ELEZIONI/ Il mattone fa “girare” l’economia: ce lo insegnano i politici Usa…

- Antonio Intiglietta

La valorizzazione del patrimonio immobiliare italiano, pubblico e privato, e di tutti i comparti annessi – spiega ANTONIO INTIGLIETTA – è indispensabile per rilanciare l’economia del Paese

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foto:Infophoto

Siamo ormai nel cuore della campagna elettorale. E proprio per questo non c’è più tempo per interessarsi alle battute ad effetto. Al contrario, è prioritario concentrarsi sulla valutazione delle proposte di chi si candida a governare l’Italia. Al centro del dibattito c’è lo sviluppo del Paese, che deve poter individuare pochi quanto essenziali punti di riferimento per poter riemergere dalla sabbie mobili della crisi. 

Si dice che il mattone faccia girare l’economia. E’ una considerazione che, al netto di ogni logica speculativa, racchiude una certa verità. Lo dimostrano i fatti. Negli Stati Uniti la ripresa sta passando anche attraverso un nuovo impulso al mondo immobiliare. La Francia e la Germania, pur con modalità differenti, stanno avviando politiche concrete per incentivare questo settore. Fino al Portogallo, dove una recentissima legge nazionale prevede, tra l’altro, la concessione del permesso di soggiorno permanente a chi acquista una casa del valore di almeno 500.000 euro nel Paese. 
Il Real Estate, termine di origine anglosassone che indica lo sviluppo di patrimoni, è, più in generale, la principale infrastruttura socio-economica di un Paese, come sostiene Aldo Mazzocco, presidente di Assoimmobiliare. Lo è perché racchiude tutte le strutture indispensabili all’uomo per poter vivere. Mi riferisco alla necessità di avere una casa oppure spazi adeguati per il lavoro, il tempo libero, per la sfera della salute e così via. Questo è il Real Estate, che presuppone un modo di lavorare e operare per il bene comune e che ha come obiettivo principale il miglioramento della qualità della vita delle persone nel nostro Paese. E’ un settore dal quale non possono prescindere altri comparti come, ad esempio, l’arredo, il complemento d’arredo, l’illuminazione, il design, la produzione di elettrodomestici e strumentazioni per il lavoro, che trovano evidenti difficoltà di fronte alla paralisi generale del principale motore di trasformazione del territorio.
Oggi il mondo del Real Estate è di fronte ad una grande occasione di rilancio che è data dalla valorizzazione dei patrimoni immobiliari. In Italia esiste un giacimento di beni, aree, terreni che solo per la parte pubblica è stato stimato in circa 368 miliardi di euro. Un “tesoretto” straordinario, cui si aggiunge la quota derivante da tante realtà private ed enti religiosi.

Valorizzare questa ricchezza non significa “vendere” o, peggio ancora, “svendere”. Significa sviluppare patrimoni che possano rispondere ai fabbisogni reali della società. Ed è la strada più adeguata per non occupare nuovi territori, ma risanare o rigenerare ciò che già esiste.
Si tratta di una sfida doppia. Da una parte, riguarda chi possiede questi beni perché possa confrontarsi con quelle professionalità in grado di supportare un valido percorso di valorizzazione. Dall’altra, sollecita i professionisti, progettisti, sviluppatori e operatori della finanza a porre le loro capacità ed esperienze imprenditoriali al servizio della comunità.  
La svolta è innanzitutto di natura culturale e presuppone un modo nuovo di fare impresa in questo settore. E’ un cambiamento epocale, quanto necessario e imposto dalla crisi. 
In questo contesto va evitato il rischio di pensare al mondo immobiliare come ad una “vacca da mungere” per risanare i conti dello Stato, né di sognare iperboliche valorizzazioni patrimoniali tanto improbabili quanto fuori da ogni logica di mercato. Dalla politica, al contrario, si attende una capacità di mettere in campo la chiarezza legislativa sulle politiche urbanistiche italiane. Tutti gli operatori del Real Estate hanno bisogno di semplificazione. Il quadro normativo di riferimento va unificato definendo per ogni soggetto il proprio ruolo di responsabilità: lo Stato definendo una legge di principi, le Regioni operando senza logiche di “centralismo locale”, i Comuni garantendo tempi e procedure più certe, i promotori sviluppando progetti chiari e sostenibili.   
A tutto ciò si aggiungano una fiscalizzazione che incentivi, in generale, gli investimenti sullo sviluppo immobiliare e una visione che, in particolare, sciolga il teorema secondo cui investire sulla casa in Italia non è conveniente. 
Forze politiche che non affrontano in modo adeguato questo tema dimostrano di non avere idea di cosa significhi generare sviluppo. Sarebbe interessante che i leader candidati al governo del Paese dessero ascolto alle istanze della comunità del Real Estate e ne traessero spunti di lavoro per i prossimi mesi.

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