LEGGE ELETTORALE/ La sentenza della Corte? Proporzionale con lo sbarramento

Il 24 gennaio la Corte costituzionale inizia l’atteso esame di costituzionalità dell’Italicum. Secondo GIANFRANCO PASQUINO, ecco l’esito che possiamo aspettarci

elezioni_scheda2R439
Sondaggi elettorali, Immagini di repertorio (LaPresse)

A pochi giorni dall’esame della Consulta sulla costituzionalità della legge elettorale renziana fare previsioni è molto, molto difficile. Secondo Gianfranco Pasquino, docente di scienza politica nell’Università di Bologna, non ha senso parlare di partiti favoriti da un sistema elettorale piuttosto che da un altro, così come non ha senso parlare di bipolarismo o di tripolarismo. Ecco la sua analisi.

Si stanno facendo previsioni e calcoli in vista della prossima sentenza della Consulta. Cosa deciderà secondo lei e quale decisone sarà più favorevole a chi?

La Corte costituzionale va sostanzialmente verso una decisione che non alteri le preferenze dei cittadini.

In sintesi, quale?

E’ probabilmente orientata verso un sistema elettorale proporzionale. Ma la Corte sa anche che non deve frammentare il sistema dei partiti e quindi al massimo esprimerà un parere favorevole a una soglia di accesso al Parlamento.

La vera discriminante è se accetterà l’esistenza di un premio di maggioranza oppure no?

La mia impressione è che la Corte non pensi al premio. Ripeto, a mio avviso verrà fuori un’indicazione di fondo per un sistema proporzionale con una soglia di accesso al Parlamento. Inoltre, la Corte vorrà che i cittadini possano effettivamente scegliere i candidati: dunque qualcosa contro le liste bloccate e i capilista, su questo darà sicuramente un parere. 

Tornando alla domanda iniziale, chi sarà favorito in questo modo?

E’ difficile dire chi potrà essere favorito o no, ma il punto di partenza è un altro.

Quale?

Se si va al proporzionale non è favorito nessuno, dipenderà dai partiti e dai loro candidati. Dire vince Renzi o vince Berlusconi ha poco senso, l’unica cosa che si può dire è che perdono i 5 stelle.

Perché?

Perché la loro vittoria sarebbe certa solo se si votasse con un ballottaggio con il premio, in quel caso vincerebbero di sicuro viste le posizioni attuali dei partiti.

Secondo lei bisognerà fare una legge elettorale per tre forze (destra, sinistra e M5s) oppure si va verso una sorta di nuova bipolarizzazione con Pd e FI da un lato e M5s e Lega dall’altro, cioè “governativi” contro “populisti”?

Una striscia di populismo certamente è presente nei 5 stelle ma non è certo l’elemento determinante. L’elemento determinante è l’essere “anti” questa politica di oggi. Sostenere cioè che la situazione politica è brutta, che è colpa di questa classe politica che è da cambiare del tutto. Questo elemento non sparisce domani, continuerà ad esserci anche se la Raggi ne combina altre delle sue. Un 30 per cento di italiani insoddisfatti ci saranno sempre.

E la Lega? 

Nella Lega c’è un elemento di populismo che Salvini accentua, però la Lega è un movimento regionale del nord, che vuole una politica diversa almeno nelle regioni del nord. Continuare a dire: siete populisti dunque siete brutti e cattivi, non ha senso. Il problema si risolve dando risposte reali ai questi due elettorati che da molti punti di vista non sono molto distanti.

 

Ma che schieramenti ci troveremo davanti? Ha senso parlare di tre poli o di ritorno al bipolarismo?

Io di poli ne vedo più di tre, ad esempio ne vedo uno formato da Fratelli di Italia e Lega Nord. Ne vedo uno fatto da Berlusconi con Alfano e probabilmente Verdini, perché se Renzi non lo reimbarca è obbligato a tornare da Berlusconi, il quale infatti si presenta come polo autonomo, è lui che dice non voglio negoziare con la Lega.

 

A sinistra invece cosa vede?

Vedo un polo formato dal Pd e un pezzo di sinistra, ma vedo anche Sinistra italiana perché continua a essere una formazione variegata nella quale Civati prima o poi finirà per entrare. E poi ci sono i 5 stelle. Per questo penso sia sbagliato dire che non possiamo avere un sistema maggioritario perché ci sono tre poli.

 

Se avessimo un sistema maggioritario?

Se avessimo un sistema maggioritario vero come ad esempio quello francese, esso costringerebbe i partiti a darsi una regolata e presentare candidati che rappresentano un’alleanza pre-elettorale. Se il sistema elettorale è forte, e quelli maggioritari lo sono, costringe i poli a ridursi di numero se non vogliono essere fortemente svantaggiati e quindi sotto-rappresentati in Parlamento.

 

Renzi riuscirà a governare il partito o i suoi gli faranno le scarpe? 

Le minoranze interne al Pd continuano a non avere una proposta politica forte, continuano a non avere un leader capace di vincere le primarie. Se cambia qualcosa è perché una parte di quelli che lo hanno sostenuto fino a oggi lo abbandonano.

 

Ad esempio?

Uno in grado di farlo e che secondo me ci tiene molto a questa possibilità è Franceschini, che ha già fatto un giro come candidato quando era vice di Veltroni e quindi sa come si fa a organizzare una campagna per essere eletto segretario. 

 

Niente ribaltone?

Non credo, può vincere un pezzo dell’attuale maggioranza purché riesca a convincere le minoranze che così l’alternativa è più praticabile e meno pericolosa ma soprattutto si può emarginare Renzi e vincere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori