Pugile rifiuta di affrontare avversaria trans e si ritira/ “È rischio fisico e psicologico”, ma perde titolo

- Chiara Ferrara

Una pugile rifiuta di affrontare l'avversaria trans e si ritira dalla competizione, perdendo il titolo: "È un rischio fisico, pugni degli uomini più forti"

pugilato 2018 pixabay 640x300 Pugilato, International WBC Supermedi

La pugile canadese Katia Bissonnette ha rifiutato di affrontare l’avversaria trans Mya Walmsley e si è ritirata dall’incontro valido per il campionato provinciale dei Guanti d’Oro 2023 di Victoriaville, in Quebec, perdendo il titolo. L’atleta, secondo quanto riportato dal Daily Mail, è venuta a conoscenza dell’identità dell’altra soltanto un’ora prima di salire sul ring. A quel punto, non c’era possibilità di trovare una sostituta per competere nella loro categoria di peso.

È così che ha rinunciato, temendo per la sua incolumità. “Le donne non dovrebbero sopportare i rischi fisici e psicologici portati dalle decisioni di un uomo riguardo alla sua vita personale e alla sua identità. Dovrebbero esserci due categorie: maschili e femminili biologici”, ha dichiarato Katia Bissonnette a Reduxx. Inoltre, ha citato uno studio dell’Università dello Utah secondo cui i colpi sferrati da un uomo – e di conseguenza anche da una donna trans – possono essere più forti del 163% rispetto a quelli della controparte e, dunque, decisamente più pericolosi.

Pugile rifiuta di affrontare avversaria trans e si ritira: la vicenda in Canada

Mya Walmsley, da parte sua, ritiene che il rifiuto della pugile Katia Bissonnette di averla come avversaria in quanto trans non sia dovuto a questioni di sicurezza, bensì a una semplice discriminazione. “Questo tipo di comportamento espone gli atleti al rischio di essere esclusi o di ricevere attacchi personali basati su dicerie. Temo che questo tipo di accuse possano eventualmente servire a delegittimare le atlete della categoria femminile, e a giustificare regolamentazioni arbitrarie e invasive”, ha affermato.

La vicenda ha aperto un dibattito internazionale. Le regole in tal senso sono spesso variabili da competizione a competizione e non sempre vengono rispettate. Il Comitato olimpico ha stabilito infatti che le donne trans possono competere nelle categorie femminili solo se abbassano il loro testosterone ad un certo livello e che quest’ultimo va misurato preventivamente in laboratorio. L’atleta, tuttavia, si era rifiutata di farlo e, nonostante ciò, le era stato ugualmente concesso di salire sul ring.





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