Giovanni Tria, chi è il nuovo ministro dell’economia/ Tranquillizza Bruxelles: nessuno vuole uscire dall’euro

- Silvana Palazzo

Giovanni Tria, chi è il nuovo ministro dell’Economia. Cosa pensa di Europa ed euro: un Savona “travestito”? Un altro eurocritico nel governo M5s-Lega. Le ultime notizie

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Giovanni Tria, chi è il nuovo ministro dell'Economia

Giovanni Tria è il nuovo ministro dell’Economia e subito dopo il giuramento di ieri ha voluto mandare un messaggio chiaro a Bruxelles: “In Italia non esiste nessuna forza politica che dica di voler uscire dall’euro”. Secondo quanto riporta Il Giornale, Tria ha evidenziato che “tra tutti i partiti italiani, sia all’opposizione che al governo, non ho sentito una sola forza politica che dica che voglia uscire dall’euro. Questa è la verità: il mondo deve prenderne atto”. Dunque c’è la chiara volontà di spegnere le polemiche dopo che era stata bloccata la nomina, proprio al ministero dell’Economia, di Paolo Savona, viste le sue posizioni sull’euro. Savona, tra l’altro, è comunque nella compagine dell’esecutivo. Dunque oltre ai messaggi di rassicurazione ci vorranno anche azioni concrete da parte del Governo per tranquillizzare Bruxelles, a cominciare da quelle relative alla Legge di bilancio, di cui Tria dovrà occuparsi in prima persona. (aggiornamento di Bruno Zampetti)

GIOVANNI TRIA, LE PAROLE DI CARLO COTTARELLI

Giovanni Tria è il nuovo ministro dell’Economia del governo Giuseppe Conte, nato dall’accordo tra M5s e Lega. Carlo Cottarelli, economista e premier incaricato per poche ore, ha parlato così degli obiettivi da raggiungere: “Questo governo dovrà realizzare quel programma che è alla base dell’accordo tra Lega e M5s. Sono felice che sia nato un governo politico, ma non condivido buona parte di questo programma. C’è un problema di conti pubblici, rimango molto chiaro”. Ha proseguito Cottarelli a Mezz’ora in più su Rai Tre: “Realizzare tutte le cose promesse non sarà possibile. Non ho mai parlato con Tria di queste cose. Tria l’ho conosciuto come capo della scuola di Pubblica Amministrazione. E’ un buon economista, non conosciutissimo a livello nazionale ma è un buon economista. E’ meno preoccupato di quanto sia io dei conti pubblici italiani: se è disposto a realizzare il programma di governo, che dice che occorre sostenere la crescita con più deficit pubblico, presumibilmente è d’accordo con questa ricetta. Io non sono d’accordo, l’italia non può correre il rischio di deficit pubblico”. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

“SQUADRA GOVERNO OTTIMA”

Il Ministro dell’Economia ha giurato, come tutti gli altri 17, davanti al Capo dello Stato: poche righe, tanta commozione ed emozione e via alla guida del Mef per quello che sarà un Dicastero centrale del Governo Conte. «La squadra di Governo è ottima, siamo contenti di cominciare il nostro lavoro», ha detto il neo inquilino del Mef all’uscita dal Quirinale dopo il giuramento ufficiale dal Presidente della Repubblica. Davanti ci cronisti che gli chiedevamo perché fosse stato scelto lui dopo il “nodo-Savona”, Tria ha sorriso ma non ha risposto, andando oltre mentre Matteo Salvini ha voluto spiegare il motivo dello spostamento del prof. bocciato da Matterelli agli Affari Europei. «Paolo Savona agli Affari europei non è un passo indietro, ma abbiamo raddoppiato: se si vogliono ricontrattare alcune regole europee quello è il posto giusto», ha commentato il neo Ministro degli Interni che poi ha aggiunto, «Tria è un ministro dell’Economia in perfetta sintonia con Savona, quindi nessun passo indietro, ma si è raddoppiato». (agg. di Niccolò Magnani)

MULÈ: “LO HANNO SCELTO PERCHÈ È IL MIGLIORE”

