IL PALAZZO/ Bossi “nuovo” segretario: che fine fa la pulizia leghista di Maroni?

- int. Francesco Jori

Bossi si ricandiderà al ruolo di segretario della Lega. «Altrimenti la gente potrebbe pensare che non siamo uniti», ha dichiarato il Senatùr, alla manifestazione di oggi. FRANCESCO JORI

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Immagine d'archivio (Infophoto)

Bossi si ricandiderà al ruolo di segretario federale della Lega Nord. «Altrimenti la gente potrebbe pensare che non siamo uniti», ha dichiarato il Senatùr, a lato della manifestazione “Lega Unita” di Zanica, nella bergamasca. Una notizia che sorprende quanti davano per scontato il passaggio di testimone tra il fondatore e Roberto Maroni, il colonnello che sembra aver sconfitto, a colpi di scopa, l’odiato “cerchio magico”. L’ex ministro dell’Interno, a questo punto, non potrà far altro che appoggiare la ricandidatura del leader, come aveva promesso. «L’impressione – spiega a IlSussidiario.net Francesco Jori, giornalista esperto di Lega – è che l’operazione tra i due sia concordata per evitare nuove spaccature dato che, alla luce di quanto sta emergendo, potrebbero essere davvero traumatiche. Il partito deve evitare che si sviluppino due leghe diverse, con Umberto Bossi alla guida della cosiddetta “Lega della conservazione”. Oppure il tutto può essere interpretato come una specie di messaggio ad horas, alla vigilia delle elezioni, destinato a non essere mantenuto. In ogni caso, a mio avviso, per il movimento si apre un problema politico». 

A cosa si riferisce?

Sembra proprio che in questo Paese non esista il concetto di responsabilità politica e che la Lega Nord dimostri di essere un partito come gli altri.
Davanti a quello che sta emergendo, da ultimo la vicenda Stiffoni, il segretario di un partito centralizzato come il Carroccio, può davvero non avere nessun tipo di responsabilità politica e non sentire quindi l’esigenza di fare un passo indietro?

L’“operazione pulizia”, continuamente sbandierata da Maroni, rischia quindi di essere pesantemente ridimensionata?

La pulizia sta andando avanti, ma sembra procedere a tentoni più che dietro a una logica politica. Pensiamo alla differenza tra Rosi Mauro, che ha ancora la carica di vicepresidente del Senato e Stiffoni, messo fuori senza una minima indagine formale aperta sul suo conto. Ma soprattutto pensiamo al silenzio che circonda la moglie di Umberto Bossi.

Lei come se lo spiega?    

Francamente, è difficile da spiegare. Bisogna capire fino a che punto vuole davvero fare chiarezza la Lega. Tutte le inchieste, infatti, sono partite da un punto: dal 2004, data della malattia delSenatùr, la gestione del partito è stata opaca e tutti gli indizi portano fino a dentro casa Bossi. Adesso il leader della Lega si ricandida, come se nulla fosse… 

La base come la prenderà secondo lei? 

La Lega ha sempre avuto un rapporto stretto con il territorio. Forse lo sta perdendo, perché un bossiano di ferro come Gian Paolo Gobbo da tempo avverte che questa volta rischia di saltare tutto. In Via Bellerio però forse non se ne rendono conto…

(Carlo Melato) 

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