LEGGE ELETTORALE/ Ecco l’alternativa all’Italicum per valorizzare gli italiani

- Raffaele Bonanni

Oltre che sul referendum costituzionale, c’è molto dibattito sulla legge elettorale. Secondo RAFFAELE BONANNI, sarebbe giusto tornare al sistema proporzionale con preferenze

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Immagini di repertorio (Foto: LaPresse)

È davvero sorprendente come possa essere tanto mutevole la situazione politica nel nostro Paese. Appena qualche mese fa si pensava che il referendum sulle riforme istituzionali potesse essere concepito come un plebiscito a favore del Presidente del Consiglio, e invece ora si avverte palpabilmente che il plebiscito può rivelarsi un boomerang contro di lui. La stessa cosa è avvenuta per la legge elettorale voluta da Matteo Renzi. Ritenendosi sulla cresta dell’onda, ha progettato l’Italicum per far man bassa di parlamentari attraverso un criterio di votazione che non ha nulla da invidiare alla celeberrima legge Acerbo utilizzata negli anni ‘20. Un sistema in cui teoricamente anche il 20% del corpo elettorale può ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento. Lo stesso Matteo Renzi, cambiato in pochi mesi l’umore degli elettori e rendendosi conto che la massima “il nemico del mio nemico può essere mio amico” può influenzare l’esito elettorale del ballottaggio a suo sfavore, ora si dichiara disponibile a cambiarla.

Sono ormai anni che si assiste sempre alla stessa rappresentazione da parte dei attori-padroni di mutevoli stagioni politiche. Intanto metà elettorato non si reca alle urne non riconoscendosi culturalmente e idealmente nei forzati schieramenti via via trasformatisi in comitati elettorali. Ancora di più si allontanano perché oramai non sanno neanche più chi sono i propri parlamentari e che qualità possiedono, giacché non li conoscono né quando sono candidati, né quando eventualmente eletti esercitano il mandato in Parlamento. Questa condizione miserrima di anonimia dei rappresentanti del popolo, rendendo asfittica la politica, trasferisce giocoforza alle lobbies e ad altri poteri non responsabili, le leve del potere aldilà delle rappresentazioni mediatiche.

Credo che il sistema proporzionale sia il modo migliore per riportare la gente a votare schieramenti partitici in cui più si riconoscono. Un tale movimento rimetterebbe in moto anche la ricostruzione di partiti veri – non quelli senza base associativa democratica – per uscire dalla morsa di contenitori politici posseduti da coloro che hanno mezzi finanziari personali o di chi vende la propria anima al diavolo con relativo patto scellerato.

Infatti, l’elettore spesso si astiene dal voto non riconoscendosi pienamente negli attuali comitati elettorali, spesso accozzaglia di proposte di identità diverse. Invece coinvolgere pienamente nell’esprimersi le persone fa bene alla salute della politica; un’astensione vasta dal voto innesca una dinamica di estraneità dalle scelte difficili da prendere, molto dannosa per gli interessi di Comunità, soprattutto in periodi di cambiamenti epocali come quelli che stiamo vivendo. Il dilagare del populismo è pure un derivato della rarefazione del coinvolgimento popolare, perché fa più forti le presenze protestatarie e spinge ai margini le realtà più responsabili e moderate.

Ci hanno fatto credere nel corso del buio ventennio trascorso che il proporzionale fosse pressoché in disuso nei paesi democratici, ma a ben vedere tutti quelli nordici lo utilizzano, magari con sbarramenti percentuali più o meno alti per evitare la frammentarietà estrema nel voto. I paesi del basso Mediterraneo, compresi l’Italia e la Repubblica Federale Russa, usano sistemi maggioritari. Le preferenze invece dovrebbero essere ripristinate per ridare ai cittadini i loro rappresentanti territoriali per colmare il distacco odierno, ma anche per ridare dignità al mandato parlamentare, che è pieno se legittimato da cittadini che scelgono direttamente il loro senatore o deputato. Diversamente a scegliere saranno gli oligarchi gestori di comitati elettorali interessati solo a inserire tra gli eletti i loro fedeli, con tutte le degenerazioni del caso.

Con il maggioritario senza preferenze si assiste ormai alla pressoché deliqualificazione della funzione parlamentare, con degenerazioni assai preoccupanti. Ormai il Parlamento ha circa un terzo dei propri membri che nel corso del quinquennio cambiano casacca, non percependo alcuna responsabilità verso gli elettori del proprio territorio. Ma con le preferenze si darebbe forza alle associazioni, ai corpi intermedi, agli operatori della sussidiarietà. Questo tessuto fondamentale fatto di realtà rappresentative di cittadini sono state privilegiate dalla nostra Costituzione proprio perché da esse si può esprimere quell’energia prepolitica di esperienze capaci di fecondare i partiti politici, voluti forti dai Costituenti, per un equilibrio di potere che eguagli i cosiddetti poteri forti.

Si vuole sperare che nell’opinione pubblica maturi al più presto l’idea correggere l’attuale condizione di vuoto politico e di marginalità degli interessi popolari, ridando in mano alle persone il loro destino di Comunità. 

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