INTERVISTATI / Augusto Barbera

Augusto Barbera, nato ad Aidone (Enna) nel 1938, si è laureato in Giurisprudenza indirizzandosi da subito a studi di diritto costituzionale, anche attraverso periodi di formazione all’estero: dal 1966 al 1969 ha condotto ricerche, sotto la direzione di Gerhard Leibholz, sull’organizzazione federale della Germania presso il Bundesverfassungsgericht di Karlsruhe e presso il Max Planck Istitut für Öfferntliches Recht und Völkerrecht di Heidelberg. Dopo aver insegnato nelle Università di Catania e Ferrara è attualmente ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Bologna. La sua produzione scientifica ha spaziato dal diritto degli enti locali e dalle dottrine del costituzionalismo alle forme di governo e agli ordinamenti federali, regionali e locali. È stato vicepresidente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa per il quadriennio 2001-2005, organo di autogoverno dei magistrati amministrativi. Condirettore di Quaderni costituzionali. Rivista italiana di Diritto costituzionale, insieme a Livio Paladin e Giuliano Amato, nonché membro del comitato di direzione della Rivista Le istituzioni del federalismo, Augusto Barbera ha ricoperto numerosi incarichi pubblici e istituzionali. Membro del Consiglio della Regione Emilia-Romagna, deputato per cinque legislature, eletto alla Camera dei deputati nelle liste del Pci e del Pds, presidente della Commissione parlamentare per le questioni regionali, vicepresidente della Commissione per riforme istituzionali. Feed Rss

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GIUSTIZIA/ Barbera: prima di riformare il Csm, riduciamo i tempi dei processi

Continua il confronto di maggioranza e opposizione sulla giustizia. Alla proposta di Berlusconi, di fare la riforma mettendo mano alla Costituzione, hanno fatto seguito toni più concilianti. E Veltroni ha proposto un tavolo comune per favorire il dialogo. Secondo il costituzionalista Augusto Barbera la vera emergenza è la lentezza dei processi, «dovuti a una legislazione piena di garbugli, anche perché – e lo diceva già Calamandrei nel 1919 – ci sono troppi avvocati in Parlamento»

Diritti umani: non cediamo al relativismo, torniamo al pluralismo

Un ordinamento, in quanto “sistema”, ha bisogno di legarsi a norme e valori fondanti che ne facciano da presupposto. Ma senza voler utilizzare come una clava la nostra identità anche perché le nostre categorie, le categorie su cui abbiamo costruito i diritti di libertà, sono ancora sottoposte a una sfida: richiedono nuove elaborazioni, nuove proposte