QUIRINALE/ Il “presidente forte” mette fine ai sogni di Renzi e Berlusconi

- int. Lanfranco Turci

Per LANFRANCO TURCI, dopo le dimissioni di Cofferati, Renzi non potrà più fingere di ignorare la sinistra Pd, o la crepa che si è aperta potrebbe finire per fare crollare la diga

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Matteo Renzi (Infophoto)

“Dopo le dimissioni di Cofferati, Renzi non potrà più fingere di ignorare la sinistra Pd, o al momento di votare per il Quirinale la crepa che si è aperta potrebbe finire per fare crollare la diga”. Lo sostiene Lanfranco Turci, ex presidente della Regione Emilia-Romagna ed ex deputato dei Ds, dopo la vicenda che ha visto come protagonista l’ex segretario della Cgil. Dopo le primarie in Liguria, Cofferati ha denunciato le irregolarità che avrebbero favorito la concorrente Raffaella Paita, e di fronte al silenzio del partito ha scelto di stracciare la tessera del Pd.

Fino a che punto le dimissioni di Cofferati sono solo un fatto personale?

Non credo che sia solo una questione di delusione personale legata all’insuccesso. Cofferati si era impegnato con le Primarie in seguito alla sollecitazione di una parte del Pd e di Sel, anche se non credo che avesse messo in conto di vincere. Il modo in cui si sono sviluppate queste primarie ridicole, con i brogli, l’intrusione di forze del centrodestra e le “truppe cammellate” portate al voto senza motivazioni politiche, alla fine hanno indotto l’ex segretario della Cgil alla rottura. Peraltro non dimentichiamo che in questi anni Cofferati aveva sostenuto più volte posizioni critiche nei confronti del Pd, scegliendo per esempio di non votare per Juncker.

Quali conseguenze può avere lo strappo di Cofferati in vista del voto per il Quirinale?

Anche per il modo sbrigativo con cui Renzi e i suoi hanno liquidato la vicenda, le dimissioni di Cofferati spingono ancora di più la sinistra Pd a lavorare per un presidente che non sia il maggiordomo del premier-segretario e di Berlusconi. Cuperlo e gli altri ora avranno ancora più grinta nel difendere la posizione che porti all’elezione di una figura veramente autorevole e capace di rappresentare in modo alto il suo ruolo di presidente della Repubblica. L’affermazione di Fassina, secondo cui questa vicenda peserà sull’elezione per il Quirinale, significa proprio questo.

In vista del voto per il Quirinale, la sinistra Pd sta davvero formando “un partito all’interno del partito” come dice Renzi?

Non dimentichiamoci che quello per il Quirinale è un voto segreto, tanto è vero che non siamo ancora riusciti a capire quale sia stata la dinamica che due anni fa portò al voto dei 101 che bocciò Prodi. Nel meccanismo di elezione del presidente della Repubblica c’è sempre una parte di giochi che restano coperti, ma ritengo che quanto è avvenuto a Cofferati darà maggiore determinazione alla sinistra interna al Pd per ottenere un presidente della Repubblica che non sia in funzione del Patto del Nazareno.

Si potrebbe profilare un accordo tra sinistra Pd, Sel e M5S sul nome di Prodi?

Il problema, al di là del fatto che si scelga o meno il nome di Prodi, è l’inafferrabilità dell’M5S. Beppe Grillo sembra solo capace di guastare e mai di proporre qualcosa davvero in grado di entrare nei giochi importanti delle decisioni politiche. Se l’M5S fosse unito nel proporre una rosa di candidati che abbiano doti di autorevolezza e indipendenza, potrebbe anche determinarsi una convergenza tra sinistra Pd, Sel e magari grandi elettori sparsi dello stesso centrodestra, che comunque non sono disposti ad avallare il Patto del Nazareno. Ma la questione è fino a che punto l’M5S sia in grado di spendersi in questa partita.

 

Quindi che cosa accadrà?

Potrebbe verificarsi che, siccome Berlusconi non è in grado di portare tutte le sue truppe e Renzi ha difficoltà con la sinistra Pd, il segretario-premier assuma un atteggiamento più realistico e si renda disponibile a fare passare un candidato autorevole anziché un “maggiordomo” a sua disposizione. La vera partita non starà quindi nel presentare un candidato più o meno a sinistra, ma una figura che sappia difendere il suo ruolo dall’”invadenza” di Palazzo Chigi.

 

Giuliano Amato potrebbe avere queste caratteristiche?

Su questo ho qualche dubbio. Amato è una persona di grande cultura, ma non è mai stato un “cuor di leone”. Quando si è trattato di grandi battaglie Amato si è sempre tirato indietro. Ricordo che nel 2001 per il centrosinistra si pose la questione di chi candidare come presidente del consiglio, e alla fine si optò per Francesco Rutelli, Amato avrebbe potuto scendere in campo e avrebbe avuto dalla sua una parte importante dei Ds. Nell’ultimo libro di Umberto Ranieri, “Napolitano, Berlinguer e la luna”, si ricorda che gli Ulivisti chiesero ad Amato di candidarsi al posto di Rutelli ma l’allora premier uscente non ebbe il coraggio di farlo.

 

(Pietro Vernizzi)

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