PD-M5S/ Furio Colombo: Renzi e Berlusconi ci stanno togliendo la democrazia

- int. Furio Colombo

Per FURIO COLOMBO, chi esprime la sua opinione è tacciato di essere un traditore, o nel migliore dei casi un sabotatore. Questa è già una bella prova di autoritarismo all’interno del Pd

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Matteo Renzi (Infophoto)

“La storia non si ripresenta mai uguale, ma tra l’Italia di oggi e quella del 1924, anno del rapimento e omicidio di Giacomo Matteotti, esistono molte e impressionanti analogie. L’esito potrebbe essere lo stesso, la fine della democrazia”. E’ quanto scrive il blog di Beppe Grillo, che negli ultimi giorni ha alternato le critiche al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con le aperture a un dialogo politico sulle riforme. Mentre il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, riferendosi a una presunta svolta autoritaria, ha affermato: “E’ una allucinazione e una bugia”. Ne abbiamo parlato con Furio Colombo, editorialista del Fatto Quotidiano.

Ritiene che il dialogo tra Pd e M5S sulle riforme sia realmente possibile?

Intanto, nella buona e nella cattiva sorte tutto e sempre deve avvenire con Berlusconi. Non esiste quindi un’attività autonoma che debba essere immaginata, svolta, pianificata da un grande partito che si è preso il 40% dei voti. Esiste solo una perenne collaborazione con Berlusconi. Ciò mi provoca più di una obiezione, perché è la stessa persona che la parte politica cui appartiene Renzi ha accusato di essere la causa della distruzione dell’economia italiana, eppure tutto va fatto insieme a lui. Non soltanto, ma il presidente della Repubblica ci dice anche che va fatto con largo consenso. C’è quindi da essere molto perplessi.

Quali interrogativi le suscita il dialogo tra Renzi e Berlusconi?

Il primo interrogativo è perché il dialogo debba avvenire con Berlusconi, e chi ce lo ha ordinato. Un altro grande interrogativo è perché sia stato escluso il M5S, uno dei due grandi partiti che costituivano la contrapposizione democratica nel nostro Paese, e ci si trovi con uno soltanto. Infatti si verificano continui strappi interni a questo pastone che è stato mescolato tutto insieme, eppure ci dicono che siamo costretti a bercelo. Il ministro Boschi ieri in aula ha stigmatizzato le accuse di involuzione autoritaria.

Secondo lei questa involuzione c’è e dove sta?

Il ministro Boschi, quando condanna qualcosa, dovrebbe citarla al completo. Chi ha detto che c’è una deriva autoritaria, e l’ha detto basandosi su che cosa? O il ministro Boschi affronta il problema, e si può certamente discutere come ogni altra idea, oppure il condannarlo genericamente come allucinazione è una sciocchezza da ragazzina. E’ un’affermazione da assemblea studentesca, anche se il ministro Boschi probabilmente ne ha fatte poche di assemblee perché è molto disciplinata, è nata per fare il numero due e fa il numero due perfetto del suo numero uno che è Renzi. Ricordiamo però che sull’idea che ci sia un’involuzione autoritaria c’è un copyright, che è del gruppo del Fatto Quotidiano, che finora su questa ipotesi ha raccolto 150mila firme. Per non parlare del fatto che il capo dello Stato ieri poco dopo abbia detto la stessa cosa del ministro Boschi, e sarebbe stato molto meglio se Napolitano fosse venuto per primo e il ministro Boschi per seconda.

 

Al di là del copyright, l’involuzione autoritaria c’è o non c’è?

Questo rischio esiste realmente perché in Italia non abbiamo un partito di opposizione, perché non esiste una democrazia senza discussione, e perché il Pd vuole fare tacere se stesso e non tollera che qualcuno dentro al partito dica la sua. Chi esprime la sua opinione è tacciato di essere un traditore, o nel migliore dei casi come qualcuno che può fare fallire tutto. Questa è già una bella prova di autoritarismo all’interno del Pd. Dentro a Forza Italia si sta già facendo la stessa cosa: “Zitti tutti perché abbiamo già deciso noi”. Mi domando quale democrazia sia quella in cui due persone hanno già deciso per tutti. E soprattutto perché il centrosinistra debba vivere in simbiosi come un fratello siamese con Forza Italia, che è stato l’avversario di 20 anni di vita pubblica.

 

(Pietro Vernizzi)

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