Rick e Mark, figli Neil Armstrong/ La figlia Karen morta a due anni

- Elisa Porcelluzzi

L’astronauta Neil Armstrong ha avuto tre figli: Rick, Karen e Marc. La figlia è morta a due anni per un tumore al cervello. I figli hanno contributo alla realizzazione del film “Firs man”.

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Eric e Mark, figli di Neil Armstrong (YouTube)

Neil Armstrong e la prima moglie Janet Shearon hanno avuto tre figli: Rick, Karen e Mark. Nel giugno 1961 a Karen fu diagnosticato un tumore maligno della parte centrale del tronco cerebrale. La radioterapia rallentò il decorso della malattia, ma il tumore era giunto a impedire alla bambina di camminare e parlare. Karen morì di polmonite, correlata alla sua debole salute, il 28 gennaio 1962, a soli due anni. Nel film “First man”, che racconta la vita di Neil Armstrong, si vede l’astronauta (interpretato da Ryan Gosling) lasciare in un cratere lunare il braccialetto della figlia Karen. “Le persone che gli erano vicine ipotizzano che potesse aver portato qualcosa che gli ricordava Karen con sé sulla Luna, per poi lasciarlo dietro di sé”, ha spiegato il regista Damien Chazelle al The New York Times. Dalle registrazioni originali sappiamo che l’astronauta ha passato circa 10 minuti in silenzio radio, proprio sul ciglio di un cratere.

I figli di Neil Armstrong: “Non era un solitario”

Rick e Mark Armstrong hanno contribuito a dare vita alla storia della loro famiglia nel film “First man”. Dopo che Armstrong è diventato “il primo uomo a camminare sulla Luna”, la famiglia si è trasferita in una fattoria in Ohio. La famiglia voleva mantenere una vita privata. I figli sono diventati entrambi ingegneri e hanno messo su famiglia, con tre figli a testa. “Spesso è stato raccontato male, in passato. È stato definito un solitario e cose del genere, ma non è vero. E vorrei disperatamente che le persone lo sapessero”, ha spiegato Mark Armstrong, a SkyTg24, parlando del padre. E ha aggiunto: “All’epoca del lancio dell’Apollo 11 avevo sei anni, e quindi ero molto eccitato ma inconsapevole del pericolo, non avevo minimamente realizzato quante cose potessero andare storte. Questo fino al 1986, con la tragedia del Challenger…”.



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