PONTE MORANDI UN ANNO DOPO/ Il Caso si è comportato bene, ma noi?

- Federico Pichetto

A un anno dalla tragedia del ponte Morandi, le responsabilità ancora non si conoscono. I defunti (e i vivi) chiedono giustizia

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Il ponte Morandi prima della recente demolizione (LaPresse)

Comincia la settimana delle commemorazioni per l’anniversario della tragedia del ponte Morandi: un viadotto trafficatissimo – costruito tra le case di Genova – con centinaia di automobili e camion in transito ogni ora che il Caso ha voluto crollasse la vigilia di ferragosto, in un orario poco trafficato, sopra una zona sostanzialmente disabitata, durante l’allerta arancione che il Comune aveva declinato in un sostanziale “state in casa”.

Si può dire che il Caso abbia fatto tutto quanto fosse in suo potere per rimediare alla stupidità degli uomini, e che le 43 vittime potevano avere accanto uno o due zeri in più se gli eventi si fossero svolti a ridosso del quartiere popoloso durante un soleggiato giorno di ottobre alle 7.30 del mattino.

Ma non è andata così, per fortuna. Eppure questa impressione di scampato pericolo non solo non abita molte delle analisi fatte, ma non responsabilizza ancora rispetto alla necessità di dare risposte alle famiglie delle 43 vittime che, al di là dei proclami di rito, si chiedono ancora – insieme a tutta la città – che cosa sia davvero accaduto quel mattino di un anno fa.

È una domanda semplice cui nessuno ha ancora dato una vera risposta. Si poteva evitare quel collasso? Qualcuno poteva prevederlo o accorgersene in tempo? Esistono responsabilità in quella tragedia? In un tempo di colpe e di colpevoli recuperare il senso della responsabilità è il primo passo perché uno stato mostri affidabilità e credibilità. Ai liguri, e ai loro morti, non servono colpevoli esemplari da mettere alla gogna: ai cittadini serve capire che cosa non ha funzionato, quando, come e perché.

La settimana delle commemorazioni potrebbe partire in tanti modi, e già diverse volte abbiamo voluto offrire chiavi di lettura e punti di vista non convenzionali per questa tragedia, ma oggi – dopo un anno – la domanda sulle dinamiche realmente intercorse e sulle conseguenti responsabilità è improcrastinabile. Pena far apparire grottesca ogni considerazione circa la necessità di voltare pagina, di ripartire e di rispettare i defunti.



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