Prof decapitato in Francia per una bugia/ 13enne si era inventata “islamofobia”

- Silvana Palazzo

Samuel Paty, professore decapitato in Francia per una bugia di una 13enne. La studentessa si era inventata “islamofobia” per nascondere assenza in classe

samuel paty yt 640x300
Samuel Paty (Foto: YouTube)

La bufera che ha portato alla decapitazione del professor Samuel Paty, in Francia, è scoppiata a causa di una bugia. È quel che rivela Le Parisien, alla luce delle deposizioni rilasciate alla Polizia di Parigi dalla ragazza che denunciò l’insegnante per averla fatta uscire di classe in quanto musulmana prima di mostrare le caricature di Charlie Hebdo. La giovane disse al padre di essere stata cacciata dal professore per non confessargli che non c’era neppure andata quel giorno, come altre volte. Non voleva deludere il padre, perché soffriva il fatto che la sorella gemella era sempre presente a scuola e andava meglio di lei. Per una bugia il 16 ottobre scorso il professor Samuel Paty fu ucciso da un terrorista di origine cecena.

La 13enne, che frequenta la terza media, ha confessato quando gli inquirenti la fermarono per falsa denuncia e fu interrogata dal giudice dell’antiterrorismo. Al giudice ha confessato che nella scuola di Conflans-Sainte-Honorine, nella banlieue di Parigi, non era andata quel giorno.

SAMUEL PATY DECAPITATO PER UNA BUGIA

Non ero presente il giorno delle caricature”, ha ammesso la 13enne ricostruendo quanto accaduto quel 6 ottobre, quando il professor Samuel Paty propose ai suoi studenti la lezione “Situazione di dilemma: essere o non essere Charlie”. In seguito alle proteste del padre della ragazzina e alle pressioni degli ambienti islamisti, il docente 47enne fu decapitato all’uscita della scuola. “Mi disse che disturbavo in classe e mi invitò a uscire”, disse la studentessa ai poliziotti dopo l’omicidio, mentendo. La bufera, quindi, scoppiò da una montatura di false affermazioni, incentrata sulla islamofobia nella scuola, dilagando sui social col padre della ragazzina. Dopo pochi giorni, il 18enne Abdoullakh Anzorov passò all’azione. Quando gli inquirenti cominciarono a incalzarla, la ragazzina cominciò a dire: “Ho mentito su una cosa”. Poi ha spiegato le ragioni delle sue bugie: “Se avessi raccontato queste cose a mio padre tutto questo non sarebbe successo”. Il padre della 13enne ora è sotto inchiesta per complicità in omicidio.



© RIPRODUZIONE RISERVATA