RIFORMA CATASTO/ Il rischio patrimoniale che Draghi deve ancora fugare

- Ciro Acampora

Draghi ha assicurato che nessuno pagherà di più dopo la riforma del catasto. Ma bisogna che spieghi come intende concretamente realizzare questo obiettivo

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Milano. I navigli (LaPresse)

Mercoledì è stata presentata la Nadef che non riserva particolari sorprese. Non c’è traccia della riforma dell’Irpef, mentre è chiarito che vi sarà la revisione del catasto con l‘obiettivo “dichiarato” di allineare i valori immobiliari a quelli di mercato. Qualche giorno fa c’è stata la dichiarazione del sottosegretario Guerra secondo cui occorre “aggiornare le rendite e poi discutere come modificare le aliquote per evitare che aumenti il prelievo. Mi sembra cruciale che il fisco sia commisurato al vero e non al falso”.

I sostenitori della revisione degli estimi catastali ritengono che con il riequilibrio dei valori si otterrà che chi vive in periferia pagherà meno e chi ha casa in una zona di pregio pagherà di più. Questa tesi rischia di essere poco fondata poiché non (ri)conosce l’utilizzo che si fa dei valori catastali ai fini della tassazione degli immobili. Non è chiaro se l’intervento che si vuole fare lascerà invariate le disposizioni normative sui trasferimenti immobiliari e quelle sulla determinazione dell’Imu. Se così fosse non si può non ammettere che l’Imu e l’Irpef rimarranno inalterate per la prima casa (ma vale la pena ribadirlo solo se la norma Imu e quella Irpef continueranno a prevederlo), i trasferimenti immobiliari saranno più onerosi (dunque genereranno maggior gettito) e le seconde case, con ogni probabilità, subiranno, in termini di Irpef e Imu, un salasso.

Appare evidente, dunque, che “aggiornare le rendite e poi discutere” significa voler aumentare le tasse per posizionare una bandierina. Occorre invece comprendere quale contenuto abbia l’affermazione del premier Draghi ci impegniamo a non cambiare assolutamente il carico fiscale del catasto. Nessuno pagherà di più, nessuno pagherà di meno“.

Alla luce delle due posizioni sembra che gli italiani abbia l’ennesima occasione per schierarsi tra guelfi e ghibellini.

Il rischio di una patrimoniale occulta c’è tutto. La riforma del catasto potrebbe essere accettata se si desse contenuto a un’affermazione che rimane sempre e solo di principio ovvero operare una stretta all’evasione (sulla casa). Questa affermazione ha poco contenuto poiché non versa le imposte sulla casa solo chi oggettivamente non ha soldi. I proprietari di immobili, infatti, difficilmente non versano le imposte dovute avendo un immobile che può essere individuato quale “garanzia” in fase di riscossione coattiva delle imposte non versate.

La riforma del catasto viene sostenuta anche da chi ritiene che attraverso questa strada emergerebbero gli immobili fantasma. Quest’obiettivo non appare sostenibile se si considera che già da anni chi ha un’utenza elettrica deve indicare gli estremi catastali dell’immobile dove l’energia elettrica verrà installata. Da ciò consegue che questo “censimento” o non viene fatto o che di immobili fantasma non ce ne dovrebbero essere.

Non ci rimane, dunque, che attendere il vero contenuto dell’affermazione del Premier Draghi per comprendere se ci sarà un generalizzato aumento delle imposte sulla casa o come e quanto selettivo. A oggi bisogna necessariamente fare una considerazione: la casa è l’oggetto del desiderio di tutti. Di chi fa sacrifici per comprarla, di chi la considera l’oggetto da tassare per colpire i ricchi, di chi la usa per “operare” redistribuzione, ecc.

I proprietari fanno fatica a capire perché devono pagare l’Imu e l’Irpef per gli immobili sfitti o destinati a seconda abitazione. Percepiscono questa imposizione come una patrimoniale. Forse lo è, se si considera che sulla seconda casa si paga anche la tassa sui rifiuti, spesso in misura piena anche quando l’uso della casa è limitato a pochi giorni l’anno. I non proprietari chiedono una maggiore tassazione spesso per spirito di rivalsa senza rendersi conto che un aumento in capo al proprietario può tradursi in aumento dell’affitto che gli verrà richiesto. Poi c’è la posizione di chi vuole operare una redistribuzione. In questa categoria rientrano gli amministratori locali i quali “rinunciano” a incassare le tasse locali, ad esempio la Tari, mettendo in difficoltà i bilanci comunali che come sempre, senza sanzione alcuna, vengono risanati a danno dello Stato centrale che con la riforma degli estimi catastali potrebbe avere maggiori risorse dalla tassazione delle seconde case.

Non ci rimane, dunque, che attendere il contenuto della riforma proposta e prepararci a fare i conti.

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