LETTURE/ Cosa serve a una società? Scola sfida le ragioni della convivenza

- Javier Prades

JAVIER PRADES ha letto per il sussidiario “Buone ragioni per la vita in comune” di Angelo Scola: la proposta del Patriarca di Venezia per un contributo cristiano nella società

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Foto: Imagoeconomica

È da una vita che Angelo Scola usa la ragione a partire dal presente. Lo si incontra sempre teso a intercettare i “processi storici in atto”, la “mutazione in atto”, in modo tale di poter comprendere il complesso spessore delle nostre società. Non poteva non farlo in un momento come questo, che lui ritiene sia un “inedito assoluto” per la portata dei cambiamenti che stanno avvenendo. A partire dal presente, e per capire verso dove stiamo andando, egli richiama anche l’eredità del passato, la tradizione da cui veniamo, che consente un confronto a 360º con tutti i soggetti e con tutti i problemi di oggi. Non a caso propone un doppio contributo dei cristiani alla società plurale e postsecolare: l’educazione e l’innovazione.

Scola porta avanti da anni un ambizioso progetto culturale che lo vede impegnato con le dimensioni costitutive dell’umano vivere, la cui interpretazione è decisiva per le sorti della società democratica. Infatti, ha progressivamente scandagliato le profondità del mistero dell’uomo che appare ai nostri occhi come una realtà di “unità duale” a diversi livelli. Il più radicale è quello dell’unità duale fra “anima e corpo”, e se ne è occupato ampiamente in merito ai problemi della bioetica e delle tecnoscienze applicate al problema mente-cervello. Inoltre l’essere umano è una misteriosa unità duale “uomo-donna”, e sono ben noti i suoi studi sull’amore e la differenza sessuale, il matrimonio e la famiglia. In terzo luogo, ha dedicato alcuni dei suoi volumi alla terza “polarità” dell’esperienza umana elementare, quella cioè fra “individuo e comunità”.

In questo filone si deve collocare il libro che presentiamo: Buone ragioni per la vita comune. La socialità, il cui fondamento è la costitutiva relazionalità dell’uomo (mistero della nascita), si dà insieme all’altra dimensione, altrettanto costitutiva: l’irriducibilità di ogni singolo uomo in quanto persona. L’unità duale di individuo e comunità diventa perciò un criterio prezioso di giudizio, che si esprime in atto riguardo alla politica e all’economia nelle pagine di questi capitoli. Nell’esame delle polarità, la prospettiva tiene sempre conto di quella dimensione religiosa dell’uomo, del rapporto ultimo con il Mistero di cui le tre polarità sono segno. 

Habermas ha chiesto alle tradizioni religiose lo sforzo di “tradurre” il loro tesoro di esperienza teorico-pratica in termini “cognitivi” universalmente comunicabili e ha rimandato proprio all’esempio dell’antropologia dell’imago Dei, comune a ebrei e cristiani, invitando a mostrare la sua rilevanza nei delicati dibattiti etici in atto. Possiamo dire che Scola aveva intrapreso da tempo l’ipotesi di “tradurre” quell’antropologia per consentire il confronto sulle tante questioni della vita morale, della politica, dell’economia e dell’agire sociale che oggi incombono.

Va sottolineata in particolare la sua proposta di una duplice via per raggiungere lo scopo: da una parte il tentativo di identificare e attuare una “moralità comune” (nel capitolo II, esigente alla lettura ma veramente illuminante); dall’altra ciò che Scola chiama la proposta delle “implicazioni” antropologiche dei Misteri cristiani. Entrambe le dimensioni appaiono legate secondo il principio, più volte ripetuto nel libro, di “distinguere nell’unito”. Infatti, l’esperienza cristiana è un’unica esperienza che riesce a integrare in unità senza confusione eros e agape, giustizia e carità, ragione e fede, secondo gli esempi e i giudizi che si dipanano lungo i vari capitoli.

Attraversando il libro, come un fil rouge, ritroviamo la categoria di testimonianza, unica in grado di tenere insieme il binomio drammatico verità-libertà. In tutti i capitoli si rintracciano le sue conseguenze per la comprensione di una nuova laicità nelle società euroatlantiche, e per il dialogo interreligioso, specialmente con l’islam.

Buone ragioni per la vita comune costituisce un bell’esempio di educazione e di innovazione, radicato nella raccomandazione dell’apostolo: “siate sempre pronti a rendere ragione della vostra speranza”.

 

Angelo Scola, Buone ragioni per la vita in comune, Mondadori, Milano, 2010

 

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