IL CASO/ Il giurista: il senato di Renzi è inutile e l’Italicum incostituzionale

- int. Stelio Mangiameli

Per STELIO MANGIAMELI, la riforma della Costituzione non abbatte i costi della politica né crea un Senato federale funzionante in grado di risolvere i conflitti tra Stato e Regioni

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Immagine di archivio

Entro settimana prossima il testo della riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione sarà chiuso dal governo. Lo ha fatto sapere il premier Renzi nel corso dell’incontro con i rappresentanti di Comuni e Regioni, durante il quale il premier ha anche chiesto agli enti locali il loro contributo per fare le riforme. Il presidente del Consiglio ha chiesto ai governatori “tempi certi e un contributo da protagonisti nel processo di trasformazione del Senato e sulla riforma del titolo V”. In settimana approderà al Senato anche la riforma della legge elettorale nota sotto il nome di Italicum. Per Stelio Mangiameli, costituzionalista, “la riforma del Senato è pensata in modo sbagliato e così com’è non dà vita né a un ramo federale del Parlamento né a una riduzione reale dei costi della politica”.

Le riforme messe in cantiere dal governo possono giovare al nostro Paese?

Per quanto riguarda la riforma del Senato, bisogna vedere qual è il suo obiettivo. Se serve per abolire i costi della politica, sarebbe meglio sopprimerlo. Ciò ridurrebbe i costi e trasformerebbe il Parlamento in senso monocamerale. Al contrario non avrebbe senso un Senato con una composizione mista, cioè un terzo sindaci, un terzo membri del consiglio e un terzo nominati dal presidente della Repubblica. Se poi il Senato fosse composto esclusivamente da rappresentanti degli enti locali, ciò comporterebbe diversi problemi.

Quali sono nello specifico?

In primo luogo i “senatori” non potrebbero essere né sindaci né presidenti delle Regioni, perché se il Senato deve lavorare a tempo pieno non può essere composto da persone che svolgono a tempo pieno un’altra professione. In secondo luogo se il Senato deve avere come compito quello di depotenziare il conflitto tra Stato centrale ed enti locali di cui negli ultimi anni è stata investita la Corte costituzionale, deve essere rappresentativo dei consigli regionali e deve poter agire in modo attivo ogni qualvolta sono coinvolti interessi territoriali.

Lei ritiene quindi che sia un errore includere anche i sindaci come membri del Senato federale?

Sì, in quanto i Comuni non hanno potestà legislativa. Il Senato federale ha un senso nella misura in cui è un elemento di equilibrio nei processi legislativi. L’unico organo che ha potestà legislativa oltre al Parlamento nazionale sono i Consigli regionali. La vera logica di un Senato federale sarebbe quella di coinvolgere le Regioni tutte le volte che interviene la legge statale al posto di quella regionale.

 

Insomma così com’è il ddl non va?

Il ddl di riforma costituzionale presentato da Renzi finisce di fatto per creare un Senato inutile. Tra l’altro non sono d’accordo con il presidente del Consiglio sul fatto che il bicameralismo rappresenti di per sé un doppione privo di senso. Il sistema politico americano si basa su due Camere elette dal popolo con compiti paritari. Solo una persona incompetente può quindi scagliarsi contro il bicameralismo perfetto.

 

Che cosa ne pensa invece dell’Italicum?

L’Italicum è persino peggiore del Porcellum, anzi è il Porcellum numero 2. In vista dell’assegnazione del premio di maggioranza si prevede una soglia del 37% che non ha però nessun valore, in quanto se nessuno la raggiunge si va al ballottaggio. Il premio di maggioranza sarà assegnato con ogni probabilità a forze al di sotto del 37%. Non c’è dunque una soglia al di sotto della quale non scatta il premio, e non è rispettato quanto richiesto nella sentenza della Corte costituzionale.

 

Quali sono le conseguenze?

L’Italicum è una presa in giro perché riproduce gli stessi difetti del Porcellum, compresa la mancanza della preferenza. Il fatto che le liste siano corte non cambia la sostanza, in quanto i parlamentari continueranno a essere dei nominati. Senza voto di preferenza il cittadino non sceglie i deputati, ma la decisione spetta esclusivamente alla segreteria.

 

(Pietro Vernizzi)

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