SONDAGGIO/ Pasquino: gli italiani vogliono un presidente forte per “vendicarsi” dei partiti

Le nostre istituzioni democratiche, spiega GIANFRANCO PASQUINO, funzionano e continuano a funzionare bene nonostante il crollo di fiducia nei confronti del Colle e dei partiti

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Per Napolitano, non sono più i bei tempi in cui un po’ tutti lo consideravano il salvatore della Patria. Il gradimento degli italiani nei suoi confronti è crollato. Secondo un’indagine realizzata da Demos per Repubblica, la fiducia nel del capo dello Stato è passata dal 54,6% del 2012, al 49% del 2013. Allo stesso tempo, però, ben il 70% si dice convinto della necessità di eleggere direttamente il presidente della Repubblica. Manco a dirlo, invece, la fiducia nei confronti dei partiti tocca l’ennesimo minimo storico, passando dal 5,6% del 2012 al 5,1% del 2013. Abbiamo interpretato questi fenomeni con Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica nell’Università di Bologna.

Come vanno letti i dati sul presidente della Repubblica?

Che il presidente della Repubblica discendesse nell’indice di fiducia era inevitabile. Non dobbiamo dimenticare che, fino a poco tempo fa, Berlusconi faceva parte della maggioranza. E, attendendosi qualche favore che non sarebbe mai arrivato, come la grazia, ha mantenuto un profilo tutto sommato basso. Poi, passando all’opposizione, ha iniziato a sparare a zero sul capo dello Stato. I suoi sostenitori hanno agito di conseguenza. Se a questi aggiungiamo quelli di Grillo, si raggiunge facilmente un 35% di elettori disposto ad affermare che non ha fiducia nel presidente.

Eppure, il 70% degli italiani è favorevole all’elezione diretta del capo dello Stato.

Certo. Questo dato è collegato a quello precedente. E’ come se gli italiani dicessero alla classe dirigente: “dopo i pasticci che avete combinato tra marzo e aprile nell’elezione del presidente della Repubblica, ora ci pensiamo noi”. La gente sa che se eleggesse direttamente l’inquilino del Quirinale, il controllo nei suoi confronti sarebbe maggiore e si sentirebbe responsabilizzato al massimo livello. Tutto sommato, c’è da sperare che questo sentimento, ormai da tempo invalso nei cittadini, possa generare un moto d’opinione tale da gettare le basi del semipresidenzialismo alla francese.

Contestualmente, è crollata drasticamente anche la fiducia nei partiti.

E’ sempre stata bassa. Tuttavia, non si traduce necessariamente in astensionismo. Al limite, in voti per Grillo e in lettori per Travaglio. Non dimentichiamo, in ogni caso, che alle scorse elezioni, quando la fiducia nei partiti era ai minimi storici, si è recato alle urne ben un cittadino su 4. Il restante 25 per cento, poi, è costituito in parte da anziani che non possono uscire di casa, da studenti in Erasmus in giro per il mondo o da imprenditori che la domenica viaggiano per lavoro.

La risposta all’incapacità dei partiti di mobilitare sono i leader carismatici come Renzi, Berlusconi o Grillo?

Carismatici? Francamente, non stiamo parlando di De Gaulle, Mandela o Aung San Suu Kyi…

Di cosa, allora?

Di personaggi popolari, visibili, che sono riusciti a sfondare nello schermo.

 

Non crede, in ogni caso, che questo clima di sfiducia generalizzato indebolisca  la democrazia?

Non direi. La democrazia, dal punto di vista delle strutture, continua a rispondere bene. Le istituzioni, cioè, hanno garantito l’elezione di un presidente della Repubblica, la formazione di un governo tutto sommato stabile e la cacciata dal Parlamento del capo di un partito che per quasi vent’anni ha fatto il bello e il cattivo tempo. Le istituzioni funzionano. Sono flessibili e si adattano perfettamente al contesto politico italiano.

 

Le forze politiche terranno conto della situazione nel riscrivere la legge elettorale?

Lo stanno già facendo. C’è il rischio che per salvare le proprie poltrone facciano una legge elettorale “bruttina”, come lo sono alcune delle proposte di cui si sta discutendo.

 

Quali, per esempio?

Un proporzionale puro, come vorrebbe Grillo; il Mattarellum senza la modifica delle liste bloccate o della possibilità di creare liste civetta; il Mattarellum con la trasformazione della quota proporzionale in premio di maggioranza, dato che si presterebbe alla medesime obiezioni di legittimità costituzionale ravvisate in merito al Porcellum.

 

Quale sarebbe la legge elettorale migliore?

La legge elettorale non si fa per salvare i partiti ma per dare potere agli elettori. In tal senso, un sistema maggioritario con i collegi uninominali, ne darebbe parecchio, specie se a doppio turno. Si darebbe loro, infatti, la possibilità di votare due volte e cambiare idea.

 

A chi convengono le elezioni anticipate?

In generale, che le elezioni ci siano il più tardi possibile conviene, ovviamente, a tutti i parlamentari. Le elezioni anticipate, invece, probabilmente avvantaggerebbero solo Renzi. Renzi, e non il Pd. E si tratterebbe di un vantaggio personale, e non politico.

 

Perché?

Potrebbe diventare presidente del Consiglio ma, attualmente, non avrebbe la forza di ricostruire il sistema. Anche Berlusconi, probabilmente, vuole elezioni anticipate, ma sbaglia. Le perderebbe, infatti, clamorosamente. 

 

(Paolo Nessi)

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