SONDAGGIO/ L’esperto: se Berlusconi si allea con Alfano batte Renzi

Per ARNALDO FERRARI NASI, Angelino Alfano può arrivare al 10% se non rompe del tutto con Berlusconi, altrimenti il Pdl dei moderati scomparirà proprio come Fli di Gianfranco Fini

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Angelino Alfano (Infophoto)

La nuova Forza Italia di Berlusconi al 18%, il Pdl di Alfano al 10% e la nuova Alleanza Nazionale al 6,2%. E’ quanto risulta dall’ultimo sondaggio elettorale della Ferrari Nasi & Associati, secondo cui se si andasse al voto domani tre grandi forze si spartirebbero i consensi degli elettori di centrodestra. Come spiega lo stesso Arnaldo Ferrari Nasi, c’è però una condizione di cui tenere conto: “Il partito di Alfano può arrivare al 10% se non rompe del tutto il legame con Berlusconi. Se invece tra i due si dovesse consumare uno scontro cruento come avvenne con Fini, il Pdl dei moderati scomparirebbe proprio come Fli”. Sempre per la Ferrari Nasi & Associati, il Partito Democratico prende il 29,5%, Scelta Civica il 2,9%, mentre il Movimento 5 Stelle scende dal 22% al 16,6%. Gli indecisi calano al 28%.

Partiamo dalla sfida interna al centrodestra tra Berlusconi e Alfano. Lei quali scenari prefigura?

Nell’ultimo dei nostri sondaggi ho testato i due marchi, Forza Italia e Pdl, immaginando che il primo fosse guidato da Berlusconi e il secondo da Alfano, ma dando per presupposto che tra i due non si consumi uno scontro troppo cruento. In questa ipotesi Forza Italia prende il 18% e il Pdl il 10%, per un 28% complessivo. Ben diverso è il caso in cui la rottura sia completa e definitiva.

In questo caso che cosa accadrebbe?

In questo caso Alfano dovrebbe fare molta attenzione, perché i “padroni dei voti” in Italia sono Berlusconi e Grillo. Alfano al contrario è tutt’al più un notaio o il proprietario di uno “studio legale”. Berlusconi è giunto a dire ad Alfano: “Stai attento che fai la fine di Gianfranco Fini”. Il rischio che per lui vada a finire come per Fini si concretizza veramente. Fatta eccezione per Formigoni che ha comunque un suo patrimonio di voti, per il resto il partito di Alfano si muove in una logica puramente di palazzo e può continuare a esistere solo finché va a rimorchio del Cavaliere.

Quanto vale invece la mossa di Berlusconi che ha annunciato che andrà all’opposizione?

Se gli alfaniani restano al governo e Berlusconi va all’opposizione, il Cavaliere non farà altro che martellarli per due anni, giusto il tempo in cui dura l’interdizione dai pubblici uffici. Nel 2015 Berlusconi si presenterebbe alle elezioni nelle condizioni ottimali e potrebbe dare il meglio di sé, mentre il partito di Alfano si troverebbe a essere logorato da due anni di un governo sempre sul punto di cadere. La conseguenza a quel punto sarebbe che al momento del voto gli alfaniani svanirebbero nel nulla come è successo a Scelta Civica, che sei mesi fa era al 12%, mentre oggi è al 2,9% e pure divisa.

Quali sono le ragioni di questi spostamenti di voti?

Il corpo elettorale è impietoso verso tutto ciò che sa di gioco di palazzo, e nella percezione delle persone è questa la natura della scissione di Alfano da Berlusconi. Ben diverso è il discorso se Alfano accettasse di fondare un partito tenuto a battesimo dallo stesso Cavaliere e messo sotto il suo cappello. Qualcosa di simile ai vecchi Circoli della Libertà, che nel 2007-2008 prendevano il 2,5%. Quando si tratta di ottenere il consenso dell’urna, tutto ciò che è all’ombra di Berlusconi beneficia di effetti positivi.

 

A quanto arrivano invece gli altri partiti di centrodestra?

Il rilancio di Alleanza Nazionale da parte dei vecchi colonnelli che non si sono mai schierati direttamente con Berlusconi e che non hanno partecipato agli ultimi anni della vita del Pdl, arriva subito al 6,2%. Come conseguenza, i Fratelli d’Italia si riducono a meno della metà scendendo allo 0,9%. Sono questi gli effetti prodotti dalla potenza del marchio. Mentre la Lega nord si ferma al 2,3%.

 

Infine, che cosa ci dobbiamo aspettare a sinistra?

Sinistra, Ecologia e Libertà precipita al 3,9%, mentre Rifondazione Comunista che era quasi scomparsa cresce al 3,5%. Lo scandalo di Vendola indagato e l’effetto mediatico della diffusione dell’intercettazione telefonica su Ilva, non avvantaggia certo il Partito Democratico che è sempre più una riproposizione della Democrazia Cristiana. Gli elettori storici della sinistra si ributtano su un marchio sicuro quali falce e martello e Rifondazione Comunista.

 

(Pietro Vernizzi)

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