LEGGE ELETTORALE/ Barbera: la mia proposta per mettere d’accordo Lupi e Renzi

- int. Augusto Barbera

Un Mattarellum corretto con un doppio turno nazionale, o in alternativa con un premio di maggioranza che utilizzi il 25% di quota proporzionale. E’ la proposta del professor AUGUSTO BARBERA

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Un Mattarellum corretto con un doppio turno nazionale, o in alternativa con un premio di maggioranza che utilizzi il 25% di quota proporzionale. E’ la proposta di Augusto Barbera, uno dei saggi di Napolitano per le riforme istituzionali nonché professore di Diritto costituzionale all’Università di Bologna. Barbera sottolinea di “trovare positiva la proposta del ministro Lupi di un sistema elettorale sul modello delle elezioni comunali, con un tentativo di intesa tra tutti i partiti della maggioranza. Sarebbe però un errore tornare al sistema delle preferenze, che va sostituito con i collegi uninominali”. Il ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, aveva detto nei giorni scorsi che “è giusto il dialogo con tutti, ma la maggioranza, sulla legge elettorale, farà una proposta unica”. A complicare le cose è il fatto che con l’ingresso del M5S in Parlamento la politica italiana si è trasformata in un sistema basato su tre schieramenti.

Professor Barbera, in che modo è possibile approvare una legge bipolare se i poli in campo sono tre?

E’ vero che il sistema politico si va disponendo su tre poli, data la presenza in Parlamento del Movimento 5 Stelle. Ed è altrettanto vero che il Mattarellum di per sé potrebbe non produrre una maggioranza. Uso il condizionale perché il sistema di voto può condizionare anche il voto stesso. Il Porcellum è un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Cambiando il sistema elettorale da proporzionale in maggioritario, non è detto che si avrebbero ugualmente risultati analoghi.

Qualora alle prossime elezioni dovesse essere confermata la presenza di tre poli in Parlamento quale soluzione può essere trovata per evitare l’ingovernabilità?

Il Mattarellum potrebbe essere corretto in due modi. Il primo consiste nel prevedere un secondo turno, con un ballottaggio nazionale tra i due schieramenti più votati al primo turno. Contrariamente a quanto si fa di solito, preferisco evitare di utilizzare l’espressione “premio di maggioranza”. Al secondo turno non si danno infatti premi di maggioranza, ma c’è chi vince e conquista più del 50%.

Qual è invece la seconda alternativa?

La seconda possibilità è una mia proposta avanzata nel 1995, che consiste nel fatto di utilizzare il 25% di quota proporzionale prevista dal Mattarellum per attingere i seggi strettamente necessari per un premio di maggioranza da destinare alla coalizione che ottiene il maggior numero di seggi . Non sarebbe una proposta iper maggioritaria , come qualcuno ebbe modo di obbiettare, ma la eventuale sottrazione di spazio alla correzione proporzionale.

Che cosa ne pensa della proposta di Lupi di una legge elettorale condivisa dalla maggioranza sul modello delle Comunali?

La trovo positiva, in quanto ciò significa avvicinarsi alla posizione già espressa da Renzi. Sarebbe meglio se, come dice Lupi, la maggioranza attuale riuscisse ad esprimere una linea. C’è però un punto della proposta di Lupi che non condivido.

 

A che cosa si riferisce?

Al voto di preferenza, cui sono decisamente contrario in quanto è un sistema non europeo che in Italia abbiamo conosciuto in passato e che vige tuttora nelle elezioni regionali e comunali. Il primo inconveniente di questo sistema consiste nel fatto di accrescere la competizione interna ai partiti, contribuendo a distruggere quanto rimane della loro unità politica. In secondo luogo richiede finanziamenti ingenti ai candidati, per portare avanti una competizione elettorale all’interno dello stesso partito. In terzo luogo attribuisce un eccessivo rilievo ai micro-interessi, in quanto ciascun parlamentare finisce per legarsi a questo o quel gruppo di interessi. La Corte costituzionale non ha affermato che è necessario il voto di preferenza, bensì che è necessario un sistema che consenta agli elettori di pronunciarsi sul candidato, e che avviene anche con il collegio uninominale.

 

Chi altro difende le preferenze oggi come oggi?

Leggo sull’Unità di ieri che Violante difende il voto di preferenza. Questa posizione contrasta con le battaglie fin qui condotte fin dal referendum del 9 giugno del 1991, che fu un voto plebiscitario, in realtà, contro le preferenze e solo per ragioni tecniche di formulazione del quesito si andò alla preferenza unica. Mi meraviglio che Violante, sempre attento a questi aspetti, non tenga conto che dopo la introduzione della fattispecie di reato relativo al “voto di scambio” si aprirebbe uno spazio enorme per le Procure della Repubblica, e non solo nel Mezzogiorno.

 

(Pietro Vernizzi)

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