REFERENDUM GIUSTIZIA, QUESITO 5: SCHEDA VERDE/ Riforma elezioni Csm: Sì al 72,6%

- Niccolò Magnani

Quesito 5, Referendum Giustizia 12 giugno riforma del Csm: scheda verde, testo integrale, ragioni del SÌ e del NO. Gli scenari (e il legame con la Riforma Cartabia). L’affluenza definitiva

referendum giustizia
Referendum, voto ai seggi (LaPresse)

REFERENDUM GIUSTIZIA QUESITO 5: AFFLUENZA AL 20,92%

Il dato sull’affluenza condanna all’invalidità anche il risultato del quesito 5 dei referendum sulla giustizia, quello relativo alla riforma dell’elezione dei membri togati del Csm. A recarsi alle urne per ritirare ed esprimere la propria preferenza sulla scheda verde è stato infatti il 20,92% degli aventi diritto. Guardando allo scrutinio dei voti, relativo a 61.474 sezioni sulle 61.569 complessive, i Sì sono pari al 72,57%, il che fa di questo quesito quello che ha ricevuto più Sì dopo il 3 (scheda gialla relativa alla separazione delle funzioni dei magistrati). Il che fa pensare che fosse particolarmente sentito, da parte di quanti si sono recati alle urne per il referendum, evidenziare la propria volontà circa la necessità di un cambiamento nel funzionamento della magistratura. Come noto, la riforma del Csm è anche oggetto del ddl sulla giustizia all’esame del Parlamento. Vedremo se in qualche modo si arriverà al risultato auspicato da coloro che hanno votato Sì a questo referendum o meno. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

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REFERENDUM GIUSTIZIA: QUESITO 5 TRA QUELLI CON PIÙ SÌ

Per il momento solamente dalla Valle d’Aosta, complice il basso numero di sezione da scrutinare (74) sono arrivati i dati definitivi sull’affluenza alle ore 23 per i referendum sulla giustizia, tra cui il quesito 5 relativo all’elezione dei membri del Csm. Complessivamente, quindi, nella regione a Statuto speciale si è recato alle urne il 16,52% degli aventi diritto. È poi interessante notare quanto messo in rilievo da Youtrend in base ai primi dati ufficiali sui voti scrutinati: risulta infatti che la percentuale dei Sì risulta più alta negli ultimi tre quesiti rispetto ai primi due. Nel caso infatti dei quesiti sulla Legge Severino e la custodia cautelare, risultano inferiori al 58%, mentre nel caso dei quesiti sulla separazione delle funzioni dei magistrati, sui membri laici dei consigli giudiziari e sull’elezioni dei membri del Csm, i Sì superano il 75%. Più nello specifico, il quesito 5 al momento raccoglie il 76,26% di Sì, poco meno soltanto al 77,23% registrato per il quesito 3. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

ISTANT ED EXIT POLL REFERENDUM QUESITO 5

In attesa del dato definitivo sull’affluenza alle 23:00, si può comunque dare per scontato che anche il quesito 5 dei referendum sulla giustizia, contraddistinto dalla scheda verde e relativo all’elezione dei membri del Csm, non abbia raggiunto come gli altri il quorum necessario. Stando all’istant poll realizzato da Tecnè per Mediaset, i Sì avrebbero comunque raggiunto una percentuale compresa tra il 68% e il 72% dei votanti, mentre i No si sarebbero attestati tra il 28% e il 32%. Stando, invece, all’exit poll condotto da Opinio per la Rai, i Sì sarebbero tra il 66% e il 70%, mentre i No tra il 30% e il 34%. Questa affermazione dei Sì, in mancanza del raggiungimento del quorum, è però del tutto inutile. Tanto più se, stando alle rilevazione di Tecnè, l’affluenza finale per i referendum si sarebbe attestata tra il 18,5% e il 22,5% degli aventi diritto. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

AFFLUENZA REFERENDUM QUESITO 5 ALLE ORE 12

Il voto per i Referendum Giustizia non “sfonda”: alle ore 12 si ferma infatti al 6,8% degli aventi diritti di voto l’affluenza alle urne in tutta Italia anche per il Quesito n.5 legato alla riforma della candidatura dei giudici nel Csm.

