RECOVERY FUND/ “L’austerità 2.0 che rende l’Europa più debole di Cina e Usa”

- int. Luigi Campiglio

Sarebbe importante per l’Italia poter sfruttare le risorse del Recovery fund. Purché non siano condizionate dalla vecchia logica dell’austerità

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Valdis Dombrovskis con Paolo Gentiloni (LaPresse)

Giuseppe Conte ieri, come paventato già lunedì, si è dimesso. Da oggi ricominciano le consultazioni al Quirinale e non si esclude che possa nascere un Conte-ter, come pure un ritorno alle urne che appare comunque improbabile. «Mi auguro che comunque vada ci sia la possibilità per l’Italia di non perdere le risorse del Recovery fund e che si possa quindi presentare un piano autorevole, con un’intelligente programmazione che non faccia sprecare nemmeno un centesimo, viste anche le nuove stime del Fmi sulla crescita del nostro Paese che parlano di un +3% per quest’anno», è il commento di Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano.

In questi giorni si sta in effetti mettendo molta enfasi sul Recovery fund.

Spero che si possa arrivare a ridefinire il quadro europeo nella direzione di una maggiore coesione. Questa crisi è il momento adatto per darsi delle regole per una crescita sostenibile al posto di quelle inefficaci dell’austerità. C’è questo sforzo gigantesco rappresentato dalle risorse del Next Generation Eu che può essere davvero l’occasione per muovere i passi verso questo obiettivo.

Tuttavia, ascoltando le recenti dichiarazioni degli esponenti della Commissione europea sembra che verranno ritenute necessarie riforme importanti per poter conseguire le risorse del Recovery fund. Addirittura si chiedono sforzi sulle pensioni alla Germania: chissà allora cosa verrà chiesto all’Italia…

Il tema delle pensioni, a mio avviso, viene affrontato nel modo sbagliato. Il nodo vero è che c’è uno sbilanciamento insostenibile tra generazioni, ci sono troppi over 65 rispetto agli under 18. A causa anche di misure adottate in passato sulla base del puro consenso elettorale, questo sbilanciamento si fa sentire anche sui conti pubblici, ma pensare a tagli in questo frangente è sbagliato principalmente per due motivi.

Quali?

Il primo è che comunque lo sbilanciamento generazionale resterebbe. Il secondo è che ridurre in questa fase di crisi i livelli medi delle pensioni rischia di creare conseguenze pericolose di cui forse non si tiene nemmeno conto, dato che quei redditi finiscono anche a sostenere le famiglie di figli e nipoti dei pensionati. Ho l’impressione che spesso si consideri la generazione anziana come se vivesse in un Olimpo che la separa nettamente dal resto della popolazione. Detto questo credo che l’Europa, più che mettere in mora i Paesi per la loro spesa pensionistica, dovrebbe badare al fatto che questo programma che si chiama Next Generation Eu finisca davvero per garantire più lavoro e opportunità per i giovani. E ovviamente l’Italia ha molto da fare su questo terreno.

Dunque l’Europa dovrebbe evitare che l’erogazione delle risorse del Recovery fund sia condizionata a riforme come sulle pensioni o sulle imposte riguardanti la prima casa?

Assolutamente, perché creerebbe un disastro, uno shock nello shock. In Europa occorrono nuove regole che non possono essere quelle del passato: non si possono fare due passi in avanti, mettendo in campo il Recovery fund, e tre indietro, inserendo questo genere di condizionalità, perché altrimenti si finisce con l’applicare ancora l’austerità, anzi l’austerità 2.0, nel senso di un’evoluzione peggiorativa della stessa. Forse non è ben chiara quella che deve essere la priorità per l’Europa oggi.

Quale deve essere?

Per riuscire a intraprendere un percorso di crescita sostenibile, la priorità vera è una campagna vaccinale rapida e massiccia per creare l’immunità di gregge prima che l’evoluzione del virus, con le sue varianti, possa col tempo riportarci al punto di partenza, vanificando gli sforzi finora compiuti. Bisogna poi non trascurare lo scenario internazionale.

Specie dopo l’elezione di Biden…

Esattamente. Gli Stati Uniti temono di essere scavalcati come potenza economica e tecnologica dalla Cina nell’arco di pochi anni. L’Europa dovrebbe cercare una coesione anche per essere un interlocutore di Washington. È chiaro però che se l’Ue mette in difficoltà l’Italia, che è un Paese non così piccolo per essere trattato in malo modo come la Grecia, ma nemmeno grande e affidabile quanto basta per essere un interlocutore interno, finisce per creare un danno a se stessa e per diventare ancora più debole rispetto alla competizione tra Cina e Usa.

Professore, lei crede che l’Italia rischi anche di perdere il supporto della Bce nel momento in cui vi saranno Paesi europei che torneranno a crescere e altri no?

Purtroppo sì e abbiamo anche le carte in regola per finire nel gruppo di coda. Del resto siamo l’unico Paese, a parte forse la Grecia, che negli ultimi 20 anni è andato indietro anziché crescere come gli altri, a causa anche delle divisioni interne nel Paese. Che ancora oggi rischiano di renderci più deboli.

(Lorenzo Torrisi)

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