Riforma pensioni 2022/ Diritto di autodifesa con il fondo pensioni preesistenti

- Maria Melania Barone

Riforma pensioni 2022, cosa sono i fondi pensione preesistenti e come potrebbero essere utili nel caso non si dovesse superare la legge Fornero.

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Governo si decide ad affrontare la riforma pensioni 2022 utile a superare la riforma pensioni della Fornero che entrerebbe in vigore in assenza di una normativa adeguata entro la Nadef di settembre 2022, è giusto che i lavoratori corrono ai ripari. Abbiamo parlato infatti allungo dei fondi pensione complementare che andrebbero strutturati all’interno di una normativa sulle pensioni.

Riforma pensioni 2022: cos’è il Fondo pensione preesistente

L’Italia è molto indietro dal punto di vista delle pensioni complementari, tuttavia esistono dei fondi pensione complementari chiamati fondi pensione preesistenti perché esistono prima della riforma contributiva del 1992.

Questo tipo di Fondi pensione preesistenti consentono di determinare una rendita pensionistica aggiuntiva e possono distinguersi in:

  • Contribuzione definita, vale a dire quella calcolata solo effettivo importo corrisposto al fondo;
  • Prestazione definita, vale a dire l’adesione di un programma pensionistico con importi calcolati su un ammontare complessivo. È possibile corrispondere il denaro al saldo della contribuzione complessiva in maniera libera, e senza scadenze.
  • Poi esistono le forme miste che comprendono entrambe le soluzioni.

L’utilità del fondo pensione preesistente è la possibilità di destinare la pensione ad un beneficiario terzo, designato dal contribuente e questi può essere sia un parente sia un affine o qualsiasi altra persona designata. Assurge dunque anche alla funzione di fondo per i superstiti.

Il fondo pensione preesistente inoltre, può essere associato alla rendita integrativa temporanea anticipata, cosiddetta RITA, dopo almeno 5 anni di partecipazione e 20 anni di contribuzione alla previdenza obbligatoria.

Riforma pensioni 2022: come aderire al Fondo pensione preesistente

L’adesione a questo tipo di fondo è aperta a tutti coloro che hanno un contratto di lavoro nazionale, accordo collettivo o regolamento aziendale.

La modalità di pagamento delle rate del fondo può essere stabilito in sede di contratto e può anche essere costituito da forme libere. È possibile iscriversi al fondo pensione preesistente anche tramite web, oppure mediante il patronato o il sindacato. L’iscrizione è aperta anche a tutti coloro che hanno una attività libera oppure che hanno un contratto a tempo determinato.

I costi di adesione sono indicati sul sito del Covip, dove è presente l’elenco ISC, indicatori sintetici dei costi.

Tuttavia è possibile dedurre gli importi corrisposti all’interno della fondo pensione preesistente attraverso la deduzione IRPEF dei contributi versati fino a 5164,57 euro all’anno.
La tassazione ridotta al 20% sui rendimenti è tra il 9 e il 15 sulla rendita, capitale, anticipazioni e riscatti in base agli anni di partecipazione al fondo. E’ possibile anche scegliere di destinare soltanto il trattamento di fine rapporto o TFR e ulteriori versamenti individuali.

Riforma pensioni 2022: il Fondo pensione preesistente è un salvadanaio

Il fondo pensione preesistente consente di mettere da parte una rendita che può assumere diverse funzioni, quella di pensione complementare oppure quella di capitale accumulato. Può essere considerato dunque anche una sorta di salvadanaio a cui è possibile attingere nei momenti di difficoltà. Più precisamente, il capitale accumulato può essere incassato al 50% oppure anche al 70% se si ha una rendita annua inferiore al 50% dell’assegno sociale.

I riscatti del montante accumulato possono servire a fronteggiare:

  • Spese Sanitarie straordinarie, l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa dopo 8 anni di partecipazione e fino al 75% del capitale.
  • Possibile attingere a questo fondo anche per motivi personali e familiari fino al 30% del capitale dopo 8 anni di adesione.
  • È possibile inoltre attingere al montante in caso di invalidità permanente con riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo e dopo una inoccupazione di 48 mesi.
  • In caso di inoccupazione da 12 a 48 mesi è possibile attingere Inoltre fino al 50% del montante.






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