BALLOTTAGGI COMUNALI 2017/ Caldarola: saranno la tomba del renzismo

- int. Peppino Caldarola

Per PEPPINO CALDAROLA il centrodestra si aggiudicherà i ballottaggi in cui è davanti. E il voto grillino potrebbe essere decisivo. Il Partito democratico? E’ morto a Palermo

matteo_renzi_zoom5_lapresse_2017
Matteo Renzi (LaPresse)

Il giorno dopo il voto nei comuni, tutti hanno vinto. Grillo, che vede una crescita “lenta ma inesorabile”; Berlusconi; Salvini, che immagina un centrodestra (avanti in 15 città su 25) a trazione leghista; Renzi, che esorta al “voto utile” contro la destra. Per Peppino Caldarola, uomo di sinistra non renziana, ex direttore de l’Unità, il centrodestra si aggiudicherà i ballottaggi in cui è davanti. E il voto grillino potrebbe essere decisivo. Il Pd? E’ morto a Palermo.

Peppino Caldarola, cominciamo da chi ha vinto e da chi ha perso.

La verità definitiva la sapremo dopo i ballottaggi, per ora i 5 Stelle sono i veri sconfitti. Il centrodestra unito è in netta ripresa, il Pd, che temeva non poco questo voto, tutto sommato se l’è cavata anche se con Genova perderà l’intera Liguria. Sono risultati che segnano una tendenza, ma non dicono nulla di ciò che potrebbe accadere alle politiche. 

Grillo è fuori dai ballottaggi che contano, però si consola Con Torino e Roma.

Paragonato a Roma e Torino 2016, il voto di ieri (domenica, ndr) è stato uno sfacelo, in realtà sono state due elezioni diverse. Il voto a M5s, essendo un voto interamente politico, va misurato nello scontro politico. E nelle amministrative di Roma e Torino il voto era totalmente politico. Non così questa volta.

E se fossero le comunali la vera prova del peso reale di M5s?

Il voto amministrativo rivela la fragilità grillina, ma non quella del movimento o del partito, perché tutti i partiti oggi sono deboli. E’ la fragilità drammatica della sua classe dirigente, quella che manca, quella che i territori non sa che cosa siano. 

Risalta ancor di più il caso Pizzarotti.

L’unico sindaco che ha fatto davvero il sindaco non è più di M5s.

Cos’è oggi M5s?

Continua ad essere una bolla elettorale. Quando si vota alle amministrative e la destra o la sinistra mettono in campo personaggi con un loro appeal, il palloncino si sgonfia.

E’ tornato il bipolarismo?

Chi lo dice corre troppo. Occorre capire se esiste la possibilità di una unità vera tra le forze del centrodestra. Le dichiarazioni di Salvini sul centrodestra a trazione leghista sono molto arroganti nei confronti di Berlusconi. Un errore, perché la boria di Salvini potrebbe funzionare solo alle comunali ma non alle politiche. A Genova forse sì, c’è la trazione leghista, ma c’è anche l’abilità di Toti che si è rivelato un animale più politico di tanti altri. 

Renzi non si perde in analisi elettorali, va ad Amatrice a valutare lo stato dei lavori. Queste comunali però sembrano le macerie della vocazione maggioritaria di Veltroni.

Era un’idea con un suo fascino, ma si è rivelata astratta rispetto alle caratteristiche politiche del nostro paese, che non si fa ridurre a due partiti. Ma anche dentro il Pd, l’egoismo politico di Renzi ha fatto disastri.  La vocazione maggioritaria è il vero defunto di questa stagione politica.

E infatti il Pd renziano è competitivo solo all’interno di coalizioni di centrosinistra, e per di più piene di liste civiche. Uno smacco.

Sì. Tra quindici giorni il candidato Pd, là dove esiste, o guarda verso altri potenziali alleati oppure non ce la fa.

Siamo a una svolta?

Il buon senso direbbe di sì, ma alcuni ce l’hanno, altri no. Con la vocazione maggioritaria finisce anche la pretesa egemonia del Pd sulle altre forze interessate a un’alleanza.

