REPOWER EU/ Bruxelles dimentica il nucleare (e l’aria condizionata accesa)

- Patrizia Feletig

Ieri a Bruxelles sono stati presentati nuovi dettagli relativi al piano RePower EU, che sembra avere però alcune lacune

von der leyen
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea (LaPresse)

Dopo la pubblicazione lo scorso ottobre di strumenti per fronteggiare il caro energia da parte della Commissione europea, e successivamente all’invasione russa dell’Ucraina, l’annuncio del piano comunitario RePower EU per affrancare l’Europa dalla dipendenza energetica dalla Russia prima del 2030, da Bruxelles arrivano ulteriori indicazioni agli Stati membri per proteggere le imprese e le famiglie dai prezzi elevati delle commodities energetiche. 

Per svincolare l’Europa dall’arma economica e politica delle forniture russe che costa ai contribuenti europei quasi cento miliardi di euro all’anno, si punta l’accento su partnership internazionali per diversificare gli approvvigionamenti con una piattaforma per gli acquisti comuni di gas, Gnl e idrogeno. “In modo da garantire le importazioni di energia di cui abbiamo bisogno senza concorrenza tra i nostri Stati”, ha spiegato la presidente Ursula von der Leyen, la quale però, in tema di coesione raccoglie lo smacco di non riuscire a mettere d’accordo gli Stati su un tetto comune al prezzo del gas. Per rincorrere la sovranità energetica dal lato della domanda, la ricetta è: consumare di meno aumentando gli obiettivi di efficienza con la proposta di far passare da 9% al 13% l’obiettivo vincolante di efficienza introdotto nel pacchetto Fitfor55. Peccato che da quanto riportano i cronisti presenti alla conferenza stampa di presentazione a Palais Berlaymont, la sala era gelida dall’aria condizionata che viene mandata a manetta in automatico nei palazzi delle istituzioni europee appena la colonnina di mercurio supera i 20 gradi. 

Altra direttrice è puntare sull’autoproduzione energetica al 2030 con pannelli obbligatori sui tetti di tutti gli edifici pubblici e commerciali di nuova costruzione. Sono introdotti obiettivi più sfidanti sulle rinnovabili, attraverso iter autorizzativi ridotti all’osso, si alza l’asticella del loro contributo nel mix elettrico dal 40% al 45% al 2030 (l’Italia è al 38%). 

Viene rivolta attenzione allo sviluppo di nuove filiere energetiche: con la produzione di 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde, più 10 milioni di tonnellate importate al 2030, e un piano di azione sul biometano per arrivare a 35 miliardi di metri cubi di produzione nel 2030. Non pervenuti, invece, nucleare, geotermia e recupero energetico dai rifiuti. Eppure, in Europa il nucleare è in assoluto la prima fonte di generazione pulita: copre circa un quarto del mix di produzione di elettricità.

Per finanziare le misure di RePower EU,è prevista un’iniezione di soldi dell’ordine di 300 miliardi qui al 2027. Coperta con nuovo debito e modificando i piani di ripresa degli Stati membri (Pnrr), riallocando fondi e dirottando 20 miliardi di finanziamenti provenienti dalle aste Ets sui permessi emissivi. 

“La nostra indipendenza energetica è anche lo specchio della nostra potenza. È tempo di agire”, afferma la presidente della Commissione. Le misure annunciate ieri presentano una visione sostanzialmente convincente nel medio termine 2027-2030. Mentre rimangono piuttosto elusive su quello che tocca fare per realizzare entro l’anno la promessa riduzione di importazione di combustibili russi. È forse una vaghezza tattica per non fornire intelligence a Putin? O semplicemente è in linea con i confusionari “non chiarimenti” della Commissione sul pagamento in rubli delle forniture di gas russo? 

Grande è la confusione sotto il cielo di Bruxelles, e la situazione non è eccellente. Per parafrasare la celebre massima di Mao.

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