SCENARIO/ Scontro Lega-M5s: Salvini ha un piano B, Di Maio no

- Ugo Finetti

M5s e Lega sembrano ai ferri corti. A sbloccare l’impasse saranno le europee, che potrebbero ricomporre il centrodestra

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (LaPresse)

Il premier Conte ostenta sicurezza, ma è in bilico e potrebbe anche cadere per il corto circuito tra caso Salvini-Diciotti, recessione tecnica, Tav e “politica estera poliedrica” (definizione dello stesso ministro Moavero).

Il governo nato come una sorta di “convergenze parallele” tra due diverse forme di “antipolitica” – il Sud bisognoso di assistenza statale e il Nord insofferente dello statalismo – è ora confuso sull’autorizzazione a procedere per Salvini. Per il M5s negarla rappresenterebbe uno strappo con la madrepatria, il cosiddetto giustizialismo alla Davigo-Il Fatto. Se Salvini continua a giurare “amore eterno” a Conte e a Di Maio assicurando che vuol governare con loro nei prossimi cinque o anche dieci anni, è soprattutto per scongiurare l’autorizzazione a procedere.

L’alleanza non sembra comunque poter andare oltre le elezioni europee per un’insanabile contraddizione. E’ infatti evidente che: 1. Matteo Salvini punta alla guida del governo; 2. il M5s non gli cederà mai Palazzo Chigi; 3. l’unica maggioranza che può promuoverlo è un’area di centro-destra.

Quali sono i punti di forza dell’alleato parlamentare più debole nella coalizione di governo?

In primo luogo le “riforme” di Salvini sui migranti non costano, non hanno richiesto nuove leggi e sono con effetto immediato. Il fatto che già con Minniti vi era stato un importante contenimento è finito agli occhi dell’opinione pubblica in secondo piano, così come il fallimento della mediazione italiana tra al Serraj e Haftar in Libia.

Anche la campagna leghista sulla sicurezza – con la legge per sparare in casa – non costa e registra largo consenso. Ma quel che conta nella prova di forza è l’avere o meno un “piano B”.

Per il M5s è l’alleanza con il Pd di Zingaretti che rappresenta uno scenario ancora fumoso sul piano programmatico (anche se un segnale a favore è venuto dai parlamentari europei di Zingaretti che sul Venezuela si sono astenuti insieme a M5s e leghisti), ma soprattutto fragile sul piano dei numeri essendo scontata una dissidenza non solo di Matteo Renzi.

Più realistico quello della Lega con la riedizione del centrodestra. Ma è essenziale per Salvini prima sventare l’autorizzazione a procedere e trascinare i contrasti come quello sulla Tav fino al voto di maggio. Se il leader della Lega finisce nella “catena di montaggio” giudiziaria, le condanne nei tre gradi di giudizio sono solo una questione di tempo, come evidentemente gli hanno spiegato gli avvocati facendogli cambiare idea sul farsi processare.

Inoltre è con il voto di maggio che si possono aprire le porte per la ricomposizione del centrodestra e l’ascesa di Salvini a Palazzo Chigi. Nel nuovo Parlamento di Strasburgo popolari e socialisti secondo i vari sondaggi non avranno più la maggioranza e appare verosimile che la Merkel aprirà la trattativa con una parte di “sovranisti” guidati da Orbán a cui si è già legato Salvini. Una maggioranza europea di centro-destra con la Lega è uno sfondo favorevole alla ricomposizione. Inoltre, basandosi sui voti appena riscossi da ogni lista, diventa più facile la trattativa sui posti con la Meloni e Berlusconi.

Il prevedibile risultato italiano può dare a Salvini anche la “legittimazione” che oggi non ha agli occhi del Quirinale. Con il Pd e il M5s che non avrebbero più alle spalle la maggioranza dell’elettorato è difficile immaginare una forzatura di Mattarella per un governo tra loro.

Al contrario se Salvini riesce a sventare l’autorizzazione a procedere e arrivare “vivo” a maggio, sulla base dell’incremento elettorale potrà più agevolmente porre al Quirinale l’alternativa: o l’incarico o lo scioglimento delle Camere “delegittimate” dal voto.

I sondaggi sono ancora contraddittori. Da un lato si registra che la maggioranza degli intervistati dà un giudizio negativo sulla politica economica del governo e dall’altro si attribuisce alla coalizione un consenso maggioritario. Esiste cioè un 20 per cento che è contro il governo, ma non ha fiducia nei partiti di opposizione.

Soprattutto è imprevedibile calcolare quanto possa costare alla Lega il blocco di infrastrutture come la Tav. Migranti e sicurezza sono temi trainanti, ma una Lega con sulle spalle l’Italia parassitaria – “la Terronia” come la chiamano da trent’anni i leghisti – di cui è espressione il M5s può rischiare alcune frane di consenso da Torino e Milano al Veneto. Dipende naturalmente dai suoi concorrenti. Berlusconi non ha prospettive di grande ripresa. E’ cioè bloccato dalla contraddizione di fondo: cerca il voto moderato di chi vede Salvini troppo estremista, ma l’unico sbocco che offre è proprio Salvini premier.

Più “pericoloso” per la Lega sembra Carlo Calenda capolista di un raggruppamento tra Pd e altre forze di sinistra europeista e non estremista in Regioni come Lombardia e Piemonte. Può incontrare il favore di quanti soffrono il blocco delle grandi infrastrutture che è, appunto, iniziato e si protrae con l’alleanza Salvini-Di Maio. La tesi di Di Maio – condivisa da Salvini – secondo cui i dati positivi sono merito del governo attuale e quelli negativi sono colpa dei governi precedenti può convincere un fan su Facebook, non certo chi è alle prese con diminuzione di ordinativi e di posti di lavoro. 

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