QATAR/ Ecco come funziona il regime che finanzia il terrorismo

- Souad Sbai

Il Qatar ospita e finanzia numerosi terroristi inseriti nella lista nera dell’Onu e ricercati dagli Usa, come Khalifa Al Subaiy. Le contromosse inefficaci di Washington

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L'emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani a Beirut nel gennaio 2019 (LaPresse)

Il Qatar ospita all’interno del proprio territorio numerosi terroristi inseriti nella lista nera dell’Onu e ora è accusato di averli aiutati ad aggirare le sanzioni stabilite dal Consiglio di sicurezza. In particolare, Doha avrebbe facilitato il loro accesso a conti bancari congelati sulla base della Risoluzione 1267, sfruttando la presenza di lacune nelle procedure.

Secondo la documentazione esaminata dal Wall Street Journal, tra coloro che sono riusciti ad approfittarne vi è Khalifa Al Subaiy, che gli Stati Uniti annoverano tra i principali finanziatori di lunga data di Al Qaeda. In stretti rapporti con i massimi esponenti dell’organizzazione terroristica, Al Subaiy avrebbe girato fondi anche alla mente degli attentati dell’11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed.

“Avrei difficoltà a trovare qualcuno più importante di lui nell’intero settore del finanziamento del terrorismo“, ha dichiarato Hans-Jakob Schindler, ex consulente del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Inserito nella lista nera nel 2008, fece scalpore la sua condanna a soli sei mesi di carcere, mentre le promesse fatte dal Qatar di tenere d’occhio i suoi movimenti affinché non potesse nuocere sono cadute nel vuoto. Al Subaiy è infatti riuscito a prelevare fino a 10mila dollari al mese da un conto depositato presso la Qatar National Bank, a cui non avrebbe potuto avere accesso. Il Wall Street Journal riferisce che è stata la stessa banca, messa alle strette, a confermare gli avvenuti prelievi, attribuendo la responsabilità a un attacco hacker.

Che il Qatar non applichi adeguatamente le direttive dell’Onu in materia di contrasto al terrorismo è un fatto noto. A propria difesa, il Qatar afferma di aver promulgato una serie di leggi in collaborazione con le autorità americane. Ma Doha ha già fornito abbondantemente prova della sua doppiezza, continuando a finanziare i gruppi estremisti legati ai Fratelli musulmani in Siria, Libia, Sinai e in altre regioni del Medio Oriente e Nord Africa.

Gli Stati Uniti intendono ora procedere a una revisione delle procedure previste dalla Risoluzione 1267, per rimediare alle carenze che hanno consentito ad Al Subaiy di violare le sanzioni. Tuttavia, nessun provvedimento diretto viene ancora preso nei confronti del Qatar e degli esponenti del clan Al Thani che lo governano, malgrado le proteste dei paesi che compongono il Quartetto anti-terrorismo (Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein ed Egitto).

Al Subaiy è al servizio di Tamim e Hamed Al Thani, l’emiro e l’ex emiro, figlio e padre: sono i loro conti a dover essere congelati per primi, la loro libertà di circolazione a dover essere sottoposta a rigide restrizioni, al pari di quella dei terroristi che controllano e di cui agevolano le operazioni. Perché al vertice della cupola ci sono loro ed è la testa che va colpita per far crollare l’intera organizzazione del terrorismo internazionale.

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