SCENARIO/ Montezemolo e la “fenice” che fa rinascere Forza Italia

- Michele Arnese

Italia Futura assomiglia sempre più a Forza Italia. Dalla struttura agli intellettuali coinvolti sembra che Montezemolo segua le orme di Berlusconi. Il commento di MICHELE ARNESE

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Silvio Berlusconi e Luca Cordero di Montezemolo (Infophoto)

I dalemiani mormorano: la montezemoliana Italia Futura assomiglia sempre più alla berlusconiana Forza Italia. Un leader indiscusso, una struttura centralistica che vaglia e seleziona i presidenti delle sedi regionali, un cuore aziendale (Publitalia e Mediaset per Silvio Berlusconi, la Ferrari e Ntv per Montezemolo), coinvolgimento di qualche politico navigato e specchiato insieme con giovani intellettuali, slogan impastati di anticasta con accenti modernisti, sviluppisti e liberisti, parole d’ordine squillanti (da fare squadra all’orgoglio nazionale, passando per meno tasse e meno spesa pubblica), appello a leader della società civile, a professionisti e a imprenditori a impegnarsi e a scendere in campo per il bene di un’Italia rinnovata.

“È indubbio che Italia Futura nasca anche sul fallimento di Forza Italia. Silvio Berlusconi non ha realizzato quella rivoluzione liberale e liberista che aveva promesso. Ecco, noi in un certo senso cercheremo di realizzare le riforme modernizzatrici, anti corporative e liberalizzatrici che costituivano il manifesto politico di Forza Italia e in parte del Pdl”. Lo sapete chi l’ha detto? L’economista Nicola Rossi, una delle tre teste pensanti dei montezemoliani insieme con lo storico Andrea Romano e al manager Carlo Calenda. “Non siamo i continuatori di Forza Italia – ha aggiunto alcune settimane fa Rossi . bensì aspiriamo a essere gli eredi di quelle forze riformatrici e di quelle personalità che nel Dopoguerra hanno contribuito a fare grande l’Italia, come Ezio Vanoni e Luigi Einaudi”.

Quello che qualche osservatore ha già ribattezzato Partito dei produttori cerca di sedurre anche intellettuali e prof. NoisefromAmerika sarà uno dei pensatoi invitati a partecipare da Italia Futura all’appuntamento che sta organizzando Romano a giugno. Stessi inviti arriveranno all’Istituto Bruno Leoni diretto da Alberto Mingardi, all’Adam Smith Society capitanata dall’avvocato Alessandro De Nicola, editorialista già de Il Sole 24 Ore e ora di Repubblica, e a Glocus fondata da Linda Lanzillotta (Terzo polo).

L’estrazione di Calenda, Romano e Rossi è significativa. Così come Forza Italia assemblò politici già attivi, nuove forze intellettuali (Giuliano Urbani, Antonio Martino, Saverio Vertone e Marcello Pera) ed esponenti delle professioni e dell’imprenditoria, anche Italia Futura sta costruendo un movimento politico liberale e liberista pescando da politici attivi, intellettuali riformisti, imprenditori e professionisti.

Rossi è un economista liberista che ha lasciato il Pd. Romano è stato direttore della fondazione dalemiana ItalianiEuropei per diventare blairiano e distaccandosi quindi dal dalemismo socialdemocratico. Calenda rappresenta l’anima manageriale (ora è dg dell’Interporto campano) con un passato nella Confindustria di Montezemolo. Non è l’unico in Italia Futura. A curare lo sviluppo territoriale di quello che solo fino a pochi mesi fa veniva definito un mero think tank è Simone Perillo, master alla London School of Economics, poi vicedirettore Affari internazionali di Confindustria e segretario generale della Fota (Formula One Teams Association). Insomma, un perfetto ferrarista-montezemoliano.

Come il vertice di Italia Futura Lombardia, dove dalla scorsa settimana c’è un comitato promotore che vede alla testa Alberto Fontana, nel cda di Telethon, esponente del volontariato no profit e cattolico, e come coordinatore organizzativo un partner dello studio legale Carnelutti che si occupa di fusioni e acquisizioni. Il coordinatore si chiama Nicolò Bastianini, in passato nella Gioventù liberale, poi capo degli affari legali e societari del comitato organizzatore di Italia ’90. Insomma, un proto montezemoliano doc.

Il comitato lombardo è emblematico dello spazio d’azione e di reclutamento dei montezemoliani. Al momento tra i promotori spicca Sergio Scalpelli, direttore delle relazioni istituzionali di Fastweb, che si occuperà in particolare di Milano. A presidiare Cremona è invece Roberto Maria Dall’Olmo, consulente di uno studio legale. Sono di Monza invece Romano Perissinotto, ceo per il Sud Europa di Pr Capital Management, fondo di investimento di diritto anglosassone di venture capital, e l’imprenditore Marco Colombo. Como è seguita dall’ex segretario provinciale del Pd, Luca Corvi. Un altro ex confindustriale ha il compito di diffondere il verbo liberale e liberista di Montezemolo a Bergamo: si chiama Gianmarco Gabrieli, è del ‘74, su Twitter si definisce “imprenditore di Green Cloud al Kilometro Rosso, passato nei giovani di Confindustria, appassionato di politica costruisco I’ItaliaFutura”. I dalemiani mormorano sempre più.



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