Prostitute con partita Iva e albo professionale/ Proposta di legge divide Lega e M5s

- Silvana Palazzo

Partita Iva e albo professionale per le prostitute: la proposta di legge viene discute in Veneto e già divide Lega e M5s

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(LaPresse)

Un albo professionale per prostitute, che dovranno aprire partita Iva – e quindi diventare lavoratrici autonome – ed emettere fattura, provvedendo poi al pagamento delle spese sanitarie, previdenziali e fiscali. Questa è in sintesi la proposta del consigliere regionale Antonio Guadagnini del gruppo indipendentista Siamo Veneto. Il progetto di legge regionale, stando a quanto riportato da La Stampa, dovrebbe finire in commissione già la settimana prossima. Dovrebbe passare con l’appoggio della Lega e del centrodestra, mentre Pd e Movimento 5 Stelle dovrebbero votare contro. Poi dovrebbe esseri la discussione in aula, a Palazzo Ferro Fini, con le opposizioni che promettono battaglia, prima di un eventuale invio al Parlamento, che è l’unico titolato a legiferare. «Non si può pensare di cercare di fare emergere il sommerso della prostituzione come se fosse un idraulico che non ti fa la fattura. I racket sono impermeabili alle proposte di legalizzazione», il commento di Stefano Fraccaro, capogruppo del Partito Democratico in Veneto.

PROSTITUTE CON PARTITA IVA E ALBO PROFESSIONALE

Il Movimento 5 Stelle, che pure è alleato di governo a Roma con la Lega, dovrebbe votare contro in Veneto, dove è all’opposizione. Ma il capogruppo in Regione non si sbilancia più di tanto: «Sono questioni di cui si sta occupando un apposito nostro gruppo di lavoro a Roma. Se devo dire, noi crediamo in altri tipi di legalizzazione, un po’ più seri tipo quello della cannabis. E poi se devo dirla tutta basta guardare quante proposte di legge regionali diventano poi leggi dello Stato», ha dichiarato Iacopo Berti, come riportato da La Stampa. L’idea è che le prostitute diventino lavoratrici autonome come le altre, con il diritto di ricevere il compenso pattuito, l’obbligo di avere una partita Iva e di emettere fattura e pagare tutte le spese dovute. In teoria ne gioverebbero le casse dello Stato, visto che il giro d’affari è stimato in 25 miliardi di euro. Nel pacchetto della proposta di legge regionale sono indicate anche le pene da comminare per stroncare la prostituzione di strada.

LA PROPOSTA DI LEGGE

Quella della “regolarizzazione” della prostituzione è la discussione più antica del mondo. Se ne parla dal 1958, quando la senatrice veneta Lina Merlin chiuse le case chiuse. E periodicamente il dibattito torna. Anche Matteo Salvini ne ha parlato: «Se dobbiamo sconfiggere la criminalità, togliamo dalle strade la prostituzione. Va regolamentata e tassata come nei Paesi civili». Ha fatto seguito la proposta di legge del senatore della Lega Gianfranco Rufa che prevede il divieto dell’esercizio della professione nei luoghi pubblici e la regolamentazione del fenomeno con annessa tassazione del lavoro autonomo. La proposta è stata riveduta e corretta dal consigliere regionale Antonio Guadagnini, il quale punta all’istituzione di un albo delle lavoratrici del sesso in ogni Comune. E tira in ballo alcuni dati: «Oggi lavorano in Italia 70 mila prostitute. Quasi la metà secondo i dati della Commissione Affari sociali della Camera sono immigrate. Duemila sono minorenni e altrettante sono ridotte in schiavitù e costrette a vendersi».

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