Pugno in faccia a moglie, gip archivia inchiesta: “Fatto modesto”/ Donna in ospedale

- Davide Giancristofaro Alberti

Fa discutere la decisione del gip di Brescia di non proseguire l’inchiesta nei confronti di un uomo che aveva tirato un pugno in faccia alla moglie

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Fa discutere la decisione del gip di Brescia di archiviare l’inchiesta nei confronti di un uomo che ha tirato un pugno in faccia alla moglie. Nonostante la donna fosse finita in ospedale, con relativa prognosi di otto giorni a causa del duro colpo subito, gli inquirenti hanno deciso di non procedere nei confronti del marito della stessa, un uomo di 46 anni. A raccontare la vicenda è stato il quotidiano locale Bresciaoggi, che ha fornito diversi dettagli, a cominciare dal fatto che la vittima fosse già stata picchiata e aggredita in passato dall’uomo.

La donna che aveva subito il pugno si era quindi opposta, scrive l’agenzia Ansa, alla richiesta di archiviazione che era stata avanzata dalla Procura, ma il gip ha deciso di non cambiare idea, sottolineando come il gesto sia stato modesto: “Anche adottando la lettura della vicenda più sfavorevole all’indagato – si legge sulla motivazione – si manifesta un’aggressione al bene della vita oggetto di tutela, in definitiva modesta”.

PUGNO IN FACCIA ALLA MOGLIE, “ASSOLTO”. IL CASO DI SALERNO

Purtroppo non è la prima volta che viene emessa una sentenza che fa discutere, anche se in questo caso non vi è stato alcun processo ma solo indagini preliminari. E non è neanche la prima volta che raccontiamo di violenze nei confronti delle donne, come ad esempio quanto accaduto lo scorso ottobre in quel di Salerno, in Campania, dove un marito violento aveva picchiato la propria moglie, già sordomuta quindi in una situazione di deficit psicologico non indifferente, spaccandole l’apparecchio acustico e provocandole anche una lesione all’orecchio dove lo stesso strumento era alloggiato. Anche in quel caso la donna era riuscita a trovare il coraggio di denunciare le violenze subite dal marito, un uomo di 50 anni, con lo stesso che era stato giustamente condannato in primo e secondo grado. Il processo si era protratto fino alla Cassazione, dove erano stati confermati i maltrattamenti, ma non l’accusa di violenza sessuale.



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