Sarà Giovanni Tria il nuovo Ministro dell’Economia del governo MS5-Lega. Si tratta di fatto di una seconda scelta, visto che la prima era il professor Paolo Savona, scomodo però a Mattarella, e quindi traslocato sugli Affari europei. Tria, classe 1948 originario di Roma, è stato presentato dalla Lega ma è considerato molto vicino a Forza Italia. A riguardo ne ha parlato Giorgio Mulè, il portavoce unico dei gruppi di Forza Italia, che interpellato in queste ore dai microfoni de Il Fatto Quotidiano proprio sul prossimo titolare del dicastero economico, ha ammesso: «Il ministro all’Economia Giovanni Tria? Che volete che vi dica, è la gioia mia». Tria è considerato molto vicino a Renato Brunetta, uno dei fedelissimi di Silvio Berlusconi, nonché ex capogruppo alla Camera: «Non è un nostro ministro – ha proseguito Mulè – perché non sosterremo questo governo. Certo, la sua storia è scritta. Scrisse il programma di Fi? Collaborò con noi negli anni Duemila, ha scritto diversi libri con Brunetta. Lo giudicheremo sui fatti. Lo hanno scelto perché probabilmente è il migliore». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PAOLO SAVONA CONSULENTE

«Un economista di straordinarie capacità». Così Giuseppe Novelli, rettore dell’università Tor Vergata, ha commentato la scelta di Giovanni Tria al ministero dell’Economia e delle Finanze. A Bruxelles hanno poco da festeggiare, perché l’economista romano è estremamente critico con la Germania. Da editorialista, Tria non ha risparmiato critiche ad un’Europa troppo condizionata dalla Germania. Inoltre, è lontano anni luce da Pier Carlo Padoan. Ha speso 35 anni nell’analisi dell’economia dello sviluppo, una disciplina che analizza gli squilibri tra aree industrializzate e zone arretrate del mondo. Di qui la predilezione per gli investimenti pubblici come volano dell’economia, una posizione diametralmente opposta a quella di Padoan, che è più attento al rispetto dei vincoli di bilancio. Restano da capire i suoi margini di manovra: secondo Il Manifesto, è possibile che nei patti tra Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Giovanni Tria ci sia una clausola non scritta che consentirà a Paolo Savona di avere un ruolo di super consulente nei rapporti tra l’Italia e l’Unione europea. (agg. di Silvana Palazzo)

FLAT TAX E REDDITO CITTADINANZA: PRUDENZA NEL NUOVO MEF

Per i due provvedimenti più importanti e centrali del Governo Lega-M5s, il nuovo Ministro Tria avrebbe in mente una versione “prudente” che faccia da contraltare allo spavaldo dinamismo dei due azionisti principali, Di Maio e Salvini. Sulla flat tax abbiamo visto qui sotto cosa effettivamente pensi il nuovo inquilino del Mef: è favorevole ma non crede che possa risolvere ogni male economico e di tasse, quando ad esempio dice «bisogna contare meno sulle scommesse e far partire la riforma con un livello di aliquota, o di aliquote, che consenta in via transitoria di minimizzare la perdita di gettito». Sul reddito di cittadinanza invece, caposaldo del programma M5s – e sul quale Di Maio si gioca di fatto tutto – per Tria è accettabile come provvedimento, ma anche qui con i dovuti limiti strutturali da immettere. «Non mi va una società in cui una parte della popolazione produce e l’altra consuma», in pieno stile Lega da questo punto di vista. Secondo La Stampa, il post-Padoan vedrà possibili procedure da snellire per i centri di impiego e non solo: «quel sistema di controlli giudiziari e para-giudiziari che assieme al codice degli appalti stanno paralizzando ogni velleità di attivazione degli investimenti pubblici, pur da tutti auspicati». Insomma, rivoluzione sì ma con prudenza.. (agg. di Niccolò Magnani)

RISCHIO NON È USCITA DA EURO MA “IMPLOSIONE”

