SCENARIO/ D’Esposito: Zingaretti vuole il patto con M5s ma non può dirlo

Normale dialettica di governo M5s-Lega o segnali di usura del contratto? Ma soprattutto: chi sposterà l’ago della bilancia tra Conte e Salvini?

17.01.2019 - int. Fabrizio d'Esposito
Palazzo_Chigi_Lapresse
Palazzo Chigi (Lapresse)

Questa mattina l’ennesimo vertice politico tra Conte, Salvini e Di Maio dovrebbe mettere fine alle voci di un possibile, ennesimo rinvio del decreto contenente il reddito di cittadinanza e quota 100. Il consiglio dei ministri sarebbe previsto per venerdì mattina. Nel frattempo, va avanti il ddl sulla legittima difesa (sono stati bocciati tutti gli emendamenti dell’opposizione) ma scoppia l’ennesimo scontro sulla nomina del presidente del parco del Circeo, perché la Lega ha bocciato il gen. Ricciardi, candidato di M5s, e non si è fatta sera che Salvini ha criticato i “no a tutto” di M5s (e strizzato l’occhio ai pro-trivelle). Normale dialettica di governo o segnali di usura del contratto? Ma soprattutto: chi sposterà l’ago della bilancia? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio d’Esposito, giornalista politico del Fatto Quotidiano.

Chi è oggi ad avere in mano il pallino politico, tra Lega ed M5s?

Conte sta giocando un ruolo molto complesso, ha trattato sull’Europa, sui migranti, ha fatto il braccio di ferro con Salvini. Ma lo fa per il governo: alla conferenza stampa di fine anno ha detto che non farà campagna alle europee e secondo me manterrà la promessa.

Però adesso l’anti-Salvini è lui.

Sono d’accordo, e penso che lo faccia anche per mantenere un filo istituzionale con il Colle. E comunque, le sue operazioni hanno consentito a Di Maio e Salvini di continuare a fare propaganda, ove possibile.

Siamo davanti al vero governo Conte.

Diciamo che oggi abbiamo un governo giallo-verde con inoculate dosi massicce di moderazione.

Non credi che Bonafede potesse risparmiarsi il video su Battisti?

L’arresto di Battisti appartiene per vocazione alla destra, da anni. Pane ideale per Salvini. M5s sta tentando di arginare Salvini in tutti i modi ed è naturale che sia così, perché ci sono le europee. Quella di Bonafede è stata una marcatura a uomo, il tentativo di contrastarlo sul suo stesso terreno.

Il voto di maggio cambierà gli equilibri di governo?

I sondaggi premiano la Lega e penalizzano M5s. Sono numeri virtuali, si dice, ed è vero; ma se Salvini dovesse arrivare al 30% anziché al 34, come viene accreditato, sarebbero comunque 12 punti in più rispetto al 4 marzo. Se le urne ci daranno un M5s al 25-30% e una Lega anch’essa la 25-30%, allora è possibile che i numeri cambino la scena.

Come?

Probabilmente con un rimpasto. La mia sensazione è che Mattarella non sia molto entusiasta di mandare tutti al voto anticipato.

In Europa Di Maio e Di Battista che campagna faranno?

Una campagna di lotta. La missione a Strasburgo è quella delle origini di M5s, quando il movimento diceva di voler entrare in Parlamento per aprirlo come una scatoletta. Ma il risultato europeo di M5s conterà a fini interni, l’asticella è il 32% del 2018. Se anche prendesse 25-30 eurodeputati, non penso che sarebbero decisivi per formare qualche altra maggioranza.

E la Lega?

Alle europee si gioca la sua vera partita. Salvini spera in un dialogo con il Ppe per ribaltare l’assetto politico dell’Unione basato sul vecchio accordo tra democristiani e socialisti. L’operazione gli può riuscire se le alleanze che ha in mente funzionano.

E’ ancora possibile un dialogo M5s-Pd?

Oggi qualsiasi assetto di governo passa per una combinazione delle tre forze rimaste in campo, M5s, Lega e Pd, perché il vecchio centrodestra non esiste più. Quando Nicola Zingaretti dice che guarda agli elettori di M5s, è chiaro che pensa a un possibile patto di governo. Se non hai più la vocazione maggioritaria, o ti rassegni a 5 anni di opposizione oppure pensi a un patto.

Però non può dirlo.

Non può dirlo perché la piazza dei sì-Tav lo ha fermato. Zingaretti tace e attende, per capire su quali elementi e su quali rapporti di forza può trattare con i 5 Stelle. Nel frattempo, sicuramente non rende un buon servizio agli elettori che potrebbe recuperare se dicesse chiaramente cosa vuol fare. Ma dopo le europee anche lui dovrà uscire allo scoperto.

Che esito prevedi sul Tav?

Comincio ad avere la sensazione che un compromesso lo trovino, magari sul mini-Tav (la sola galleria di base, ndr), anche se non ci giurerei perché i 5 Stelle si giocano la faccia.

Come vedi posizionarsi la Chiesa di fronte al governo giallo-verde?

L’idea che circola di un nuovo partito cattolico si può liquidare subito perché non ha futuro. Dopo cinque anni di neutralità politica da parte di papa Francesco, eletto, ricordiamolo, anche col mandato di depoliticizzare la curia, ora è ricominciato un dialogo con la politica. Innanzitutto vuol dire formare politici che si confrontino e decidano liberamente cosa fare, se disperdersi nei vari partiti o mettersi insieme.

E in attesa di andare al governo?

Civiltà Cattolica ha riconquistato un ruolo politico. Quando Spadaro, fidatissimo consigliere di papa Bergoglio, parla in termini molto negativi del populismo, è chiaro che la Chiesa ha preso posizione non tanto contro M5s, ma contro la Lega, in quanto punto di riferimento del “network” cattolico anti-Francesco.

Dunque c’è o no un dialogo preferenziale con Conte?

Sì, perché Bassetti e Spadaro non possono andare dietro a Salvini. Vale ancora la copertina di Famiglia Cristiana.

(Federico Ferraù)

© RIPRODUZIONE RISERVATA