Come quella che si va organizzando intorno a Giuliano Pisapia.

Ho trovato buffa la risposta del Pd alla richiesta, anche un po’ provocatoria, di Pisapia (se facciamo il centrosinistra assieme servono le primarie). Dal Pd gli hanno risposto che nello statuto sta scritto che il segretario del partito è anche il candidato premier. Ma se ti allei con gli altri, il tuo statuto non è lo statuto degli altri, o sbaglio?

Queste comunali rilanceranno anche la trattativa politica nazionale?

A livello nazionale Renzi ha due strade: o un accordo con la sinistra, o un accordo con Berlusconi. Ma questa seconda ipotesi, fatta alla luce del sole, gli porterebbe via troppi voti; gli conviene pensare ad un patto con la sinistra, sia nell’ipotesi improbabile di una legge maggioritaria, sia nell’ipotesi più probabile di una legge proporzionale.

Come si muoverà l’elettorato tra 15 giorni?

Mi aspetto un voto alla francese, cioè con una affluenza ancor più bassa del primo turno. Poi sarà decisivo l’atteggiamento di M5s. A Parma nel 2012 vinse Pizzarotti perché il centrodestra volle dare la spallata al candidato di sinistra (Vincenzo Bernazzoli, ndr). Lo stesso è avvenuto a Roma e a Torino, dove gli elettori di centrodestra hanno senz’altro aiutato Raggi e Appendino. Questa volta siamo sicuri che l’elettore del M5s voglia ricambiare il favore?

Lei cosa risponde?

Può darsi di sì. Ma può anche darsi che la parte di sinistra dell’elettorato a 5 stelle torni ad aver paura di una vittoria della destra. 

Possibile?

Sì, perché il movimento di Grillo non ha mai costruito un progetto identitario, se non quello di essere, più o meno apparentemente, contro l’establishment.

Sul blog, Grillo parla di ballottaggi triplicati dal 2012, di “crescita lenta ma inesorabile”. E’ evidente però che i conti non tornano. Cosa starà pensando il leader di M5s?

Grillo potrebbe ritenere di essere stato punito per avere fatto l’accordo elettorale con Renzi e Berlusconi. Il loro elettorato li vuole duri e puri, posto che lo siano, e come si vede non lo sono. Quando la battaglia si trasforma in un tentativo di accordo, gli elettori cominciano a guardarsi intorno e a ragionare in termini di voto sprecato. E poi non dimentichiamo Torino e Roma.

Gestire la cosa pubblica si è rivelato un problema maledettamente complicato.

Sì. A Torino la celebrata Appendino, di fronte all’unica vicenda seria (l’incidente di piazza San Carlo, ndr) ha rivelato un’incapacità di governo paurosa.

E a Roma?

A Roma M5s ha vinto perché poteva solo vincere. La vittoria gli è stata regalata. E le cose non funzionano.

Non mi dirà che crede alla teoria del complotto della Taverna.

No. Roma non è stata una trappola voluta, ma la débâcle della classe dirigente precedente e soprattutto della sinistra. Al momento opportuno, il Campidoglio è toccato alla Raggi. Anche oggi sono convinto che M5s avrebbe preferito la battaglia campale alle politiche e solo quella. 

Le rifaccio la domanda di prima. Come andranno i ballottaggi?

Tutti i candidati di centrodestra che sono in vantaggio secondo me vincono, a meno di un voltafaccia di M5s, la cui antipatia per Renzi è veramente grande. Il centrodestra ha più capacità espansiva e di coalizione del centrosinistra.

A Parma?

Qui potrebbe essere che il centrodestra voglia mandare a casa Pizzarotti. Uno scambio di favori.

Il lato peggiore di questo primo turno?

A Palermo Orlando ha vinto chiedendo la resa a Renzi, che ha ammainato le bandiere perché sporcavano l’immagine del sicuro vincitore. Orlando sa che quella sigla il suo mondo non la sopporta. Per un partito che ambisce a governare è un fatto drammatico. Come si suol dire, fossi in Renzi mi farei una domanda e mi darei una risposta.

(Federico Ferraù)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori