Ranieri Guerra/ “Linciato dai media mentre mia mamma moriva e mia moglie si ammalava”

- Davide Giancristofaro Alberti

L’ex direttore vicario dell’Oms, Ranieri Guerra, è stato intervistato dai microfoni del Corriere della Sera: il medico rimanda al mittente ogni accusa

Ranieri Guerra
Ranieri Guerra, Oms (LaPresse)

L’ex direttore vicario dell’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, Ranieri Guerra, indagato dalla procura di Bergamo in merito alla gestione della prima fase dell’emergenza covid, si difende e respinge le accuse. Intervistato oggi dai microfoni del Corriere della Sera ha confessato: «La mia posizione? Non ne ho la più pallida idea. Ho fatto la mia deposizione il 5 novembre del 2020 come persona informata sui fatti e sono stato iscritto nel registro degli indagati. I magistrati hanno elaborato una rogatoria inviata a Ginevra, sede dell’Oms, di cui non conoscevo il contenuto. Dopo tre mesi Ginevra ha risposto. Ora mi aspetto che la Procura derubrichi la mia posizione». Nella giornata di domani, 5 ottobre 2021, uscirà il suo libro “Bugie, verità, manipolazioni”: «Ho subito violenti attacchi per presunta negligenza, quando tra il 2014 e il 2017 ero direttore della prevenzione al ministero della Salute, sul mancato aggiornamento del piano pandemico Panflu datato 2006. Sono stato poi sospettato di aver cercato di insabbiare le prove con pressioni sull’ex funzionario dell’ufficio Oms di Venezia, Francesco Zambon, mio principale accusatore. Avrei cercato di posticipare l’attualità del piano al 2016. Col libro ho cercato di ribaltare la narrativa corrente su di me dopo aver avuto l’autorizzazione da Ginevra a divulgare una serie di informazioni che documentano la realtà dei fatti».

Il giornalista del quotidiano di via Solferino chiede quindi se la sua vita professionale sia stata rovinata: «Ci hanno provato – spiega – ognuno reagisce come può. C’è chi si ammazza. Io mi sono dedicato a mettere a posto le carte per passare al contrattacco. Ora ho in piedi 3 querele e alcune cause risarcitorie di cui si discuterà in tribunale il 10 dicembre». Un anno davvero travagliato per Ranieri Guerra, visto che, oltre ai problemi giudiziari, ha dovuto fronteggiare la perdita della madre per covid e la stessa malattia per la compagna, che ha subito l’infezione in forma molto grave: «Mentre ero sottoposto al linciaggio mediatico, durante la pandemia ho perso mia madre, Aida, morta a Pescara a 92 anni in ospedale, forse per aver preso il Covid durante il ricovero. La mia compagna Clara è stata contagiata, ora a distanza di mesi soffre di long Covid ed è sotto costante controllo. Per un pelo non se ne è andata. L’ho curata personalmente grazie ai consigli dei tanti colleghi».

RANIERI GUERRA E LE ACCUSE SUL PANFLU: “MISTERO LE NEGLIGENZE ATTRIBUITEMI”

Sulle accuse secondo cui il Panflu, il piano pandemico, sarebbe dovuto essere stato aggiornato, Guerra ribatte: «Prima di andarmene nel 2017 avevo lasciato consegne precise e un piano pronto per essere attivato in caso di emergenza. È un mistero che le negligenze mi siano state tutte attribuite. Nel 2016 il piano pandemico era stato riletto e giudicato ancora adeguato da parte di una serie di colleghi del ministero».

Ma la Procura la pensa diversamente: «Chi sostiene che l’Italia ha affrontato il Covid senza un piano mente. All’inizio del 2020 un piano c’era, era pienamente valido e conteneva azioni di preparazione e contenimento sempre efficaci, universali. Tra l’altro prescriveva la moratoria delle manifestazioni di massa. Perché non venne applicato e si lasciò disputare il 19 febbraio 2020, a 3 settimane dalla dichiarazione dello stato d’emergenza, la partita Atalanta-Valencia con 36mila tifosi? Sarebbe inoltre stato possibile acquistare mascherine anziché donarle alla Cina, mettere in sicurezza le Rsa e gli ospedali». Secondo Ranieri Guerra c’erano diverse figure che volevano eliminarlo, a cominciare da quelli che in Italia «Volevano coprire chi avrebbe dovuto aggiornare il piano pandemico nel 2018-2019. Dall’altra chi aveva interesse a togliermi di mezzo per avere rapporti diretti con la sede centrale Oms di Ginevra anziché interloquire con me, e mi riferisco al direttore della regione europea Hans Kluge».



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