CAOS PD/ Fioroni: caro Renzi, perché fai il gioco di Berlusconi?

- int. Giuseppe Fioroni

Secondo BEPPE FIORONI, Matteo Renzi corre il rischio di rappresentare l’uomo solo al comando, circondato da un comitato elettorale di cui disfarsi al momento opportuno

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Matteo Renzi (Infophoto)

L’ambizione di Renzi pare non aver freni. Non gli basta prendersi la segreteria del Pd ed, eventualmente, Palazzo Chigi. Vuole farlo grazie ai voti dei suoi avversari. Vuole pure quelli. Nel suo documento programmatico di candidatura alla guida del Pd, infatti, ha spiegato che non c’è alcuno scandalo nel cercare i voti del Pdl e del Movimento 5 Stelle. «Vogliamo parlare a chi c’era, e coinvolgerlo. Ma anche a chi non c’era», ha dichiarato. Certo, non sarà uno scandalo, ma per intercettare un consenso così trasversale, occorre dar l’impressione di essere in grado di accontentare tutti. Tale pretesa non rischia forse di snaturare la natura sociale del suo partito che, già di per sé, specie negli ultimi anni, non ha brillato per la capacità di proporsi al Paese. Abbiamo parlato di tutto ciò con Beppe Fioroni, deputato del Pd ed ex ministro dell’Istruzione.

Anzitutto, lei voterà Renzi?

Calma. Questo è il primo congresso del Pd della fase post-Berlusconi.

E quindi?

Non potremo più definirci in base al tasso di antiberlusconismo. Ciò significa che avremo il problema di riempiere di contenuto almeno l’80 per cento dei nostri discorsi. In tal senso, prima di esprimere definitivamente la mia preferenza, vorrei capire quali valori e che idea di partito, di società e di crescita hanno in testa i candidati in corsa.

Che idea dovrebbero avere?

Beh, il segretario ideale è quello che ci chiede, assieme a lui, di credere in qualcosa. E non in qualcuno.

E Renzi? E’ così?

Guardi, il mio timore è che, stringi stringi, sotto gli slogan, troviamo un’idea di partito del capo, ovvero di un comitato elettorale che cambia pelle con il cambiare del leader e, a seconda di chi lo guida, afferma una cosa o il suo esatto contrario. Insomma, sarebbe comico se, morto il berlusconismo, diventassimo berluscuniani postumi.

Dovrebbe essere più di un timore, visto che Renzi ha detto che vi rottamerà tutti quanti.

No guardi, la paura di essere rottamato dovrebbe averla solamente chi vive di politica. per quando mi riguarda, tornerei tranquillamente alla mia professione di medico universitario che mi ha dato tante soddisfazioni. Spero che tutti i candidati alla segreteria possano essere analogamente privi di tali preoccupazioni.

Cosa ne pensa del fatto che Renzi, nel suo programma per le primarie, ha detto di voler prendere voti ovunque?

Ecco, appunto. Quando Renzi dice di prendere i voti degli astensionisti, del Pdl, dell’M5S, e di tutti gli altri, esprime una prospettiva funzionale proprio al partito del capo. Pare quasi – e mi auguro che non sia così – che abbia in testa una sorta di teocrazia.

 

Cosa intende?

Beh, solo uno che dice: “votate tutti per me. A prescindere da quello che dico. Votatemi perché sono l’illuminato” può pensare di prendere voti da tutti. Se io credo in qualcosa, non posso certo votare la stessa persona sostenuta anche da chi crede in qualcosa di contrario a ciò in cui credo io. Se io e lei, per intenderci, la pensiamo in maniera diametralmente opposta, possiamo votare lo stesso candidato solamente se crediamo ideologicamente in lui. Questa, è una riproposizione del berlusconismo. Ecco, Renzi che vuol prendere voti da chiunque mi ricorda Berlusconi che si dipingeva come “presidente lavoratore”, “presidente operaio”, “presidente imprenditore”, “presidente economista”, “presidente idraulico” e via dicendo.

 

In ogni caso, se Renzi vuol prendere voti anche dal Pdl, o dal centro, non può certo aver in mente di liberarsi di Letta.

Se Renzi e Letta si alleassero, sarei l’uomo più felice del mondo. Tuttavia, mi viene in mente la figura del Guerriero della luce di Paulo Coelho, che non sia allea mai con nessuno, perché tutti gli fanno ombra e gli tolgono il candido splendore. Non è un caso che, ormai tutti i giorni, Renzi affermi di non voler criticare Letta, per poi rilasciare paginate di interviste contro il governo.

 

(Paolo Nessi)

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