REGIONALI LOMBARDIA 2023/ Giovanni Kirn: con la Moratti per un’alternativa al vecchio schema destra-sinistra

- Lettera firmata

Giovanni Kirn, candidato alle Elezioni Regioniali 2023, spiega in una lettera le ragioni del suo impegno e la decisione a presentarsi nella Lista civica di Letizia Moratti

giovanni kirn 1 web1280 640x300

Caro direttore,
le esperienze governative recenti sono state purtroppo frutto di un perenne stato di drammatica urgenza (covid, guerra ucraina, problemi economici mondiali) che ha generato il succedersi di confluenze forzate di parti politiche, finite spesso in contraddizione con i propri principi fondanti, fino a rinnegarsi.

È accaduto prima con la maggioranza giallo-verde del Conte 1, con la repentina e contraddittoria alleanza del Conte 2, per finire poi con l’unione tra opposti fronti a sostegno del governo Draghi, la cui opera meritoria ha evidenziato la pochezza di alcuni partiti, o meglio dei loro leader. Chi si è chiamato fuori dalla mischia, vedi Giorgia Meloni, ne ha tratto massimo vantaggio.

Con alcuni amici abbiamo deciso di intraprendere una nuova strada rispetto all’inevitabile scelta fra destra e sinistra. Un percorso che implica sicuramente un lavoro lungo ma anche più sfidante: ripartire dal basso, costruendo una rete costituita da personalità provenienti da esperienze diverse che condividono la necessità di creare una casa nuova e libera.

In questa sfida si sono coinvolti amministratori locali, consiglieri regionali e provinciali, deputati e personalità rilevanti tra cui Erminia Mazzoni, Paolo Cirino Pomicino, Giuseppe De Mita e Mario Mauro.

Ad oggi si sono costituiti 14 comitati in altrettante regioni, con il coinvolgimento di migliaia di persone. Faro di questo percorso è il cattolicesimo popolare incarnato nella figura di don Sturzo, che riafferma con forza il valore della persona rispetto a qualsiasi ideologia, per buona che possa essere.

Un esempio spiega bene questa inclinazione: don Sturzo manifestò senza problemi con i socialisti dell’epoca per togliere la terra ai grandi latifondisti che la monopolizzavano e, nello stesso tempo, dissentì da loro nella soluzione: mentre i socialisti volevano confiscarla a favore dello Stato, Sturzo insistette perché venisse data ai contadini.

Nasce da qui la mia candidatura nella lista civica di Letizia Moratti, che ha avuto il coraggio di rompere lo schema del bipolarismo, ormai schiacciato sugli estremi.

Proprio nella sua lista civica perché ciò lascia lo spazio di costruire una compagine popolare per contribuire alla formazione di un soggetto moderato che investe tutto sul valore della realtà, nella riflessione su fatti e dati, per entrare nel merito della complessità che ci circonda con l’apporto riformista (Italia Viva di Renzi), liberale (Azione di Calenda) e popolare appunto.

Ciò rappresenta, e in campagna elettorale è cosa di ogni giorno, un’esperienza di grande respiro piena di libertà e gusto nel mettersi a lavorare senza dover compiacere il leader di turno, solo con l’impeto di entrare nella realtà dei fatti, dei problemi e delle urgenze della gente. Leggo sempre più frequentemente dell’adesione di amici politici al partito di Giorgia Meloni.

Oltre all’affidabilità della leader, tale passaggio è giustificato dal considerare tale schieramento come ormai sdoganato e l’unico in cui sia possibile per i cattolici incidere sulle decisioni fondamentali per il bene del paese.

È un tentativo sicuramente nobile nell’intento ma ancora tutto da verificare. Infatti, al di là della nuova veste indossata dalla premier non v’è stato un cambio significativo nella classe dirigente con volti nuovi in ruoli chiave, rappresentativi delle esperienze politiche confluite.

Pur sperando in un esito ben diverso, pare purtroppo si stia riproponendo l’esatto percorso di un altro leader, Berlusconi, che ha portato ai risultati sotto gli occhi di tutti.

Resta comunque singolare che questa folgorazione sulla via di Damasco di molti sia avvenuta proprio nel momento in cui FdI ha avuto un’impennata di consensi e a ridosso delle elezioni, politiche prima, regionali ora.

Chiudo citando Hanna Arendt: “il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto oppure il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso non esiste più”.

Tutto uguale non è. Ma ciò si può capire solo dentro un cammino con altre persone libere (e forti) che non hanno il problema di uno schieramento.
Grazie

Giovanni Kirn





© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori

Ultime notizie di Politica

Ultime notizie