ITALICUM/ Fornaro (Pd): Renzi non vuole cambiare, fa solo melina

- int. Federico Fornaro

Ieri la Camera ha approvato con 293 sì e 157 no la mozione che impegna la maggioranza a consentire un confronto sull’Italicum. “Solo ammuina”, per FEDERICO FORNARO (minoranza Pd)

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Pier Luigi Bersani (LaPresse)

Ieri la Camera ha approvato con 293 sì e 157 no la mozione che impegna la maggioranza a “consentire ai diversi gruppi parlamentari di esplicitare le proprie eventuali proposte di modifica della legge elettorale attualmente vigente (l’Italicum, ndr) e valutare la possibile convergenza sulle proposte”. Un testo volutamente indeterminato che permette alla maggioranza di “mandare un segnale”, come ha detto il ministro Franceschini, e di bocciare le mozioni presentate dalle opposizioni. La minoranza dem non ha partecipato al voto. “La volontà di modificare l’Italicum non c’è, è evidente” — dice al sussidiario Federico Fornaro, senatore Pd della minoranza —. “Renzi sta solo facendo ammuina. Vuole stravincere con il jackpot, ma non ci riuscirà”.

Fornaro, i suoi colleghi della Camera hanno detto no a una manifestazione di buona volontà del governo.

Basta una lettura neppure maliziosa del testo per capire che si tratta di parole che non impegnano nessuno a fare alcunché. Né nel merito di questioni sollevate anche di recente da personalità come Giorgio Napolitano, né sui tempi.

Ma allora Renzi a che gioco sta giocando?

La volontà di modificare l’Italicum non c’è, è evidente. Non più tardi di un anno fa il Pd sostituì dieci membri della minoranza in commissione Affari istituzionali; mise la fiducia alla Camera sul testo della legge elettorale. Quando fa sul serio, Renzi stravolge prassi parlamentari e regole non scritte. Adesso si mostra incredibilmente rispettoso del parlamento.

Renzi alza la posta e scommette, sempre. Lo sta facendo anche stavolta?

A Napoli si direbbe che fa ammuina. A me le meline non sono mai piaciute. Preferisco sempre giocare una partita realmente aperta, con regole condivise e, soprattutto, trasparente nei confronti dell’opinione pubblica. Renzi ha annunciato a Catania che il Pd sull’Italicum ha le sue proposte, ma in nessun organo del partito né nei gruppi parlamentari queste proposte si sono viste, né sono state discusse. 

Intanto voi della minoranza ieri avete depositato la vostra legge elettorale.

Sì, ed è sottoscritta da 21 senatori del Pd. E’ il testo di una legge elettorale completa. Il Mattarellum 2.0 è fuori da logiche distruttive ed è il nostro contributo alla discussione. L’abbiamo presentata a luglio, assai prima dei tatticismi di questi giorni.

E com’è fatta?

Prevede l’elezione di 475 deputati in altrettanti collegi uninominali a turno unico (invece dei 100 collegi plurinominali dell’Italicum, ndr). I restanti 155 seggi li attribuisce così: 90 deputati come premio di maggioranza vanno alla lista o coalizione che ottiene il maggior numero di voti sul territorio nazionale (con un tetto massimo di 350 eletti); 30 deputati vanno alla seconda lista; 23 deputati vanno alle liste che superano il 2 per cento a livello nazionale (e hanno ottenuto meno di 20 eletti nei collegi uninominali); 12 deputati continuano ad essere eletti nella circoscrizione. Non prevede il ballottaggio e assegna il premio di maggioranza in misura fissa. Dà poi la possibilità di scegliere i candidati nei collegi uninominali con le primarie, onde evitare i cosiddetti paracadutati.

Renzi non ha più bisogno di voi. I voti per vincere nelle urne, sia alle politiche sia al referendum, li vuole trovare nell’elettorato moderato di Forza Italia. 

Non conosco le strategie elettorali di Renzi. Però gli ultimi sondaggi disponibili danno il No al 55 per cento e segnalano che circa un terzo, tra il 25 e il 30 per cento, degli elettori di centrosinistra è orientato per il No. Significa che l’Italicum o il “combinato disposto” di Italicum e riforma costituzionale è una delle ragioni che in questo momento spinge parte dell’elettorato di sinistra e del centrosinistra a votare No. Recuperare questo elettorato a Renzi dovrebbe interessare. 

 

Secondo il Corriere, Renzi aprirebbe al premio di coalizione anziché di lista.

Credo sia la richiesta che gli viene da Ncd, che il giorno in cui ha votato l’italicum, e non si sa perché lo ha fatto, ha fissato la data del proprio funerale. 

 

Renzi però vuole il ballottaggio a tutti i costi. Perché?

Perché ha l’idea del presidente del Consiglio come sindaco d’Italia. Si dimentica che nelle grandi democrazie non esiste un ballottaggio nazionale: il secondo turno francese è di collegio e vi partecipano tutte le liste che hanno superato il 12,5 per cento degli aventi diritto.

 

Perché se lo dimentica?

Perché vuole stravincere con il jackpot. Ma in una democrazia parlamentare matura non si può vincere così, perché il rischio di deformare in maniera eccessiva la rappresentanza è troppo rilevante. Che poi è il motivo per cui la Consulta ha bocciato il Porcellum nel 2014.

 

Come mai siamo a questo punto, Fornaro?

Per una ubriacatura elettorale, quella del 40 per cento alle europee di due anni fa. Il tasso di partecipazione del 57 per cento, 18 punti in meno delle politiche 2013, deformava la realtà, e Renzi ha frainteso la cambiale che una parte dell’elettorato aveva aperto nei suoi confronti con la nascita di un nuovo blocco sociale, smentito peraltro dalle elezioni immediatamente successive.

 

Disattendere le dritte di Napolitano non è controproducente per Renzi?

Se sto alle dichiarazioni di autorevoli esponenti del mio partito e della maggioranza, come quelle di Franceschini, posso dire è una preoccupazione condivisa.

 

Ma Franceschini, che è un azionista importante del governo, ha detto della mozione che “il testo va bene così. L’importante è mandare un segnale”. Un segnale a chi?

C’è stato un crescendo di pentimenti nei confronti dell’Italicum… Stiamo a vedere. Manca solo un pizzico di coraggio in più nelle fasi parlamentari.

 

Non le sembra interessante che M5s, la prima forza politica che si avvantaggerebbe dell’Italicum, ora dica che è una legge sbagliata e da rifare?

Hanno solo calciato la palla in tribuna.

 

Come valuta politicamente il rinvio della Consulta?

E’ la prova che c’è un collegamento oggettivo tra la legge elettorale e la riforma costituzionale. E’ quello che abbiamo sempre sostenuto.

 

(Federico Ferraù)

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