CALENDA: “PRONTO A CEDERE LEADERSHIP A GENTILONI”/ “Siamo Europei? Candidati Pd dicano sì o no entro 3 marzo”

Carlo Calenda si è detto pronto a lasciare la leadership di Siamo-Europei a Paolo Gentiloni. Poi l’invito che “inchioda” i candidati alla segreteria Pd.

10.02.2019 - Dario D'Angelo
Carlo Calenda
Carlo Calenda (LaPresse, 2019)

Dopo un momento di apparente entusiasmo iniziale, attorno al Manifesto europeista lanciato da Carlo Calenda, “Siamo-Europei”, ha cominciato a diffondersi – soprattutto da parte dei candidati alle primarie del Pd – una sostanziale freddezza nei confronti della lista dell’ex ministro allo Sviluppo Economico. Ed è per questo motivo che in una lettera inviata al Corriere della Sera, Calenda inchioda di fatto i candidati alla segreteria alle proprie responsabilità chiedendo un atto di chiarezza:”Una parte dell’apparato del Pd (molto più dei candidati alle primarie), pensa che la proposta di Siamo-Europei possa essere strumentale per una “scalata ostile” al partito. Voglio essere chiaro: è del tutto evidente che spetta a chi sarà eletto segretario decidere la linea del Partito democratico. Ma è doveroso chiarire, prima del 3 marzo, se questa linea coinciderà con quella indicata dal manifesto”.

CALENDA, “PRONTO A CEDERE LEADERSHIP A GENTILONI”

Nella lettera inviata al Corriere, Carlo Calenda lascia intendere peraltro di non essere arroccato sull’idea che a guidare Siamo-Europei debba essere per forza lui. Anzi, individua pure il nome del possibile leader:”Una risposta pubblica è dovuta alle migliaia di firmatari del manifesto, molti dei quali peraltro militanti e amministratori del Pd. E se l’ostacolo alla costruzione della lista unitaria è la mia presenza nelle liste come front runner e i connessi fantascientifici rischi di “scalata ostile” al partito – fa sapere -, mi dichiaro da subito disponibile a cedere il passo a Paolo Gentiloni che, come ho spesso detto pubblicamente, ha più esperienza, seguito e popolarità di me. Non avrei alcun problema a fare da gregario a Paolo in una sfida comune ai sovranisti”.



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