CAOS TASI/ Fontana (Anci): il governo punisce i Comuni virtuosi e premia i lazzaroni

- int. Attilio Fontana

Per ATTILIO FONTANA, non c’è bisogno di alcun rinvio perché la legge prevede già che chi non vuole approvare l’aliquota Tasi possa farlo successivamente e incassare i proventi a dicembre

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Immagini di repertorio (Infophoto)

I cittadini italiani saranno chiamati a pagare la Tasi il prossimo 16 giugno, ma numerosi Comuni non hanno ancora fissato l’aliquota. Tanto che il governo sta pensando a una proroga del pagamento dell’imposta sui servizi indivisibili. Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha sottolineato che “questa è la prima applicazione della Tasi e ci saranno un po’ di difficoltà. C’è incertezza, quindi invitiamo i Comuni, che non l’hanno già fatto, a deliberare alla svelta come e quando pagare. Daremo indicazioni sulle scadenze, se ci saranno proroghe o no”. Ne abbiamo parlato con Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia e sindaco di Varese.

Che cosa ne pensa del caso Tasi?

È una vergogna, l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di questo governo a prendere decisioni e seguire una linea. È l’ennesimo balletto che ancora una volta mette gli enti locali nell’impossibilità di rispettare un minimo di programmazione e di possibilità di operare concretamente. Il fatto che alcuni Comuni non abbiano ancora approvato le nuove aliquote è soltanto una scusa, innanzitutto perché mancano ancora tre o quattro giorni e in molti approveranno la delibera all’ultimo minuto.

Che cosa prevede la legge sulla Tasi?

La legge prevede che quanti non siano nelle condizioni di approvare la delibera una seconda soluzione, quella di un unico pagamento entro il mese di dicembre. In pratica, secondo la norma i Comuni che non approvano le nuove aliquote avranno la possibilità di farlo successivamente, e ci sarà un’unica rata che scadrà il 16 dicembre. Non vedo quindi il perché di questa situazione. Se poi la questione è che in molti Comuni si vota per le amministrative e i sindaci non vogliono presentarsi all’elettorato subito dopo avere elevato al massimo l’aliquota Tasi, è una cosa che andava prevista nella predisposizione della legge.

Lei ritiene che non ci sia bisogno di alcun rinvio?

Non c’è bisogno di alcun rinvio perché siamo già nelle condizioni per chi vuole di approvare l’aliquota adesso e per chi non vuole di farlo dopo, e di ottenere il pagamento il 16 dicembre. Il rinvio vorrebbe dire mettere sullo stesso piano chi è pronto e chi non lo è. Non ha senso, anche perché se passa questa linea la difficoltà che dovranno affrontare i Comuni che non sono pronti dovrà essere affrontata anche da quelli che lo sono. La difficoltà sta nel fatto che non ci sono più soldi in cassa, e quindi noi sindaci saremo costretti ad andare in anticipazione di cassa e a pagare gli interessi allo Stato.

Quali sono le responsabilità del governo in questa vicenda?

Il governo dimostra di essere assolutamente confuso su tutta la linea. Ancora oggi non abbiamo i dati sul fondo di solidarietà che dovremo integrare, né gli altri elementi costitutivi del bilancio, dei trasferimenti che ci restano, dell’applicazione della Tasi. È l’ennesima dimostrazione del fatto che si veleggia nella confusione.

 

C’è il rischio che i Comuni rimangano senza risorse?

È assolutamente certo che se non riusciremo ad avere una rata di Tasi prima di luglio saremo tutti in difficoltà finanziaria.

 

I sindaci devono assumersi le loro responsabilità e fare una scelta politica sull’aliquota della Tasi?

Su questo sono assolutamente d’accordo. Se ci sono dei sindaci che non hanno il coraggio di andare alle elezioni dopo avere approvato le aliquote, è giusto che aspettino dicembre a incassare gli importi. I sindaci che sono pronti invece potranno ottenere il pagamento della prima rata a luglio. Non vedo proprio il motivo di un rinvio, è una cosa inconcepibile.

 

(Pietro Vernizzi)

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