Parallelamente alle Elezioni Comunali, la scheda verde promossa da Lega e Radicali vede i medesimi risultati parziali degli altri 4 quesiti referendari: ben al di sotto del 10% a mezzogiorno, in linea con un potenziale massimo 30% alle ore 23 con la chiusura dei seggi. Ciò significa che, tanto per il Referendum n.5 quanto per tutti gli altri presenti alle urne, sembra di fatto impossibile che si possa raggiungere il quorum per rendere valido questa importante tornata elettorale referendaria. Per il momento non vi scorgono differenze di percentuali tra le schede dei cinque quesiti, mentre è decisamente ampia la forbice tra i Comuni che parallelamente votano anche per le Comunali (975 in tutta Italia) e quelli invece con seggi aperti solo per i 5 Referendum sulla Giustizia.

QUESITO 5, REFERENDUM GIUSTIZIA: I PRIMI DATI SULL’AFFLUENZA

Il quesito 5 del referendum giustizia 2022 (scheda verde) contempla invece il meccanismo di scelta dei magistrati candidati alle elezioni del Csm. Il quesito è relativo alla “abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura” e, di fatto, propone agli elettori di eliminare la regola secondo la quale qualunque candidatura per l’elezione dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura sia sostenuta da un minimo di 25 e un massimo di 50 presentatori (identico meccanismo previsto dalla riforma Csm proposta dal ministro Marta Cartabia).

Chi vota “SÌ”, si dichiara favorevole alle candidature individuali dei magistrati, prive del supporto preventivo di altri colleghi, mentre chi vota “NO” “dubita” che ciò sia sufficiente a conseguire cambiamenti degni di tale denominazione. Alle 12, l’affluenza alle urne in tutta Italia per il quesito numero 5 del referendum giustizia 2022 era pari al 5,17%, ampiamente lontana dal quorum. Le urne chiuderanno alle 23. (aggiornamento di Alessandro Nidi)

REFERENDUM GIUSTIZIA, TESTO QUESITO 5: LA SCHEDA VERDE

Il Quesito n. 5 dei Referendum popolare abrogativi ammessi dalla Corte Costituzionale per l’Election Day del 12 giugno 2022 affronta un tema dirimente tutti gli ultimi grandi “scandali” avvenuti nel mondo della giustizia italiana: riformare il Csm – Consiglio Superiore della Magistratura – per poter limitare il potere delle “correnti” è un obiettivo da più parti esposto negli ultimi decenni.

Ecco il testo integrale che si troverà sulla scheda verde ai seggi per i Referendum Giustizia (oggi dalle 7 alle 23): «Volete voi che sia abrogata la legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: art. 25, comma 3, limitatamente alle parole “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell’art. 23, né possono candidarsi a loro volta?». Nello specifico, il testo riguarda dunque l’abrogazione (eliminazione) di norme in materia di elezioni dei componenti tra i magistrati del Consiglio Superiore della Magistratura: dovesse vincere il Sì, verrebbe abrogato l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto, di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura.

RIFORMA CSM: COS’È, COSA PREVEDE, COSA AGGIUNGE IL REFERENDUM GIUSTIZIA ALLA RIFORMA CARTABIA

Come noto, il Csm è l’organo di autogoverno dei magistrati e tra i massimi organi di potere nazionali: per due terzi è composto da magistrati eletti, il restante è è eletto dal Parlamento in seduta comune.

Da anni la politica prova ad affrontare il tema della riforma del Csm, specie dopo il “caso Palamara” e diversi altri presunti scandali sul fronte nomine e lotte intestine tra Procure. Spesso viene contestato il sistema di elezione e composizione dell’organo, anche dallo stesso Presidente della Repubblica (che per Costituzione, ricordiamo, è il Presidente anche del Csm), vedendo soprattutto gli effetti degli scandali e dello scontro pesante tra le varie correnti (tra le più note e potenti, Magistratura indipendente, Unicost e Area). Dall’inizio del Governo Draghi la scorsa primavera 2021, il Ministro della Giustizia Marta Cartabia ha dato il via a tre riforme del mondo giudiziario, anche per ottemperare gli obblighi presi con il PNRR: l’ultima di queste, già votata dalla Camera e in attesa di essere discussa dal Senato, è proprio la riforma del Csm. Il testo della Guardasigilli si concentra su tre temi dirimenti: carriere dei giudici, avvocati nei consigli giudiziari, firme per candidarsi a palazzo dei Marescialli. Chi sostiene il NO al Referendum n.5 porta come argomento proprio il fatto che praticamente su molti punti la riforma Cartabia già introduce le novità avanzate dal quesito di Lega e Radicali: per chi invece punta tutto sul SÌ al Referendum sul Csm, viene sottolineato come in realtà con l’abrogazione della norma sulle firme si limita maggiormente il ruolo delle correnti consentendo poi una riforma a più ampio spettro sul Consiglio Superiore di Magistratura.

