Prostitute senza clienti? Ecco il “bonus s*sso”/ Giappone diviso “Errore, anzi no…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Coronavirus, in Giappone arrivano i sussidi anche per le prostitute: soldi per i dipendenti dell’industria del sesso

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Japan's Emperor Akihito (front C) visits the mausoleum of his late father, Emperor Hirohito, during a ceremony ahead of his abdication, at the Musashino Imperial Graveyard in Hachioji, western Tokyo on April 23, 2019. - Akihito will step aside and make way for his son Crown Prince Naruhito on April 30. (Photo by Kazuhiro NOGI / AFP)

Il Giappone ha deciso di offrire degli aiuti economici, in periodo di coronavirus, anche alle prostitute. Una decisione più unica che rara, visto che, nessun’altra nazione al mondo ha deciso di aiutare le donne che vendono il proprio corpo per vivere. Ma nella patria del Sol Levante è noto come il sesso, vissuto in maniera decisamente particolare e nel contempo educata e riservata, faccia parte fortemente della cultura della stessa popolazione. A darne notizia sono i colleghi della Cnn, che riportano il caso di Mika, lavoratrice del sesso in Giappone che è rimasta senza clienti e senza soldi a causa appunto dell’epidemia. Ovviamente la situazione è preoccupante: “Sono preoccupata – racconta – non se avrò un posto dove vivere o se riuscirò a trovare un lavoro per ottenere soldi per vivere. Mi preoccupo della (mia salute) ovviamente – ha aggiunto – ma ora mi preoccupo di più su come sopravvivere”. Come detto in apertura, lo stato è comunque venuto in soccorso delle prostitute, con annesse forti polemiche da una parte, e numerose approvazioni dall’altra.

CORONAVIRUS, SUSSIDI PER LE PROSTITUTE IN GIAPPONE: LO SCONTRO CON GLI ATTIVISTI

Ma ciò non sembra bastare: “(Il governo) non ha chiaramente detto che aiuteranno tutti – ha proseguito Mika – ci sono molte persone incapaci di mangiare e sopravvivere senza lavorare”. Inizialmente, nel pacchetto di aiuti statali, le prostitute giapponesi non erano state incluse nelle categorie di destinatari, ma la SWASH, l’organizzazione giapponese di sostegno al lavoro sessuale e alla salute sessuale, era insorta, scrivendo una lettera al governo “Non dobbiamo escludere le prostitute dal ricevere denaro di sostegno. Vogliamo che le prostitute e i loro figli siano protetti, come gli altri lavoratori e i loro figli”. Da lì il cambio di rotta dell’esecutivo nipponico, che ha deciso quindi di aiutare l’industria del sesso, un’azienda che in Giappone vale circa 24 miliardi di dollari, mica bruscolini. Resta comunque il fatto che molti lavoratori dell’industria del sesso lamentano una difficoltà nell’accedere ai bonus, soprattutto perchè si richiede che si dimostrino le entrate perse, cosa tutt’altro che semplice per una prostituta non avendo clienti fissi e la cui retribuzione varia a seconda della prestazione offerta.



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