Reddito di Cittadinanza, maxi truffa da 1,7 miliardi/ “Non spettava a 50% dei percettori”: Corte pressa l’INP

- Niccolò Magnani

Reddito di Cittadinanza, la Corte dei Conti ha quasi terminato l'indagine sul buco da 1,7 miliardi di euro: la possibile maxitruffa, giudici scrivono all'INPS per approfondimenti

Conte e Tridico, M5s Giuseppe Conte con l'ex Presidente INPS PAsquale Tridico (ANSA 2024, Claudio Peri)

VERSO LA CONCLUSIONE L’INDAGINE DELLA CORTE DEI CONTI SUL REDDITO DI CITTADINANZA: LA MAXI TRUFFA DA QUASI 2 MILIARDI

La Corte dei Conti da ormai due anni indaga sul Reddito di Cittadinanza ipotizzando da diversi casi denunciati da varie Procure italiane che almeno il 50% dei percettori del sussidio da poco abolito dal Governo Meloni non avrebbe avuto diritto nel riceverlo: non solo, vi sarebbero stati casi di autocertificazioni fasulle tese a truffare lo Stato per ricevere la misura bandiera del Movimento 5Stelle. Come scrive oggi Amadori su “La Verità”, l’inchiesta della Corte dei Conti arriva alle battute finali con la richiesta pervenuta all’attuale direzione INPS di rispondere nel merito alla gestione dell’ex Presidente dell’Istituto Pasquale Tridico, ora europarlamentare eletto col M5s.

Il Procuratore della Corte dei Conti del Lazio, Pio Silvestri, nelle ultime audizioni ha spiegato come all’origine dell’indagine vi sia la denuncia nel novembre 2022 della Procura di Tivoli relativo ad un singolo caso: a seguire si è allungata la lista di altre Procure che ponevano in essere il medesimo rischio truffa anche in altri parti d’Italia. In tutto i giudici contabili hanno fatto partire 4 diverse richieste di atti e documenti all’INPS, l’ente erogatore del sussidio voluto dal Movimento 5Stelle, ipotizzando un buco complessivo per lo stato da 1,7 miliardi di euro. Lo ha stabilito l’ultimo rapporto annuale della Corte ad inizio giugno, stimando che almeno una persona su due dei percettori di Reddito di Cittadinanza «faceva autodichiarazioni false per ottenere i soldi». 900 mila euro nel biennio 2019-2020, almeno 800mila tra il 2021 e il 2022: una truffa maxi miliardaria di cui ora l’INPS è accusato come inadempienza e inefficienza nei controlli sui presunti “furbetti” del Reddito.

LE ACCUSE E LA RICHIESTA DI SPIEGAZIONI ALL’INPS GESTIONE TRIDICO

I dati riportati sempre a giugno 2024 dalla Corte dei Conti mostravano come addirittura vi sarebbero il 98,75% delle persone che dichiaravano la riduzione di ore sul contratto di lavoro, o di aver ricevuto lo stop a contratti a tempo indeterminato; l’85% infine dichiarava di avere reddito personale a zero, così da poter aggirare le norme sui criteri minimi del Reddito di Cittadinanza. All’attuale presidente INPS Gabriele Fava la Procura contabile ha inviato una relazione con ben 24 quesiti per capire come funzionava la gestione della governance centrale dell’Istituto sotto la guida di Tridico.

Secondo ulteriori indagini svolte in questi mesi dalla stessa Corte dei Conti e dalle altre Procure coinvolte ipotizzano che l’indebita erogazione di Reddito possa aver raggiunto cifre attorno agli 8-10 miliardi di euro: all’inizio della misura nel 2019 non vi erano addirittura controlli preventivi, aggiunti solo anni dopo e con metodi non sempre inflessibili. Resta da capire ora quali formulazioni eventuali finali saranno fatti dai giudici contabili e che ripercussioni potrebbero esservi tra la gestione dell’INPS di chi era stato incaricato dall’ex Premier Giuseppe Conte e dall’allora leader M5s Luigi Di Maio di mettere a punto il Reddito che avrebbe «abolito la povertà». Come spiega oggi in una nota Lino Ricchiuti, senatore di FdI, vi è quantomeno una grave ignavia dell’INPS sui requisiti beneficiari: «I controlli che dovevano essere posti in essere per limitare il reddito di cittadinanza solo a chi ne avesse i requisiti, non sono stati attuati dall’Inps. Ciò ha generato un danno enorme per le casse dello Stato». Il rischio è che la maxi truffa ai danni dello Stato non sia stata compresa e prevenuta in tempo dall’Istituto, il quale invece «avrebbe dovuto vigilare sulla correttezza e veridicità dei dati dei richiedenti l’assegno»





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