RIFORMA DEL CSM: PERCHÈ SÌ/PERCHÈ NO AL REFERENDUM GIUSTIZIA N.5

Come e perché votare Sì
Barrando la casella SÌ sulla scheda elettorale verde del Referendum n.5 si conferma la volontà di abrogare la norma che impone ad oggi ad ogni magistrato che voglia candidarsi per il Csm di trovare dalle 25 alle 50 firme per presentarsi. Chi sostiene il Sì intende delimitare e molto il peso delle correnti all’interno del massimo organo nazionale della magistratura, lasciando invece maggiore libertà di candidarsi ad ogni tipo di giudice. «È come chiedere agli italiani: volete che i giudici siano indipendenti, a partire dai membri del Csm, che sono poi quelli che devono nominare, promuovere o sanzionare gli altri magistrati? Se invece per essere eletti o candidati al Csm si deve essere iscritti e votati da una corrente, vuol dire che una volta nel Csm si risponderà alla corrente dalla quale si è stati eletti. È inevitabile. E se chi deve scegliere i giudici non è indipendente, a sua volta nominerà giudici che non sono indipendenti», ha spiegato in esclusiva al “Sussidiario” il senatore della Lega Roberto Calderoli, tra i principali ideatori dei Referendum sulla giustizia. Non solo, aggiunge il vicepresidente del Senato (in sciopero della fame contro il silenzio dei media sul voto referendario): «Tutti potranno candidarsi, e andranno finalmente al Csm giudici indipendenti, che sceglieranno altrettanti giudici indipendenti. Ma un giudice, oltre che essere indipendente, deve essere anche terzo, imparziale».

Come e perché votare No
Barrando la casella NO sulla scheda verde del Referendum n.5 si conferma la norma prevista dall’attuale regolamento del Csm, per cui continueranno a servire 25-50 firme per potersi candidare al Consiglio Superiore della Magistratura. Secondo chi sostiene il NO – o comunque invita a non andare a votare per evitare di alzare il quorum sopra il 50% (rendendo così valido il Referendum, ndr) – la riforma Cartabia entro settembre da approvare in Parlamento prevede già questa modifica proposta dal quesito n.5, dunque sottoporla a Referendum avrebbe ben poco senso. «Questo quesito (sul Csm ndr), associato alla sua intitolazione ‘Riforma del Csm’, è una vera a propria truffa dell’etichetta. Il quesito non fa altro che intervenire su un aspetto molto marginale e secondario della candidatura al Consiglio Superiore della Magistratura. Cioè relativo alla necessità o meno per ogni candidato di presentare un numero, tra l’altro minimale, di firme», spiega Eugenio Albamonte (magistrato di Area) intervistato da Radio UniCusano. Occorre il NO in quanto, conclude il giudice, «il tema del Csm è già affrontato dalla Riforma Cartabia».

QUESITO REFERENDUM GIUSTIZIA N.5: COSA SUCCEDE SE VINCE IL SÌ

Se dovesse vincere il Sì al Referendum n.5 – ovvero se dovesse essere raggiunto il quorum del 50% più uno dei voti degli aventi diritto di voto e dovesse a quel punto prevalere il SÌ nelle votazioni – viene abrogato l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura. Con questo SÌ si tornerebbe alla legge originale del 1958 che prevedeva come tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del CSM presentando semplicemente la propria candidatura. Si ridurrebbe il rischio di controllo delle correnti e influsso dell’orientamento politico.





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