IMU/ Toccafondi (Pdl): c’è qualcuno nel governo che vuole “uccidere” il non profit

- Gabriele Toccafondi

Attività commerciali, lucrative, scuole paritarie e rette definite simboliche o gratuite. GABRIELE TOCCAFONDI (Pdl) torna ad affrontare l’intricato dibattito sul pagamento dell’Imu

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Immagine di archivio

Imu e non profit. Quando dicemmo che con le regole decise dal Governo si rispondeva all’Europa, che così non ci avrebbe multato ma che lo avremmo fatto a un prezzo altissimo, in molti non ci hanno preso molto sul serio e solo qualche ente non profit o poche federazioni che si occupano di cooperazione erano coscienti del pericolo. I giornali ci hanno ignorato per mesi. Il sottoscritto e i colleghi e amici Maurizio Lupi e Mara Carfagna abbiamo fatto un emendamento che rispondeva alle richieste europee, stringendo la cinghia interpretativa delle esenzioni Imu, ma che allo stesso tempo consentiva al non profit di proseguire un lavoro rivolto a tutti senza pagare migliaia di euro di imposta sugli immobili.

Era nostro l’emendamento che al posto del concetto di “attività commerciali” previsto per il pagamento Imu inseriva il concetto di “attività lucrativa”. Un concetto approvato all’unanimità dalla commissione Bilancio il 2 novembre e poi, su richiesta del Governo, bocciato a maggioranza (contrari Pdl e Lega) il 5 novembre. La motivazione della retromarcia fu il fatto che il Governo chiese di ritornare al testo originale per paura di sanzioni miliardarie europee. Il problema è che se per pagare o meno l’Imu lo spartiacque deve essere lo svolgere o meno attività commerciali, l’Imu la pagano tutti. Perché un contratto, una convenzione, un’assunzione, una raccolta fondi, un’utenza e alla fine anche una retta la possono avere tutte le non profit.

A questo si aggiunge poi il tema della “retta gratuita o simbolica”, un concetto ambiguo e fuori dalla realtà. Tutte le scuole paritarie, tutte le opere di carità che svolgono la loro attività nei campi di assistenza, recupero, accoglienza, per stare aperti devono per legge rispettare qualifiche professionali, standard qualitativi, norme di legge. Per questo hanno molte spese e devono avere una retta o una convenzione. Sono tutte realtà che fanno attività commerciale e non svolgono attività gratuita o al massimo con retta simbolica. L’assurdo poi è che una scuola comunale l’Imu non la paga ma una paritaria invece sì, eppure fanno esattamente la stessa cosa. Un centro visite mediche dell’ospedale non paga, al contrario di quello della Misericordia o della Croce Rossa; un centro per il recupero di ragazzi con problemi gestito dalla Asl non paga giustamente l’imposta, ma se lo stesso è gestito da una Onlus le cose cambiano.

Era giusto modificare la legge sulle esenzioni Imu perché negli anni qualcuno se ne è ingiustamente approfittato, ma era altrettanto giusto difendere con le unghie e con i denti una particolarità di cui il nostro Paese deve andare fiero anche in Europa. Nessuno può venirci a dire che in nome della libera concorrenza dei mercati l’Italia non può “aiutare” chi svolge attività non profit perché questo potrebbe danneggiare chi fa profit. Vorrei un Europa che ci richiamasse a dare maggiori possibilità al non profit e a chi si muove per rispondere ai bisogni. Vorrei un’Italia che battesse i pugni in Europa affinché la nostra storia, di cui io vado fiero, venisse rispettata.  

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