Regione Lombardia, nuovi casi non sono tutti recenti/ Tamponi retrodatati perché…

- Silvana Palazzo

Regione Lombardia, nuovi casi di coronavirus non sono tutti recenti: ecco a quando risalgono e perché la fotografia sul Covid non è “attuale” con i tamponi retrodatati

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(LaPresse)

Il coronavirus continua a circolare nella Regione Lombardia. Anche se la morsa dell’epidemia si sia fatta meno forte nelle ultime settimane e si registrano meno casi, l’85% di quelli nazionali sono localizzati proprio qui (la percentuale risale a ieri). E allora ci si chiede a quando risalgano queste centinaia di nuovi casi giornalieri segnalati nei bollettini. Sono contagi recenti? Quando sono effettivamente giunti nei laboratori di analisi lombardi i tamponi che poi si sono rivelati positivi? La Regione non comunica ufficialmente questo dato, ma lo si può comunque scoprire. E infatti YouTrend ha analizzato i dati caricati sulla dashboard Arcgis. A differenza di quelli diffusi quotidianamente dalla Protezione civile, Regione Lombardia li retrodata al giorno in cui i laboratori hanno ricevuto i tamponi che successivamente risultano positivi. In questo modo, dunque, è possibile risalire alla data precisa a cui attribuire i nuovi contagi, tenendo conto che solitamente passa poco tempo dall’esecuzione del tampone al ricevimento da parte del laboratorio.

CORONAVIRUS LOMBARDIA, NUOVI CASI NON SONO TUTTI RECENTI

Da questa analisi eseguita da YouTrend si apprende dunque che domenica 14 giugno Regione Lombardia ha comunicato 244 nuovi casi, dei quali 15 del giorno precedente, 59 di due giorni prima, 127 di tre giorni prima, 4 di altri due giorni di giugno, 15 di maggio, 14 di aprile e 10 di marzo. Ciò che emerge è dunque una fotografia ben diversa da quella scattata dalla Protezione civile. I positivi non sono del giorno in cui vengono notificati, ma tendono ad essere il risultato della somma degli ultimi 4 o 5 giorni. E quindi per conoscere i nuovi casi di oggi, ad esempio, bisognerà aspettare almeno fino all’inizio della prossima settimana, affinché siano analizzati i campioni e caricati nel sistema. Visto che i dati del 14 giugno contengono molti casi riferiti ai mesi precedenti, si può fare anche l’esempio dell’8 giugno, in cui 193 su 194 casi risalivano alla settimana precedente, l’altro al mese di marzo. Non è chiaro il motivo per il quale finiscano anche casi vecchi, forse si tratta di tamponi senza priorità perché post mortem o tamponi analizzati e che per qualche motivo non sono stati inseriti prima nel sistema.

Dal confronto tra i dati della Regione Lombardia e quelli della Protezione civile emerge poi che il picco non è avvenuto il 21 marzo con 3.251 tamponi positivi, ma il 19 marzo con 2.229. Questo perché nel giorno considerato di picco dalla Protezione civile i tamponi giunti in laboratorio e rivelatisi positivi erano 1.409. Dai dati della Regione Lombardia emerge poi che la domenica i laboratori di analisi ricevono meno tamponi (e questo accade verosimilmente anche nelle altre regioni). In conclusione, si può stabilire – spiega YouTrend – che i nuovi casi comunicati non sono stati davvero diagnosticati quel giorno e che la Regione Lombardia abbia molti tamponi dei mesi precedenti da analizzare.



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