ABOLIZIONE IMU?/ Giannino: Renzi cerca il “bis” degli 80 euro ma è un bluff

- int. Oscar Giannino

Un impegnativo piano pluriennale di taglio delle tasse: per OSCAR GIANNINO il discorso di Renzi all’assemblea del Pd è pura propaganda elettorale, ecco di cosa si tratta

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Matteo Renzi (Infophoto)

Abolizione della tassa sulla prima casa, intervento su Ires e Irap, interventi anche su scaglioni Irpef e pensioni. Un autentico piano pluriennale, dal 2016 al 2018, quello presentato dal premier Renzi all’assemblea nazionale del Pd, che a qualcuno ha fatto venire in mente le promesse di Berlusconi. Per Oscar Giannino, intervistato da ilsussidiario.net, tradotta politicamente questa parte del discorso di Renzi è un discreto comizio elettorale, rivolto essenzialmente alla minoranza del suo partito e alle opposizioni. “La notizia dell’abolizione dell’Imu” dice “è una non notizia in quanto tutti sanno che dal 2016 non ci sarà più: infatti il governo ha concordato con l’Anci la sua trasformazione in local tax. Ma quello che Renzi non ha minimamente detto, siccome i comuni vogliono più soldi rispetto al passato e non meno, è come compenserà questa richiesta e questo taglio”. In sostanza Renzi ha bisogno, dopo le recenti sconfitte elettorali, di ritrovare quella popolarità che gli avevano dato i famosi 80 euro.

Renzi ha presentato un piano triennale di tagli sulle tasse, ancorandolo con una serie di “se” alla continuità del suo piano di riforme. Che impressione le ha suscitato questo discorso?

Essenzialmente una. Tutti noi sapevamo che da qualche mese, di fronte a una ripresa italiana che come ovvio è lenta e non rapida come a Palazzo Chigi qualcuno, non si sa su quali basi, si aspettava, e dopo i risultati deludenti delle regionali, Renzi avesse cominciato a dire ai suoi: “Ho bisogno del bis degli 80 euro”.

Sta dicendo che siamo di fronte a un discorso puramente propagandistico?

Sto dicendo che ci sono diverse cose che non tornano. Il governo, secondo me sbagliando, sta lasciando che il 2015 scorra senza fare alcun intervento sulla finanza pubblica. Qualcosa andava fattto per rafforzare i segnali di ripresa, invece fino alla legge di stabilità il 2015 passerà senza alcun intervento. Nel frattempo però si sono accumulati diversi buchi da coprire.

Quali?

Quelli ad esempio aperti dalla sentenza della Corte costituzionale sul recupero delle pensioni nei prossimi anni, quelli degli effetti della sentenza sempre della Corte costituzionale che ha detto che dal prossimo anno occorre rinegoziare i contratti del pubblico impiego e altro ancora.

Tornando al discorso di Renzi, viene da paragonarlo alle promesse di Berlusconi.

Renzi, annunciando un programma molto impegnativo e pluriennale in cui interviene su tutti i tipi di imposta, da quelle patrimoniali a quelle sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle persone giuridiche, ha parlato in realtà alla minoranza del suo partito e alle opposizioni.

Mandando quale messaggio?

Sostanzialmente al suo partito ha detto: non createmi problemi sulla stabilità del governo, perché abbiamo bisogno di anni e se invece votiamo troppo presto non siamo sicuri di vincere. Alle opposizioni ha detto: avete bisogno di tempo anche voi del centrodestra; caro Silvio, prenditi tutto il tempo necessario perché il mio orizzonte politico resta lungo. 

 

Del taglio della tassa sulla prima casa, che cosa non la convince?

Sono vent’anni che a noi contribuenti ci promettono un taglio delle imposte. Ma, o ci dice prima qual è l’ammontare delle spese che taglia per rendere possibile con equilibrio di bilancio di ridurre le imposte che ci sta elencando, o finirà com’è sempre finita in passato.

 

Cioè?

Con diminuzioni di imposte da una parte ottenute aggravandoci con altre, e questo francamente lo abbiamo visto un mucchio di volte, oppure con più deficit. Mi aspettavo che facesse l’uscita che ha fatto, ma siccome si è preso un anno e mezzo senza fare spending review, fino a quando non ci dice quando farà il taglio della spesa sappiate che non possiamo fidarci. 

 

In particolare il problema è mantenere le promesse fatte ai comuni.

Infatti, l’abolizione dell’Imu nel 2016 è una non-notizia. Sappiamo tutti che l’accordo del governo fatto con l’Anci prevede che nel 2016 la componente patrimoniale dell’imposizione immobiliare cioè l’Imu-Tasi venga abolita e sostituita dalla local tax. I comuni si aspettano nel 2016 dai 30 ai 32 miliardi rispetto ai 25,8, la local tax è pensata proprio per recuperare parte di quei trasferimenti che si sono interrotti. Renzi poi ci ha detto che nel 2016 sparisce la componente di tassazione patrimoniale sugli immobili residenziali e non cita quelli strumentali di impresa.

 

Dunque da dove arriveranno i soldi promessi ai comuni?

Al momento quello che si capisce è che il governo mentre trasferisce le imposizioni patrimoniali ai comuni, allo stesso tempo sta dicendo ai comuni: dove trovare i soldi è un problema vostro. O aumentano verticalmente le imposizioni su prima e seconda casa o ci penserà l’aumento delle rendite catastali. Fino a quando non ci dice da dove arriveranno i soldi, l’annuncio di Renzi è aria fritta. Se non ci dice quanto e se precisamente taglia la spesa queste promesse restano quelle che abbiamo sentito per vent’anni. 

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