RIFORMA GIUSTIZIA/ Flick: ricostruire la fiducia che non c’è

Per GIOVANNI MARIA FLICK, a pesare sulla mancanza di fiducia e competitività sono i tempi biblici per ottenere giustizia, e la bozza di riforma del ministro offre risposte a queste esigenze

12.07.2014 - int. Giovanni Maria Flick
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Giovanni Maria Flick (Infophoto)

Investire sulla magistratura onoraria, intervenire sul processo civile per le famiglie e le imprese e risolvere le liti attraverso forme alternative, ridurre gli arretrati. Sono gli assi portanti della bozza di riforma della giustizia civile pubblicata sul sito del ministero. Dalle tabelle del dicastero guidato da Andrea Orlando risulta che “un’impresa operante in Italia per ottenere il pagamento di un credito vantato nei confronti di altre aziende ricorrendo al giudice, deve attendere per un tempo anche triplo rispetto ai concorrenti operanti in altri Paesi industrializzati”. Ne abbiamo parlato con il professor Giovanni Maria Flick, ministro di Grazia e Giustizia tra 1996 e 1998 e presidente della Corte costituzionale nel 2008-2009.

Professore, come valuta questa riforma nel suo complesso?

Ritengo che sia caratterizzata da un approccio positivo, in quanto dà un’attenzione specifica al tema della riforma della giustizia civile. In questo modo si affrontano i temi della competitività, degli ostacoli agli investimenti in Italia e della sfiducia nella giustizia che è nata proprio dalle disfunzioni della giustizia in generale, e del processo civile in particolare. A pesare sulla mancanza di fiducia e competitività sono stati anche, forse soprattutto, i famosi tempi biblici per ottenere giustizia.

Nello specifico il documento del ministero offre risposte agli obiettivi individuati?

Fare riferimento a una riorganizzazione e a una riforma organica della magistratura onoraria è molto importante. Di fatto noi siamo sempre stati abituati a utilizzare le risorse della cosiddetta magistratura onoraria attraverso rimedi di emergenza che diventavano quotidianità. Una riorganizzazione è molto opportuna e rappresenta un punto fermo e un modo di affrontare gli sforzi necessari per portare avanti un discorso sulla giustizia che non può essere affidato soltanto a giudici professionali. Affrontare quel discorso in modo globale è un’indicazione del fatto che si intende ricercare una soluzione seria.

Che cosa ne pensa delle proposte relative al processo per imprese e famiglia?

Nell’ambito del processo civile per le imprese c’è il riferimento a quella necessità di favorire la competitività, gli investimenti, la concorrenza, la possibilità di allocare risorse in Italia attraverso imprese che trovino nella giustizia un sistema che funzioni. Nel caso della famiglia è altrettanto importante avere un giudice che sia un interlocutore pronto ad ascoltare tutti i problemi e tutti i tipi di difficoltà. Occorrono magistrati che affrontino a partire da una prospettiva unitaria le tematiche della famiglia e dei minori, che sono soggetti di diritti che devono avere un’attenzione del tutto particolare.

Nella bozza del ministero si parla di “degiurisdizionalizzazione”. Ci vuole spiegare che cosa significa in concreto?

È un aspetto cruciale per quanto riguarda la via della mediazione o della risoluzione alternativa delle liti. Non possiamo continuare a riversare sul giudice professionale qualsiasi controversia, anche le meno importanti e le meno complesse, che possono essere risolte in termini di mediazione e di risoluzione bonaria, con la presenza di un mediatore e non necessariamente con la presenza del giudice. L’istituto della mediazione è stato ritenuto valido anche da parte della Corte costituzionale, ed è stato sottoposto a una serie di interventi per renderlo più efficiente.

 

Basta questo per ridurre l’arretrato?

Quando si forma un arretrato abnorme bisogna poter ricominciare azzerandolo, e mi pare che ciò il governo si proponga di compiere.

 

Gli interventi in materia di processo civile sono adeguati?

In materia di processo civile gli obiettivi che si pone il documento del ministero sono tutti estremamente validi. Valuto quindi in modo positivo l’obiettivo di una riduzione dei tempi, attraverso una serie di interventi specificati sia pure a grandi linee come ad esempio la negoziazione assistita, i divorzi consensuali di fronte all’ufficiale di Stato civile, una disciplina che preveda che chi perde paghi le spese processuali, la possibilità di raccogliere prove prima del processo e di utilizzare il sistema delle videoconferenze. Mi sembra estremamente importante la diffusione uniforme su tutto il territorio nazionale dell’informatizzazione e della digitalizzazione del processo civile, evitando sviluppi di esse a macchia di leopardo.

 

(Pietro Vernizzi)

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