RETROSCENA/ Il dossier immobiliare che sta nei sogni (proibiti) di Renzi

- Vincenzo Paolo Cappa

Renzi si tiene stretto gli ex Dc di Fioroni perché hanno in dote il patrimonio immobiliare della balena bianca, ma qualcuno ora potrebbe sfilarglielo. VINCENZO PAOLO CAPPA

fioroni_renzi_lapresse_2018
Beppe Fioroni con Matteo Renzi (LaPresse)

In una domenica di ottobre, in un albergo romano, senza comunicati stampa e con più segretezza di una loggia massonica, si sono riuniti duecento ex iscritti della Dc. Li ha riuniti l’ex ministro Veneto Gianni Fontana, segretario di una delle cento Dc circolanti in Italia, così simile alla Dc originaria che appena Fontana ha riunito i suoi sodali questi lo hanno giubilato sostituendolo con un segretario ancor più vecchio di lui, tale Renato Grassi,78 anni, funzionario ministeriale in pensione, democristiano di lungo corso mai noto alle cronache né nel bene né nel male.

Negli stessi giorni, a Viterbo, in un altro hotel un’altro democristiano più fresco di onori ministeriali ha radunato un’altra platea: duecento persone accorse ad ascoltare l’ex ministro del Pd Beppe Fioroni impegnato a spiegare come avrebbe ricostruito la Dc — ha detto proprio così — nel Partito democratico. Molti si sono chiesti come mai Fioroni riesumasse la Dc, e perché mai ribadisse con tanta enfasi che essa “vive nel Partito democratico”.

A spiegare l’arcano provvede Il Sole 24 Ore con un documentato articolo in cui narra la vendita nelle scorse settimane del Palazzo Sturzo, sede della Dc all’Eur, per una cinquantina di milioni. L’occasione è stata propizia per zoomare tutta la residua proprietà immobiliare della Dc in giro per l’Italia: oltre al palazzo, case e fondi per una ventina di milioni di euro a valore di catasto. 

A chi appartiene tutto questo ben di Dio? Agli eredi della Dc, appunto. Che allo stato sono gli amici di Fioroni, i vecchi popolari confluiti nel Pd. Ma se avessero ragione i vecchi soci guidati dal 78enne Renato Grassi, allora le cose cambierebbero.

Negli anni il patrimonio della Dc ha riempito le cronache più giudiziarie che politiche: ereditato per patti interni dal Partito popolare (Ppi), esso è finito nelle mani di improbabili società croate di cui ha detto tutto l’infallibile Milena Gabanelli in una delle più riuscite puntate di Report. La novità è che buona parte di quel patrimonio è libero da cause, fallimenti e impicci vari, ed è la principale dote che gli ex democristiani portano al Pd. Renzi aveva perfino provato a impadronirsene, ma a fargli passare ogni voglia ci pensò il vecchio Castagnetti.

Forse il gruzzolo dei popolari è la sola ricchezza rimasta al Pd, e non stupisce che i vecchi democristiani vogliano riprenderselo.

Chi ci sia dietro tutte queste manovre per accaparrarsi l’eredità democristiana, non lo sappiamo. Quella che appare chiara è la posta in gioco: uno stock immobiliare da far invidia a Pirelli Re.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori