà semplice questo passaggio e non credo che sarà neppure indolore, dato gli interesi che ci sono in gioco.

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