Si sprecano i retroscena sulla nomina di Giovanni Tria al ministero dell’Economia. Secondo Sky sarebbe stato proprio Paolo Savona, la prima scelta di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, a suggerirlo per il dicastero che avrebbe voluto per sé. Il docente ha assunto una posizione critica nel modo in cui è stata concepita l’integrazione europea, ma non è radicale come Savona, il quale è arrivato a teorizzare un piano B per l’uscita dell’Italia dalla moneta unica. In un intervento sul Sole 24 Ore del 2017 scriveva con Renato Brunetta che «non ha ragione chi invoca l’uscita dall’euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali, ma non ha ragione neanche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, quando dice che “l’euro è irreversibile”, se non chiarisce quali sono le condizioni e i tempi per le necessarie riforme per la sua sopravvivenza. Anche perché il maggior pericolo è l’implosione non l’exit». A proposito della flat tax, che la Lega ha inserito nel contratto di governo con il M5s, Tria sul sito Formiche ha dichiarato: «Coincide con l’obiettivo di riduzione della pressione fiscale come condizione di una politica di crescita, soprattutto se si vede questo obiettivo non tanto come un modo per aumentare il reddito spendibile di famiglie e imprese, e quindi sostenere la domanda interna, ma come un modo per aumentare il rendimento dei fattori produttivi, lavoro e capitale, e quindi anche degli investimenti». (agg. di Silvana Palazzo)

COSA PENSA DI EUROPA ED EURO: UN SAVONA “TRAVESTITO”?

Da Tor Vergata a via XX settembre: Giovanni Tria è il ministro dell’Economia scelto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini per il governo M5s-Lega. Preside della facoltà di Economia dell’università romana Tor Vergata e numero uno della Scuola nazionale dell’amministrazione fino all’anno scorso, sostituirà Paolo Savona, spostato invece sulla casella degli Affari europei. Pur adottando toni meno veementi del professore, Tria vede comunque nella Germania la causa degli attuali squilibri presenti in Europa, a partire dal surplus commerciale tedesco. Indicativo in tal senso è un articolo cofirmato da Renato Brunetta, pubblicato l’anno scorso sul Sole 24 Ore, nel quale evidenziava i tre più grandi fallimenti dell’Unione monetaria. Il fallimento nel processo di convergenza e di eliminazione degli squilibri macroeconomici interni; quello del coordinamento delle politiche macroeconomiche, cioè tra politica monetaria e politica fiscale; il fallimento della correzione degli squilibri esterni. A proposito del surplus crescente dell’economia tedesca scriveva: «Dimostra che l’espansione monetaria, senza una politica che aiuti la convergenza economica tra i vari paesi, non fa che alimentare uno squilibrio che ci pone in conflitto anche con il resto del mondo». L’Ue, definita a “trazione tedesca”, «l’Europa a trazione tedesca non ha volutamente colto, sbagliando, che l’eccesso di virtù produce più danni dell’eccesso di deficit. E le misure per fronteggiare la crisi che ne sono derivate non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, piuttosto che risolverla».

GIOVANNI TRIA, CHI È IL NUOVO MINISTRO DELL’ECONOMIA

Giovanni Tria è nato a Roma nel 1948. Laureatosi in Giurisprudenza a La Sapienza nel 1971, annovera tra le sue esperienze professionali quella di co-direttore del Master in Economia dello Sviluppo e Cooperazione Internazionale, dell’università di Tor Vergata, quella di direttore del Ceis, Center in Economics and International Studies, membro dell’Oecd Innovation strategy expert advisory group e vice chair del Committee for Information, Computer and Communication Policy (ICCP). Nel suo curriculum anche un’esperienza alla World Bank. Giovanni Tria può essere definito un eurocritico anti-tedesco che non vuole uscire dall’euro. La sua posizione sull’Europa si può riassumere con una frase pronunciata l’anno scorso nel corso di un convegno a Roma organizzato dagli Amici di Marco Biagi. «A chi dice che bisogna uscire dall’euro rispondo così: è sbagliato rispondere “Sì” ma allo stesso tempo sarebbe limitato rispondere “No”». Tria è tra quegli studiosi che non auspicano l’abbandono della moneta unica, perché i costi sarebbero molto maggiori dei benefici, ma che sono convinti che l’Europa così come è non funziona ed è a forte rischio implosione. Quindi, è dell’idea che bisogna andare a Bruxelles con nuove idee, non con la pistola dell’uscita dall’euro.

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