Rete idrica, in Italia troppe perdite: sono del 42%/ Serve una riforma da 50 miliardi

- Josephine Carinci

La rete idrica in Italia ha bisogno di una nuova normativa. Gli esperti: "Servono investimenti per 50 miliardi per avere un sistema idrico efficiente”.

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Troppa acqua sprecata in Italia. Lo scenario è legato ai cambiamenti climatici, insieme a siccità e alluvioni, e a una domanda in costante crescita. La riforma del settore idrico, in questo contesto, è particolarmente urgente: a gridarlo a gran voce anche gli operatori riuniti alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua in occasione della presentazione del Blue Book 2024 promosso da Utilitalis. La sfida, come spiega Il Messaggero, impone un’accelerazione anche sull’efficienza e sull’utilizzo di una leva come quella del riuso. Secondo il vicedirettore generale di Acea, Pier Francesco Ragni, “ci vorrebbero investimenti per 50 miliardi per avere un sistema idrico efficiente”.

Gli investimenti realizzati in Italia nel settore idrico hanno raggiunto i 64 euro annui pro capite nel 2022, con una crescita del 94% in dieci anni. Secondo il Blue Book, realizzato in collaborazione con Istat, bisogna fare ancora di più. La nostra, infatti, è una rete idrica vecchia di oltre trent’anni e ha perdite consistenti pari a circa il 42% (contro il 25% della media Ue). Si tratta del doppio della Francia e della Spagna mentre in Germania le perdite sono solo del 6%. Inoltre le tariffe restano tra le più basse europee nonostante siano aumentate del 5% negli ultimi anni.

Rete idrica, i cambiamenti climatici cambiano la disponibilità dell’acqua

Nel nostro Paese gli investimenti annui sostenuti dalla tariffa arrivano fino a 4 miliardi l’anno, a fronte di un fabbisogno di 6 miliardi. Un gap che, come spiega Il Messaggero, sarà colmato per un ulteriore miliardo l’anno – per i prossimi due – dagli arrivi arrivati dal Pnrr. Non si tratta però solamente di risorse. Infatti, come sottolineato dal vicedirettore generale Ragni, “il riuso è diventato imprescindibile per una risorsa fondamentale. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono preoccupanti”. Questo “comporta che sta cambiando la disponibilità dell’acqua in termini di distribuzione e quantità, ma anche di qualità”.

Secondo Ragni, ancora, “le acque reflue sono utilizzate al 4% ma si potrebbe fare cinque volte tanto. Occorre incentivare il riuso, educare al consumo della risorsa ma anche creare nuovi bacini e ridare la capacità a quelli attuali”. Parole condivise anche dagli altri esperti, come Renato Mazzoncini di A2A e Luca del Fabbro, presidente esecutivo di Iren: la richiesta unanime è di un intervento legislativo che vada a salvaguardare la rete idrica.





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