TAV, GOVERNO A RISCHIO/ Il no di Conte & Di Maio è un regalo a Berlino

- Renato Farina

Ieri, in una surreale conferenza stampa, Conte ha detto di essere contrario alla Tav. Il paradosso è che il no di M5s è un clamoroso regalo alla Germania

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Giuseppe Conte (LaPresse)

Ieri abbiamo assistito alla peggior esibizione di questo governo del cambiamento, anzi meglio definirlo del deragliamento: dal buon senso e persino dall’onesta intellettuale. Ci riferiamo alla conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulle decisioni del governo a proposito di Tav. Ha contemporaneamente affermato che “sta sviscerando” gli elementi per decidere tra i litiganti Di Maio-Toninelli (a favore del no) e Salvini-Giorgetti (contrari a rinviare i lavori) da bravo arbitro, oggettivo e privo di carica ideologica, salvo poi spiegare di essere contrario a quest’opera. Incredibile. Favoloso dilettantismo, che ci umilia peggio di un no diretto e franco.

Trascriviamo le sue parole, con una certa incredulità, nonostante questo governo ci abbia preparati a tutto, specie sul lato grillino. “Io stesso al tavolo, non muovendo da nessun pregiudizio ideologico o fattore emotivo, ho espresso forti dubbi e perplessità sulla convenienza della Tav e lo ribadisco. Non sono affatto convinto che questo sia un progetto infrastrutturale di cui l’Italia ha bisogno”. Aggiunge: “Se lo dovessimo cantierizzare oggi mi batterei perché non sia realizzato. Lo dico perché voglio che i cittadini italiani siano messi al corrente costantemente”.

Dice proprio così, che “si batterebbe”. Contro chi si batterebbe? Sulla base di quali argomenti? Pura ideologia, proprio mentre la nega. La classica excusatio non petita. Se non è ideologia, a quali criteri si riferisce? All’analisi costi-benefici? Figuriamoci. Questa relazione redatta sotto la guida del professor Ponti, da sempre sostenitore del trasporto su gomma, ha un difetto scientifico messo in rilievo dai maggiori specialisti italiani e internazionali – ovviamente non ingaggiati dal ministro grillino Toninelli. Consiste in questo: la Commissione del ministro ha fermato la sua osservazione alla tratta Lione-Torino, 250 km. E tra l’altro lo ha fatto in modo sciatto. Valutando, ad esempio, in 4 miliardi di euro il mancato introito da accise per i carburanti di tir a causa del transito delle merci su ferrovia; e poi sostenendo che il traffico è troppo scarso per giustificare l’investimento ferroviario. Ridicolo. Totalmente avulso da una visione che tenga conto dell’intera catena e non del costo dell’anello che hai sotto gli occhi. Qualunque scienziato autentico, e tanto più un politico avveduto, deve alzare lo sguardo, non schiacciare la prospettiva sull’immediato, ma essere un po’ visionario. La tratta Lisbona-Kiev, approvata su pressione del governo italiano nel 2003, prevede una linea ferroviaria est-ovest che si sviluppa ad alta velocità per 3mila chilometri. Chiunque percorra l’autostrada Torino-Milano-Venezia-Trieste sa che essa è percorsa da una teoria ininterrotta di camion, che intasano di gas l’aria, e per costi e lentezza penalizzano le nostre industrie manifatturiere.

Bloccare la Tav è peggio di un crimine, è una gigantesca, imperdonabile cretinata. Come ha detto il ministro Tria, fa precipitare la nostra credibilità sul piano mondiale: chi stipulerà un accordo con un Paese che straccia i contratti firmati in sede internazionale? Ci isolerà per i prossimi decenni. Come è bene si sappia, prima che il ministro Pietro Lunardi d’accordo con la commissaria spagnola ai Trasporti Loyola Palacio, Francia, Germania e Austria si erano già accordate per far passare quest’opera strategica sopra le Alpi. La Tav sarebbe salita da Lione a Nord, verso Strasburgo, per deviare su Monaco di Baviera e Vienna. Saltando Torino-Milano-Verona-Venezia-Trieste-Lubiana-Maribor.

La Francia avrebbe ragione a chiederci i danni per i lavori inutilmente già intrapresi. Non solo: Slovenia e Ungheria potrebbero chiederci i danni per i piani e i lavori già intrapresi. Questo dal lato costi. Dal punto di vista politico, questo sviluppo verso Nord del corridoio 5 (che oggi si chiama asse 3 + asse 6) fornirebbe un’infrastruttura in più al patto tra Francia e Germania, destinate anche da questa infausta decisione ad abbracciarsi a nostro danno.

Chi lo avrebbe mai pensato: il governo del cambiamento nato per contrastare il IV Reich germanico finirebbe per stupidità e incompetenza a rafforzarne la potenza. Ridicolo se non fosse tragico.

Ci domandiamo: la Lega accetterà per ragioni di tattica elettorale questo scempio? Salvini allargherà le braccia dicendo che la revisione della Tav è nel contratto? Temiamo abbia ragione Conte quando afferma che tra le due componenti della sua maggioranza non c’è accordo su quasi nulla, salvo sul fatto che vogliono restare tutti al governo. Che tristezza, questo realismo senza tensione morale e amore per l’Italia.

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