CAOS PD/ Caldarola: sarà Franceschini a decidere chi guiderà un partito morto

- int. Peppino Caldarola

Al momento, secondo i sondaggi di Alessandra Ghisleri, Zingaretti sarebbe il vincitore del congresso Pd battendo Minniti. Ma questo non allunga la vita ai dem

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In piazza a Torino per il Sì alla Tav il 10 novembre scorso (LaPresse)

Congresso del Pd già chiuso ancora prima di cominciare? Secondo un sondaggio di Alessandra Ghisleri (Euromedia) tra chi conosce, come sostenitore del Pd, i candidati alla segreteria, stravince Zingaretti con l’82,2% delle preferenze, seguito a ruota da Minniti al 79%. Ben distanziati gli altri, tra il 63,2% di Boccia e il 60,3% di Damiano fino al 21,2% di Martina. “Il problema” ci ha detto Peppino Caldarola “non è chi di questi nomi vincerà, il problema è che nessuno di loro dovrebbe neanche candidarsi”. “Gli uomini di sinistra — ci ha detto ancora — hanno fallito, tutti. Se il Pd vuole sopravvivere deve guardare a quelle donne che sono state capaci di portare in piazza migliaia di persone a Torino e a Roma. Sono loro il futuro”.

Si aspettava queste percentuali che dà il sondaggio, con Zingaretti il più preferito di tutti?

Se il sondaggio si riferisce agli elettori del Pd, credo sia plausibile che Zingaretti sia in vantaggio.

Perché?

Zingaretti è l’unico fra i dirigenti del Pd che ha sempre vinto ogni elezione a cui si è presentato. Minniti è una persona di talento ma è stato molto discusso come ministro. Gli altri francamente mi sembrano tutti fuori gioco, questa è una partita a due, non a tre o quattro.

Anche Boccia è fuori dai giochi?

Boccia è il contrario di Zingaretti, non ha mai vinto alcuna elezione. Poi è legato ad Emiliano per cui non ha chance, così come non ne ha Guerini. Martina ha fatto una dirigenza dignitosa, ma anche lui è fuori dai giochi come dice anche il sondaggio.

Dunque sarà un duello Zingaretti contro Minniti?

Sarà una partita che nella prima parte del congresso vedrà qualche punto in più a favore di Minniti se la corrente renziana lo appoggia, una corrente che ha tutt’ora una forza non da poco nel Pd.

Ecco: Renzi e i renziani chi appoggeranno?

Sicuramente non Zingaretti. Anche perché Zingaretti è il candidato di Gentiloni, con cui Renzi da tempo ha aperto uno scontro. Minniti è stato suo ministro e fra i due c’è un rapporto solido ma non sono così sicuro che Minniti sia il personaggio ideale di Renzi, perché ha autonomia di giudizio e sa decidere da solo. Detto questo, resto dell’avviso che se Renzi potrà far saltare il banco, lo farà.

Che significa?

Il banco può saltare per tante ragioni. Può saltare se la situazione politica dovesse precipitare, allora la celebrazione del congresso potrebbe essere solo un lusso senza significato. Può saltare se questo movimento che è nato all’esterno del Pd e che è sceso in piazza dicesse al Pd: caro partito, non funziona uno scontro fra due vecchi leader. Perché sia Zingaretti che Minniti hanno tutti e due una lunga storia politica. Sono anche loro volti consumati.

Lei sta parlando del movimento che abbiamo visto in piazza a Torino e Roma, è così?

Certo. La mia opinione infatti è che nessuno degli attuali candidati debba fare il segretario, il gesto più generoso che possono fare è ritirarsi. Io vorrei una o più figure femminili, escludendo le ex ministre o le parlamentari che passano il tempo in tv come i loro colleghi maschi facendo più danni che altro.

Volti nuovi, volti della società civile quindi?

E’ necessario guardare a queste nuove leader così normali, tra le signore di Torino o quelle di Roma ci sono almeno 15 di loro che potrebbero prendere in mano il partito in modo fantastico.

Ma il Pd è disposto ad accettarle?

No, non è disposto e per questo sta morendo. E se guardiamo ai punti veri di resistenza a questa ondata xenofoba e sovranista vediamo che nel mondo americano emergono solo figure femminili, anche di diverse età. E anche in Italia i movimenti di massa sono diretti da un gruppo di donne che riescono a portare in piazza una civile protesta. Il Pd non è pronto perché vuole morire, altrimenti tutto il gruppo dirigente dovrebbe fare un passo indietro. Soprattutto è finito il tempo dei maschi, hanno fallito, mi ci metto in mezzo anche io così non faccio il primo della classe. Hanno avuto per decenni la loro chance e hanno portato il Pd al fallimento. Si faccia un cambio di genere piuttosto che generazionale.

Ci siamo dimenticati di citare Franceschini: che farà?

Franceschini è il dominus di questa battaglia, l’uomo che tiene quasi tutto il partito in mano. Ha scelto Zingaretti, e se si va a un congresso fra di loro, quello che ha la golden share è Franceschini e la butterà tutta nelle mani di Gentiloni.

(Paolo Vites)



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